Martedė 07 Febbraio 2012
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Per Bacco, che business!
Poderi eleganti come ville. Cantine lustre, impreziosite da pezzi di antiquariato. Etichette ricercate, bottiglie da collezionare, degustazioni e assaggi di specialità locali. La nuova immagine dei produttori di vino made in Italy è molto diversa da quella di 20 anni fa. Oggi, produrre vino di qualità è di moda. Si cimentano anche attori, cantanti, campioni dello sport, stilisti. Sono produttori di vino Zucchero, Lucio Dalla, Niels Liedholm, Renzo Rosso, Ottavio Missoni. Industriali e imprenditori acquistano tenute e cantine, lanciandosi in una nuova attività, ben diversa dalla loro. «Li spingono la passione, il desiderio di vivere lontano dallo stress e la prospettiva dei guadagni» racconta Marco Caprai, produttore del Sagrantino di Montefalco (PG). La sua azienda ha rivitalizzato una parte dell'Umbria che si stava impoverendo. Lo stesso processo è avvenuto in molte zone italiane, non solo Piemonte e Toscana, territori storici di produzione, ma anche regioni del Centro Sud, il cui vino, qualche anno fa, era ritenuto forte ma di poco pregio. «Tra l'85 e il 2000 si è passati da una produzione quantitativa a una che privilegia la qualità» afferma Riccardo Cotarella, enologo di fama. «Si diffonde la cultura del vino. Per questo c'è sempre più bisogno di professionisti, come gli enologi, che sappiano migliorarlo tecnicamente, e di comunicatori che raccontino il vino, prima di commercialzzarlo». La voglia di conoscere ha fatto crescere anche il turismo tra zone di produzione e cantine. «L'inserimento di un vino in una guida e riconoscimenti come l'assegnazione dei "tre bicchieri" sono importanti per un produttore» spiega Dario Cappelloni, redattore della Guida dei vini d'Italia. «Non è solo prestigio. I vini segnalati vanno esauriti nell'arco di tre mesi. E quello premiato traina le vendite degli altri dello stesso produttore». Negli anni scorsi, i vini italiani hanno vissuto un vero boom e i prezzi si erano alzati in modo vertiginoso, spingendo molti a creare nuove etichette. Oggi continuano i tempi delle "vigne grasse"? «All’epoca delle dot.com, tutti hanno piantato vigneti, che sono in produzione, ma nel frattempo la congiuntura economica è cambiata e si è passati a una crisi» spiegano Neil e Maria Empson, titolari di un'azienda di import-export, che commercia vini tra l’Italia, gli Usa e altri Paesi. «Dopo il boom della cucina italiana all'estero, dagli anni '90 in poi, e dell'apprezzamento dei vini italiani, oggi i consumi si sono ridimensionati, a causa del sovraccarico dei prezzi (soprattutto sulle annate "a 5 stelle"), all'ondata di nuovi arrivi di prodotti non all'altezza, all'inflazione del dollaro rispetto all'euro. Il mercato americano è ancora molto interessato ai prodotti italiani (ben 13 mila vini diversi), ma particolarmente a quelli con un rapporto corretto tra prezzo e qualità. Tanti produttori hanno cambiato rotta, nella speranza di mantenere i clienti. In Piemonte, Toscana e all'estero, alcuni vendono sfusi i loro vini invecchiati e invenduti, a prezzi stracciati, pur di avere una continuità di cash flow. Chi comprava vino da dieci dollari, oggi ne vuole uno da sei». La concorrenza per le aziende italiane si è fatta forte, Francia in testa. Il pericolo arriva anche dalla Spagna, dalla Nuova Zelanda, dall'Argentina, dal Cile, dall'Est europeo. Concordano gli addetti ai lavori italiani. «I vini che “vanno” sono quelli sotto i dieci euro», spiega Dario Cappelloni, che partecipa alla redazione dell'Almanacco del Berebene del Gambero Rosso (7,50 euro), che segnala quasi quattromila vini sotto gli otto euro. «Per uscire dalla crisi, i produttori, anche quelli che non avevano mai avuto bisogno di farsi pubblicità, reagiscono con le promozioni». Imperdibile, in Italia, Vinitaly, che si tiene a Verona in aprile (www.vinitaly.com). All'ultima edizione, erano presenti quattromila espositori e circa 137 mila visitatori.

