Martedė 07 Febbraio 2012
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Sempre meglio che lavorare
E’ la professione più sognata dagli italiani. Nell’immaginario collettivo, il giornalista fa un lavoro appassionante, viaggia, è libero, conosce i potenti, guadagna moltissimo. Ma è tutto oro quello che luccica? Accanto a Lilli Gruber, Bruno Vespa e Paolo Brosio, c’è un esercito di giovani di belle speranza e poche opportunità che bussa alle porte delle redazioni per anni, senza ottenere nulla. Il motivo? La mancanza di contatti giusti. C’è di più: le storie di Enzo Biagi, Michele Santoro e Oliviero Beha (per non parlare dell’ex-direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, messo in un angolo senza motivo “ufficiale”) rendono evidenti come sia facile essere oscurati, anche dopo anni di successi, se si osa andare fuori dal coro. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia: quella dei giornalisti faccendieri, scansafatiche, scrocconi, raccontaballe, capaci soltanto di copiarsi tra loro senza verificare dati e fonti. Non succede soltanto negli Usa, dove uno dei migliori giornalisti del New York Times è stato costretto a dimettersi, perché beccato a inventarsi notizie strappalacrime. Una posizione non sempre facile, quella del giornalista stretto fra aziende inserzioniste ed editori che, più che guardare all’interesse del lettore, spesso puntano solo sul ritorno pubblicitario (nelle case editrici il fatturato dipende sempre più da pubblicità e gadget, sempre meno dalle notizie).
In Italia, i giornalisti professionisti sono circa 16 mila. Lavorano nei quotidiani, nei periodici, per le agenzie stampa, su Internet, in guerra, nelle radio, nelle televisioni. «I giovani sognano di diventare giornalisti, ma la realtà è un po' diversa: i privilegi ci sono, ma soltanto dopo un percorso di anni» spiega Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia (www.odg.mi.it), proprio l’Ordine regionale che ha lanciato una vera offensiva contro la commistione fra informazione e pubblicità.
Per partire con il piede giusto? La conoscenza delle lingue è sempre più necessaria, perché molte notizie si trovano in Rete sui siti stranieri. Fondamentali il talento nel compiere ricerche e un po’ di predisposizione alla scrittura, anche quando si lavora per televisione e radio. Curiosità, voglia di andare a fondo, prontezza nello stabilire connessioni tra i fatti, capacità di parlare con la gente completano il quadro di chi, nella pratica, è un mediatore della notizia. Consiglia Oliviero Beha, giornalista Rai apprezzato dal pubblico, ma recentemente “oscurato”: «Chi punta alla notorietà, dovrebbe scegliere la strada della televisione. Se si cerca il denaro, si potranno trovare delle opportunità nel giornalismo finanziario. Ma è bene seguire sempre il proprio talento: chi ha buone capacità comunicative preferirà la radio, chi ha più il gusto della parola, invece, la carta stampata...».
I giornalisti si dividono in pubblicisti, cioè chi collabora con le redazioni ma svolge un’altra attività e professionisti. Due le strade per accedere alla professione. La prima consiste nell'iniziare a lavorare direttamente in una redazione, e dopo18 mesi di praticantato, è necessario sostenere l'esame di idoneità professionale, diviso in una parte scritta e in un colloquio orale. La seconda strada prevede la frequenza di un corso biennale in una delle 15 scuole di giornalismo riconosciute dall'Ordine nazionale. Tutte le scuole richiedono un diploma di maturità superiore, si accede tramite concorso, sono a numero chiuso, obbligano alla frequenza a tempo pieno. Al termine degli studi è necessario sostenere l’esame di Stato. Attenzione, però: il superamento della prova non si traduce, nella pratica, nella conquista di un impiego. Secondo quanto affermano tutti gli addetti ai lavori, trovare un impiego fisso è quasi impossibile: colpa anche di un contratto di categoria che dà tanti privilegi, come spese mediche coperte, sconti e agevolazioni, quattordicesima e altri benefit. "In passato, le redazioni erano composte da giornalisti assunti. Oggi invece il lavoro è svolto quasi esclusivamente da collaboratori esterni e inviano alle redazione composte magari da 4 persone la maggior parte dei contenuti" prosegue Abruzzo. Come riuscire a farsi assumere? “Bisogna andare sulla strada, trovare notizie preziose, inviarle ai giornali, farsi conoscere, essere sempre pronti all’azione. Anche se la vecchia strada della raccomandazione è quella funziona meglio".
Altra strategia per emergere è la specializzazione in un argomento oppure in una lingua. Spiega Filippo Facci, professionista a Mediaset, uno dei maggiori esperti sul processo di Mani Pulite. "E’ vero, per questo motivo, sono stato ricercato molte volte dalle redazioni. Ma ora Mani Pulite non è più di moda. Di questi tempi, chi sa parlare l'arabo ha una marcia in più".
Quanto alle ore di lavoro, non sempre vale la battuta di Guglielmo Zucconi che scriveva «Giornalista? Sempre meglio che lavorare». I cronisti di un quotidiano iniziano la giornata più o meno alle 15, ma smettono oltre le 23, fine settimana compreso. Quelli dei periodici vanno a lavorare alle 10, ma non escono prima delle sette. Quanto ai guadagni, secondo il tariffario dell'Ordine, una notizia pubblicata su un periodico a diffusione nazionale è pagata dai 30 euro circa in su (ma per un servizio, l'importo lievita già a 320 euro circa), mentre un redattore assunto, l’ultima ruota del carro, percepisce 1.300 euro al mese. I direttori dei più importanti quotidiani? C’è chi parla di 30 mila euro al mese.

