HomeSoldi Oddio, ho scritto un libro (a mie spese)
Si chiamano Aps, cioè Autori a Proprie Spese. L’acronimo fu inventato da Umberto Eco nel suo romanzo Il pendolo di Foucault per indicare quegli aspiranti romanzieri o poeti che sono disposti a pagare un sedicente editore pur di vedere pubblicata una propria opera, spesso incorrendo in raggiri o inganni rispetto alle effettive prestazioni che ottengono. Gli anglosassoni, più cinicamente, chiamano questo fenomeno «vanity press», cioè stampa della vanità: spesso gli autori esordienti, per il fatto stesso che hanno scritto un libro, ritengono che il loro prodotto sia di buon livello letterario e pertanto non concepiscono che possa non essere pubblicato. La mancanza di autocritica, la voglia di ribalta e la scarsa umiltà dei neofiti della scrittura fanno la fortuna degli editori a pagamento. Pare che l’Italia sia la regina di questa mentalità, con le sue circa tremila case editrici, tra le quali poche “grandi”, un centinaio di oneste imprese medio-piccole e migliaia di stampatori che prendono quattrini per produrre libri che non verranno mai venduti, spesso nemmeno distribuiti e qualche volta neppure stampati. «Anche Proust e Moravia hanno esordito pagando» è la tipica frase che il neoautore si sente dire quando prova a far capire che riteneva fosse onere e investimento dell’editore prendersi carico della stampa e della diffusione del libro. Invece no. Essere pubblicati è un privilegio, in Italia il mercato librario è in crisi e gli scrittori sono paradossalmente più numerosi dei lettori. Ma un autore è un autore, per la miseria. E non può certo accettare di essere giudicato o peggio scartato da una commissione di valutazione. «Se scrivono e pubblicano libri anche Costantino e le Veline, lo faccio pure io» si dicono in migliaia. E così finisce come per un pensionato lombardo, G. P., che ha provato sulla sua pelle e sul suo portafogli l’ebbrezza dell’editoria a pagamento, verso la metà degli anni Novanta.
di Alessandro Calderoni -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di ottobre 2006.
L'articolo è pubblicato in versione integrale nella sezione pezzi "storici".
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