Distici
Il maggior produttore italiano? Il Giv, Gruppo Italiano Vini: 1.200 ettari di vigneto, sei milioni di casse di vino nel 2003, fatturato di 230 milioni di euro.

L’ultima moda? Fare il bagno nel vino d’Italia. A lanciare la nuova tendenza, Angelina Jolie, convinta delle virtù cosmetiche dell'uva. Tra i suoi vini preferiti, il Montesodi e il Barbera d'Asti.

Professioni più richieste: agronomi, enologi (con laurea), addetti di cantina, cantinieri (con diploma di periti).

Cantine come opere monumentali. Si chiama Petra la cantina modello, costruita a Suvereto (LI), per Francesca, figlia di Vittorio Moretti, imprenditore e viticoltore di Franciacorta (Lombardia). E' un'opera di Mario Botta, architetto di fama.

Produrre vino è di moda

Attori, cantanti, Vip e imprenditori. Tutti pazzi per il vino…

Mick Hucknall, voce dei Simply Red, una delle band pop entrate nella storia della musica, produce vino in Sicilia. Il suo rosso non poteva chiamarsi che “Il cantante”. Hucknall ha scelto come consulente il produttore veronese Carlo Nerozzi, suo amico ed esperto del settore.

Ornella Muti ha acquistato l'abbazia di Vallechiara in provincia di Alessandria e produce Dolcetto d'Ovada, “Torre Albarola” e “Due Donne”.

Non solo jeans. Renzo Rosso, imprenditore Diesel, secondo la rivista inglese The Face il quinto al mondo tra i grandi della moda, produce vino sulle colline di Marostica (VI). Nel 2002, un lotto di sei bottiglie di Bianco è stato battuto all’asta da Christie’s a New York!

Gerard Depardieu produce da molti anni vino tipico, tra cui spiccano “Cyrano” e “Mozart”. Di recente ha acquistato una piccola tenuta sull'isola di Pantelleria, dove per la prima volta imbottiglierà il moscato, che si chiamerà "Sanguedoro", e "Passito di Carole".

Francis Ford Coppola, regista e produttore di vino, ha dichiarato: «Mi sono salvato la vita, con la mia etichetta di vini. Per fortuna, la gente ogni anno beve più o meno la stessa quantità di vino, mentre il pubblico di un film è un'incognita. Il vino mi dà i soldi necessari per produrre film da solo».

L’attrice Stefania Sandrelli e il marito e regista Giovanni Soldati, nella fattoria Villa Nano sulle colline senesi producono un vino di nicchia chiamato "Acino d'uva".

Diamo i numeri
290 milioni di ettolitri la produzione annua (media 2000-03) nel mondo
177 milioni di ettolitri la produzione dei Paesi Ue (61%)
50 milioni di ettolitri la produzione italiana (18%)

1.230.000 gli ettari coltivati a uva in Italia nel 1980
792 mila gli ettari coltivati a uva in Italia nel 2004
70 mila gli ettari coltivati a Sangiovese (il vitigno più diffuso in Italia)

330 i vini di qualità prodotti in regioni determinate (27 Docg, 303 Doc, 117 Igp)

8 miliardi di euro il fatturato del comparto
3 miliardi di euro il fatturato dell'export

810 mila le aziende produttrici di uva
30 mila le aziende con registro di imbottigliamento (cinque etichette in media per ognuna)

