La notizia risale al 24 agosto scorso: Lance Armstrong (www.lancearmstrong.com), il ciclista americano famoso in tutto il mondo per aver vinto il Tour de France per sette volte consecutive, avrebbe fatto uso (nel 1999) di Epo, una sostanza dopante oggi vietata dal regolamento. L’accusa arriva dal quotidiano sportivo francese l’Equipe, che ha pubblicato i risultati di analisi compiute con una nuova tecnica di indagine sulle urine. Vero, falso? Alla replica immediata dell’americano, che ha parlato di “caccia alle streghe”, si sono aggiunti i commenti di Jean Marie Leblanc, direttore del Tour, che ha dichiarato di sentirsi “tradito” da Armstrong, e di Dick Pound, direttore del Wada l’agenzia mondiale anti doping, che ha annunciato di voler fare luce sulla vicenda. La questione, al momento in cui scriviamo (15 settembre), sembra destinata a risolversi nel nulla: sia perché i fatti sono già caduti in prescrizione e non sono più soggetti ad azione disciplinare, sia perché Armstrong ha annunciato di non essere disposto a spendere un milione e mezzo di dollari in un’azione legale contro l’Equipe. Una macchia, quella del sospetto doping, che non ha intaccato il fenomeno Lance Armstrong: 34 anni, tre figli, una nuova futura moglie (la cantante Sheryl Crow), 12 milioni di euro l’anno solo con le sponsorizzazioni, sette volte vincitore del Tour de France, l’unico malato di tumore diventato invincibile.
La sua storia parte in Texas, da Plano, un sobborgo di Dallas nel 1971. Molte biografie di Lance iniziano con la stessa frase: una vita degna di un film. La madre, incinta a 17 anni, per mantenersi, lavorava come cassiera. All’età di sette anni lui aveva due problemi: le percosse del patrigno e la bassa posizione sociale. «A Plano se non eri un giocatore di football, non esistevi e se non appartenevi all’alta borghesia, non esistevi ugualmente» ricorda nella sua autobiografia.
La via d’uscita? Trovare qualcosa in cui eccellere. Iscritto per caso all’età di 13 anni a una gara di di triathlon (una combinazione di ciclismo, nuoto e corsa), Armstrong vince senza nemmeno allenarsi. Poco tempo dopo, altra gara, altra vittoria. E poi un’altra ancora.
«Nel triathlon ero migliore di tutti i ragazzini di Plano. Mi piaceva quella senzazione (…). Stavo scoprendo che quando si trattava di stringere i denti, vincevo. Quando si trattava di soffrire, ero bravo». A 16 anni incassa 20 mila dollari l’anno e i suoi sponsor gli pagano gli spostamenti aerei per partecipare alle competizioni juniores. Intanto passa al ciclismo e inizia a farsi un nome nelle gare locali. A 21 anni è già un campione a livello mondiale.
Nel 1996, a 25 anni, tutto sembra perduto. «Quando mi hanno detto: “Lei ha un cancro testicolare con ampie metastasi ai polmoni”, ero sotto shock. Oh, mio Dio, non riuscirò mai più a gareggiare. Morirò. Non avrò mai una famiglia». Nel giro di una settimana è sottoposto a un intervento chirurgico, inizia la chemioterapia e ha una nuova, terribile, diagnosi: il tumore è andato al cervello. «Sono diventato uno studioso del cancro. Mi sono recato nella più grande libreria di Austin e ho acquistato tutto quello che avevano in materia». Con i cicli di chemioterapia, Armstrong vive momenti durissimi, di grande debolezza fisica e psicologica. Ma fonda un’associazione per la cura contro il cancro e nel giro di un anno ritorna in bicicletta. Alla vita agonistica ritorna però con grande fatica: il suo allenatore lo spinge a riprovarci, ma il fisico sembra non riuscire a rimettersi in forma e nessuno sponsor è disposto a concedergli un contratto. Per ricominciare, Armstorng è costretto ad accettare uno stipendio esiguo, ma i primi insuccessi lo convincono a lasciar perdere. «Odiavo la bicicletta ma pensavo: che cos’altro andrò a fare? Il ragazzo che porta il caffè in un ufficio? Non sapevo che cosa fare, volevo solo fuggire…».
L’insistenza del suo allenatore lo convince a riprendere gli allenamenti: arrivato quarto a una gara, Armstrong riscopre il piacere di pedalare. E punta a fare del suo corpo una macchina perfetta. Gli bastano pochi mesi per capire che il suo obiettivo era vincere il Tour de France. «Mi sono messo a studiare molto. Ho affrontato il problema del Tour come se mi trovassi a lezioni di matematica, scienze, chimica ed alimentazione, tutte concentrate in una sola. Facevo dei calcoli con il computer per equilibrare il peso del mio corpo con la velocità della bicicletta, cercando di trovare l’equazione che mi avrebbe fatto tagliare il traguardo più velocemente di tutti gli altri. Anche mangiare era diventato un fatto matematico» ricorda lui nella sua autobiografia (vedi box). Nel ’99 inaugura la prima delle sette vittorie del Tour de France che lo fanno entrare nella storia del ciclismo. A poco più di due anni dalla malattia, Lance è definito “un superuomo”. Il traning fisico a cui si è sottoposto lo ha trasformato in una macchina progettata per vincere. A tal punto, che l’università di Austin gli ha dedicato uno studio. Dopo il tumore, Armstrong ha cambiato tattica: da scattista si è trasformato in fondista, con un esercizio studiato per produrre più potenza di pedalata con minor sforzo. Inoltre ha messo a punto una posizione più aerodinamica sulla sella e ha adottato una tuta particolare. Ma soprattutto ha affrontato ore e ore di allenamento, anche in condizioni estreme: «Per vincere il Tour, dovevo essere disposto a correre quando nessun altro avrebbe corso» ha scritto nel suo libro. E ha aggiunto: «Il cancro non è una forma di morte. Ho scelto di ridefinirlo: è una parte della vita. E, se la sofferenza ha uno scopo, credo debba essere il seguente: è destinata a migliorarci». Resta un solo punto di domanda: perché la perfezione di Armstrong non attira la totale ammirazione delle folle?
