Sarà perché una certa Daisy Wright, di professione babysitter, ha avuto una relazione con l’attore e sex symbol Jude Law mentre lui era fidanzato con la bellissima Sienna Miller. Sarà perché Annie Gibson, nanny anche lei, ha avuto una storia con il calciatore David Beckham, a sua volta sposato con la ex Spice Girl Victoria. Fatto sta che la professione della tata, ufficialmente definita “operatrice d’infanzia” (puericultrice se si occupa dei bambini da zero a tre anni), va alla grande. Non solo al botteghino del cinema, ma anche nel borsino degli impieghi più richiesti: perché è diventato l’oggetto del desiderio di tutte le donne che lavorano, cioè il 44% del totale, nonostante non più della metà possa permettersela. Il trend si deduce anche dagli stipendi: si parla di 7.800 euro al mese per la babysitter della top model inglese Liz Hurley, e di 9.500 per quella dell’attrice Jo Champa. Ma senza raggiungere questi eccessi, basta pensare che le professioniste inglesi diplomate al prestigioso Norland College (www.norland.co.uk), oltre a poter aspirare alle nursery di tutte le case reali europee, hanno tariffe minime a partire da duemila euro al mese, cifra che in media si attesta sui 3.500 euro e per le più qualificate supera gli ottomila. In Italia lo stipendio parte da 800-1.000 euro netti al mese, con tariffe orarie comprese tra i cinque e i 20 euro. Ma anche da noi non mancano gli stipendi d’oro. Sonia Raule, moglie dell’amministratore delegato dell’Istituto Treccani, Franco Tatò, precisa che la tata di sua figlia Carolina ha un mensile pari a quello di un dirigente d’azienda. «La retribuzione varia a seconda dell’occupazione: una puericultrice di solito vive in famiglia, si occupa dello svezzamento e quindi è impegnata giorno e notte. I suoi compensi variano dai tre a quattromila euro al mese» chiarisce Marco Mantovani, titolare dell’agenzia di selezione di personale domestico Selinaut (www.selinaut.it).