1° esportatore di vino: Francia
2° esportatore di vino: Italia
(Fonte: Assoenologi-Istat, Enotria-Ismea)

Apre la prima enoteca in franchising. Si chiama Enò, offre un finanziamento per avviare l’attività.
Info: www.eno-italia.com


Regaleali, dalla Sicilia con passione
«Carne fa panza, vinu fa danza» recita un antico brindisi siciliano. E in Sicilia la danza del vino la apre un’azienda costituita nel 1830, quando Lucio Tasca d’Almerita rilevò un feudo di 1.200 ettari al confine della provincia di Palermo con quella di Caltanissetta. E’ qui che sorge la contrada Regaleali, diventato anche il nome di uno dei bianchi siciliani più conosciuti nel mondo. Già nell’Ottocento, i tecnici agrari più autorevoli dell’epoca citavano la fattoria come un modello da seguire per tutta la Sicilia. Una caratteristica, quella della passione per la tecnologia, rimasta immutata: una visita alla cantina, tra le centinaia di botti di rovere in contrasto con i sistemi più avanzati per la produzione del vino, dimostra che oggi per produrlo non occorre solo passione. Siamo al centro della Sicilia più sconosciuta, per arrivare alla quale occorre inerpicarsi su strade piene di buche, con una temperatura intorno ai 40 gradi: la tenuta Regaleali appare così come un’oasi di viti e oliveti.
«Oggi esportiamo in 64 Paesi nel mondo – spiega Alberto Tasca d’Almerita, 32 anni, esponente della settima generazione – e la più grande soddisfazione è entrare in un ristorante a New York, o in un altro punto del pianeta, e vedere che servono il tuo vino». Una gamma di vini per tutte le tasche, che hanno conquistato anche i divi: Robert De Niro per acquistare una bottiglia di passito speciale (grazie a una particolare muffa) non ha esitato a spendere 2.500 dollari, mentre Gérard Depardieu sta studiando di lanciare con la collaborazione dei Tasca d’Almerita una propria linea di vini di altissimo livello.
Da alcuni anni, la Sicilia si trova al centro dell’attenzione degli appassionati, con la riscoperta di un territorio capace di produrre vini di grande carattere e levatura. Dai passiti al Nero d’Avola. E proprio alla famiglia Tasca d’Almerita si deve molto, visto che è stata apripista in Sicilia: ha introdotto tecniche di potatura corta per ottenere, attraverso basse rese, uve con elevate caratteristiche organolettiche; ha valorizzato i vitigni autoctoni, Inzolia e Nero d'Avola; ha introdotto proprio con il Nero d'Avola un uso moderato della barrique; ha sperimentato sull'isola lo Chardonnay e il Cabernet-Sauvignon. Non a caso, proprio il conte Lucio Tasca d’Almerita ha ricevuto l’Oscar del Vino 2004, come Migliore Azienda italiana.

Esportatore di vini
Vino italiano sulle tavole Usa
Lo Cascio è partito dalla Sicilia per studiare economia negli States. Ha ricoperto la carica di vicepresidente alla Citybank, a New York. Poi, manager di successo, ha sentito il bisogno di mollare tutto e inventarsi un commercio con prodotti della sua Isola. Oggi la sua azienda commerciale, la Winebow, compie 25 anni. E, grazie a una rete vendita di 60 persone e 300 dipendenti, vende vini di oltre 75 aziende italiane. «Il mercato americano degli alcolici è regolato da leggi specifiche. Ogni Stato ha le sue regole e un distributore ufficiale, con cui si fanno gli affari. Una divisione della Winebow si occupa proprio della parte distributiva. L'ultimo anno, abbiamo realizzato un fatturato di 125 milioni di dollari. Muoviamo un milione e 250 mila casse di vino, circa 14 milioni di bottiglie».
Fra i motivi di orgoglio per Lo Cascio, c'è la formazione del personale: «Organizziamo seminari, degustazioni. I venditori devono essere esperti in grado di trasferire il valore di quello che vendono. La professionalità è fondamentale nel settore». Intanto, Lo Cascio si impegna anche “sul campo”: ha acquistato un vigneto a Bolgheri, in Toscana, per fare il suo vino, collaborando con esperti di cantine affermate.
INFO: www.winebow.com