I numeri
34 i suoi anni
1/3 il suo cuore è più grande di un terzo della media
32-200 il suo battito cardiaco: a riposo e nelle salite più impegnative
77 kg il suo peso, distribuito su 1,78 m di statura
6.500 le calorie che consuma ogni giorno (la media di uno sportivo dilettante è 3.500)
7 i Tour de France vinti
42 i controlli anti doping subiti nel corso della carriera ciclistica
8.200 dollari Usa il prezzo della bicicletta Trek SSLX con cui ha vinto il settimo Tour de France, in vendita a partire dal 2006
150 mila dollari il costo di un’ospitata (tra i più alti nel mondo)
15 milioni di dollari i guadagni annuali che provengono da contratti pubblicitari con gli sponsor, tra cui Nike e Subaru
500 milioni di dollari la cifra raccolta con la vendita del braccialetto Livestrong, di cui sono stati distribuiti oltre 50 milioni di esemplari
Pedalate da fuoriclasse
Il National Geographic News ha pubblicato un articolo sui segreti di Armstrong. Eccone una sintesi:
1) Lance Armstrong ha un cuore più grande della media: la cosa gli consente più di 200 pulsazioni al minuto. Di conseguenza può pompare 34 litri di sangue al minuto.
2) Sempre per questo motivo, consuma lo stesso ossigeno anche sotto sforzo. Così riesce a pedalare più velocemente degli altri.
3) Ma è il duro allenamento ciò che ha trasformato il suo fisico. Con la malattia, perde sette chili di massa grassa e comincia a correre con rapporti più leggeri. Il che significa che si sforza di meno per lo stesso risultato.
4) Grazie a un training intensivo, la sua efficienza è cresciuta di otto volte. Probabilmente ha aumentato la percentuale di fibre muscolari: dal 60 all’80%.
La voce contro
Formidabile, ma…
Francesco Moser, campione del mondo nel 1974 e presidente di Cyclistes Professionels Associés (www.accpi.it), intervistato da Millionaire ha riassunto così la complessità del fenomeno Armstrong: «Un corridore dei migliori, che ha raggiunto traguardi eccezionali. Non solo in bicicletta, ma anche nella sua lotta contro il tumore. Però non condivido la sua scelta di gareggiare solo nel Tour de France: un ciclista non si dovrebbe mettere in discussione una sola volta l’anno».
Una critica, quella di Moser, più volte rivolta ad Armstrong, che dopo il ritiro ha dichiarato: «Vorrei essere ricordato nel mondo del ciclismo come il campione che ha radicalmente cambiato il modo di avvicinarsi e vincere il Tour. Il lavoro invernale, la costruzione della squadra, gli stage su Alpi e Pirenei, l’approccio studiato nei dettagli. Per sette anni io ho vissuto per il Tour».
Lance, Kylie e…
Conta veramente la popolarità di un Vip, quando si parla di malattia? Molto, almeno a giudicare dalla vicenda capitata all’australiana Kylie Minogue. Nel maggio scorso la rockstar aveva disdetto lo Showgirl Tour con un annuncio sconvolgente: una diagnosi di tumore al seno le imponeva un’operazione immediata. Il Medical Journal of Australia (www.mja.com.au) ha riportato che da quando Minogue ha pubblicamente parlato della malattia, in Australia le visite mediche specialistiche per il seno sono aumentate del 40%: un effetto che non era mai stato ottenuto da nessuna campagna di prevenzione. E per chi non lo sapesse, Minogue ora sta bene: la sua prima apparizione in pubblico dopo l’operazione è stata presso un ospedale di Melbourne, tra le corsie dei bambini ammalati di cancro, per regalare i suoi ultimi Cd autografati.
INFO: www.kylie.com
Da leggere
Per chi punta in alto nel ciclismo
L. Armstrong, C. Carmichael, L. Armstrong. Programma di allenamento, edizioni Ediciclo Editore, 15,50 euro.
Per chi vuole leggere l’autobiografia di un campione
L. Armstrong, Non solo ciclismo. Il mio ritorno alla vita, edizioni Libreria Dello Sport, 18,08 euro.
Per chi vuole conoscere una storia motivazionale
D. Coyle, Lance Armstrong: Tour De Force, edizioni HarperCollins Willow, 12 euro circa.
Per chi vuole vivere l’emozione di una gara di ciclismo
J. Wilcockson, 23 Days in July: Inside Lance Armstrong's Record-breaking Victory in the Tour De France, edizioni John Murray, 11,70 euro circa.
di Maria Spezia (
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). Millionaire ottobre 2005
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