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La seconda vita dei campioni
Martedė 01 Marzo 2005
Paolo Rossi
Nato a Prato, 48 anni.
Da calciatore: attaccante rapido e opportunista, capocannoniere del Mondiale ’82. Ha vinto il Pallone d’oro, una Coppa dei Campioni, due scudetti e una Coppa Italia.
Oggi: si divide fra la sua impresa edile a Vicenza e un agriturismo in Toscana.

L’indimenticabile Pablito, tuttora simbolo del calcio italiano nel mondo, inizia presto a fare l’imprenditore. Siamo fra il 1979 e il 1980, e la sua carriera di calciatore è in pieno svolgimento. Del resto Rossi è stato fra i primi a esplorare il terreno delle sponsorizzazioni personali, dimostrando spirito di iniziativa e senso degli affari. “Iniziai con sei appartamenti a Vicenza. Era più che altro un modo per investire i miei primi soldini”. Poi nel 1981 si mette in società col suo compagno di squadra Salvi, che nel frattempo si è ritirato e può seguire gli affari più da vicino. La “Rosa” (dai cognomi dei due calciatori) è attiva tuttora su Vicenza e provincia, dove opera secondo una logica di “project financing”: compra terreni, redige i progetti e affida la costruzione a imprese esterne. Più recentemente (l’idea è di due anni e mezzo fa), Paolo Rossi si lancia in una nuova avventura, avviando un’azienda agricola e un agriturismo a Bucine, in provincia di Arezzo. «Per ora produciamo olio e vino: da giugno partiremo anche con l’ospitalità». Entusiasmo? «Anche troppo! L’agricoltura un po’ ti frega: stare in campagna e produrre alimenti buoni e sani è bellissimo, ma economicamente bisogna stare attenti, gli investimenti sono ingenti e a lungo termine». Per ora la sua attività principale resta quella legata all’edilizia, ma sull’agricoltura punta molto in prospettiva. Ha sempre guardato avanti, Paolo Rossi: ha avuto il coraggio di non vivere di ricordi, anche se ne aveva di meravigliosi. «Per gli sportivi molto popolari la fine della carriera è un momento difficile. Bisogna voltare subito pagina, e pensare che nella vita non c’è solo il calcio». Sì, ma il calcio? «Il calcio mi ha fatto provare emozioni che nient’altro mi potrà ridare. Ma va bene così, sono diverse fasi della vita».
Rossi ha avuto successo anche nella sua seconda fase, quella in cui ha inseguito il sogno di una vita normale. La sua ricetta è apparentemente semplice: «Modestia, applicazione, volontà e un pizzico di fortuna: mi sono rimboccato le maniche e mi è andata bene». Risolto anche il rapporto col passato e col successo: «Adesso la notorietà è diventata piacevole: la gente ti riconosce, ti saluta, e per loro sei quello di 25 anni fa. Posso aver raggiunto mille altri traguardi, posso aver guadagnato dieci volte tanto, ma tutto questo conta solo per me». Per gli altri resterà sempre Pablito.

di Giuliano Pavone ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ). Millionaie marzo 2005


L'articolo è pubblicato in versione integrale nella sezione pezzi "storici".

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