Il giornalismo può aprire tante porte. Ne sa qualcosa la bella Letizia Ortiz, professionista per le reti Bloomberg e CNN+, che nel maggio scorso ha sposato il principe Filippo di Borbone, erede al trono di Spagna.

«Il vantaggio di lavorare con mio padre? Quando siamo in riunione, ha più remore a dirmi che sono una testa di c...» Mattia Feltri, figlio di Vittorio.

Il consiglio di...
• Franco Abruzzo: Bisogna fare come diceva Indro Montanelli: offrirsi a tutte le testate, un po' come le prostitute si offrono ai passanti.
• Oliviero Beha: Chi vuole essere un vero giornalista deve avere un'etica professionale molto forte. Altrimenti, il suo lavoro assomiglierà a quello del cameriere.
• Luisella Costamagna, volto Mediaset. Anche se i raccomandati passano davanti, chi vale riesce a sfondare.
• Filippo Facci, professionista Mediaset. L'importante? Non dire banalità. Altrimenti, si diventa un semplice “reggimicrofono”.
• Luigi Garlando, redazione Gazzetta dello Sport. Preferite le scuole di giornalismo. Facilitano l'ingresso nelle redazioni.

Non solo professionisti
Come si diventa pubblicista
Si può diventare giornalisti anche senza essere assunti da una redazione. La legge prevede infatti la figura professionale del pubblicista, cioè di chi, pur svolgendo un'altra attività, collabora con le redazioni in modo. Per potersi iscrivere all'Albo dei pubblicisti è necessario aver pubblicato circa quaranta articoli in due anni, oltre a disporre di regolari ricevute di retribuzioni e di una dichiarazione di avvenuta collaborazione firmata dal direttore della testata con cui si collabora.
INFO: www.odg.it

Indirizzi utili
Scuole di giornalismo
Con l'apertura del Master di giornalismo all'Università di Torino (le iscrizioni scadono il 6 settembre, www.formazione.corep.it/giornalismo.html) sono diventati 15 i corsi che abilitano all'esame professionale di Stato. Tra le scuole più rinomate, citiamo l'Istituto Carlo de Martino di Milano (www.ifg.mi.it), il cui prossimo bando di selezione verrà pubblicato nella primavera del 2005, il Centro per il giornalismo radiotelevisivo di Perugia (www.sgrtv.it), la Scuola superiore di Bologna (www3.unibo.it/ssg) e la Scuola dell'Università Tor Vergata di Roma (www.scuolacomunicazione.uniroma2.it). Occhio ai prezzi: si parte da circa 1.000 euro l'anno. Altri istituti sono presenti a Perugia, Urbino, Palermo, Napoil, Sassari, Padova e Potenza.
INFO: www.odg.it/barra/scuole/scuole.htm

E tu, passeresti l'esame?
La prova scritta dell’esame consiste nello svolgimento di un tema, nella sintesi di un articolo e in un test di cultura generale. Di seguito qualche domanda proposta nelle scorse edizioni dell’esame di giornalismo. Le risposte corrette sono indicate a fondo pagina, capovolte.

1) In quale città è nato il presidente della Repubblica Ciampi?
a    Prato
b    Livorno
c    Pisa
2) Chi è l'autore de Il lupo della steppa?
a    Hermann Hesse
b    Michail Bulgakov
c    Günter Grass
3) C'è una proposta di legge, alla Commissione affari istituzionali del Senato, per l'istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana. In quale di questi Paesi c'è già, per la propria lingua?
a    Germania
b    Polonia
c    Francia
4) Avete spedito la vostra domanda in via Fabio Filzi. Chi era costui?
a    uno scienziato
b    un letterato
c    un patriota
5) I morti per l'attentato alle Twin Towers dell'11 settembre 2001 sono stati
a    più di 2 mila
b    più di 3 mila
c    più di 4 mila
6) In quale giornale Alberto Bergamini, nel 1901, ha creato la "terza pagina"?
a    Corriere della Sera
b    Giornale d'Italia
c    Il Mattino
7) La diffusione dei quotidiani nel mondo vede l'Italia classificata
a    tra i primi 10
b    tra 11 e 20
c    tra 21 e 40
8) A chi è dedicata la Sala stampa dell'Autodromo di Monza?
a    Alberto Ascari
b    Tazio Nuvolari
c    Ayrton Senna
9) In una partita di calcio, che cosa si intende per «zona Cesarini»?
a    gli ultimi 2 minuti
b    gli ultimi 5 minuti
c    gli ultimi 10 minuti
10) Qual è la moneta ufficiale nella Polinesia Francese?
a    Euro
b    Franco francese
c    Franco Polinesiano

Risposte:
1b, 2a, 3c, 4c, 5a, 6b, 7c, 8b, 9a, 10c

di Maria Spezia Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , Millionaire di Settembre 2004

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