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Il truccatore
Professione truccatore, tanti gli sbocchi. Dal trucco fotografico alla moda, dal trucco estetico ai servizi da sposa, fino all’ambito televisivo e teatrale. «In questo momento c’è molto spazio per lavorare, anche perché con il proliferare di fiction televisive si sono moltiplicate le richieste d’impiego» esordisce Romeo Gorla, segretario nazionale Antep (Associazione nazionale truccatori estetica professionale e spettacolo, www.antep.it). Non solo: i programmi di elaborazione digitale delle immagini offrono una chance di lavoro in più. «Un buon ritocco deve essere fatto da chi lo sa fare anche sul viso» dichiara Stefano Anselmo, truccatore professionista celebre per i make up utilizzati sulle copertine dei dischi della cantante Mina.
Quali i requisiti per emergere in un settore in cui la concorrenza è però sempre più numerosa? In primo luogo, creatività e abilità manuale. «Fondamentale poi avere il senso del colore, indispensabile il buon gusto. Dal punto di vista umano, invece è necessario avere apertura mentale, intuito e predisposizione al dialogo, per capire le esigenze di chi si ha di fronte» chiarisce Diego Dalla Palma (www.diegodallapalmastyle.it), esperto d’immagine e fondatore del Makeupstudio milanese.
Per lavorare non servono esami professionali: «Non esiste ancora una regolamentazione di legge per il trucco, perché le norme prevedono un inquadramento solo per l’estetista e il parrucchiere che si occupano di make up» prosegue Gorla. Ma sbaglia chi crede che studiare non serva, perché il trucco si basa su regole da apprendere paragonabili a quelle della matematica. «Guardare i professionisti non basta: è finita l’epoca di chi si improvvisa» avverte Gorla, sottolineando l’importanza di un interesse a 360 gradi per tutto ciò che coinvolge le arti visive, dall’architettura alla fotografia. «Il trucco è anche cultura e si inserisce in un contesto sociale: è bene essere informati su quanto avviene nel mondo, dalla pubblicità più recente fino alla mostra d’arte appena inaugurata» consiglia Anselmo.
Per iniziare a lavorare, bisogna quindi frequentare una delle tante scuole private in Italia e poi aprire una partita Iva.

di Maria Spezia - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo .
L'articolo è pubblicato su Millionaire di ottobre 2006.

L'articolo è pubblicato in versione integrale nella sezione pezzi "storici".

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