Perché l’abbiamo scelto
Perché negli Usa fa onore all’Italia

Da leggere
La Guida ai vini d'Italia (di Gambero Rosso - Slow Food, 29,50 euro)
I vini Veronelli 2004 (Veronelli, 27 euro)
Annuario dei migliori vini italiani 2004 (di Luca Maroni, Lm Editore, 49 euro)
Duemilavini 2004. Il libro guida ai vini d'Italia (Bibenda, 42 euro)

Enologo di fama
Un lavoro che piace

Da "chimico" che corregge i difetti di un vino, si è trasformato in un enologo abile ed esperto, abile consulente dei produttori. Contribuisce a rendere i vini “papabili” per premi e segnalazioni. Con conseguenti fortune commerciali. Riccardo Cotarella, enologo dell'anno per La guida del Gambero Rosso nel 2003, collabora con una cinquantina d'aziende vinicole in Italia, negli Usa e persino in Francia, segue la sua impresa e ha fatto "scoccare la scintilla" del Montevetrano (Campania), Montiano (Lazio), Sangiovese Avi di S. Patrignano (Emilia Romagna) e molte altre etichette eccellenti. La stampa specialistica internazionale (Wine Spectator, The wine advocate, per esempio) lo considera il "deus ex machina" delle cantine di successo. «Ci vogliono passione e una bella gavetta. Il vino non è regola e non c'è una formula valida per tutti. E' una belva che non si doma mai».
Cotarella insegna all'Università della Tuscia, a Viterbo. I suoi studenti fanno esperienza con due-tre mesi di tirocinio in Francia e in 60 cantine italiane. Il percorso di carriera di un enologo va da dipendente di cantina a dirigente. Se fa il consulente, il suo compenso è commisurato ai risultati. «Un enologo - spiega Cotarella - non dovrebbe essere coinvolto negli aspetti commerciali. Ma, se un vino vende, le quotazioni dell'enologo salgono. E tutti lo vogliono».
INFO: Università della Tuscia, www.unitus.it

Perché l’abbiamo scelto
All’estero è considerato il deus ex machina delle cantine di successo

Produttore
Business di vino
Montefalco (PG) era un paese spopolato, quando nel 1971 Arnaldo Caprai, imprenditore tessile, avvia un'azienda che è motore di rinnovamento e fonte di ricchezza per i Caprai e per la gente del posto. Non solo: molti sono tornati ad abitare in campagna. E si sono create opportunità di lavoro. «E' nato un nuovo legame tra impresa e territorio» spiega Marco Caprai, figlio di Arnaldo. E' lui a occuparsi dell'azienda vinicola, che fattura cinque milioni di euro l'anno e occupa 20 mila ettari con la produzione del Sagrantino di Montefalco. E' un vino nato nel Medioevo, per anni dimenticato, oggi ritenuto uno dei migliori vini italiani. «Mio padre continua la sua prima attività, ma quella del vino è diventata la più famosa!» spiega Marco, attivo anche nell'ideare strategie di marketing che fanno scegliere e collezionare il suo vino. Una delle ultime: scrivere sui tappi frasi di poeti e scrittori a tema.
«Il segreto del successo? Capire che bisogna svilupparsi su tre piani: tradizione, innovazione e rapporto col territorio. Non basta l'esperienza e il lavoro tecnico sul prodotto: il vino deve mantenere il legame con la terra dove nasce e la sua storia». L'azienda crede nel marketing al cliente, per il quale crea occasioni di degustazione ed eventi culturali: nel maggio 2004 sono arrivati oltre tremila visitatori, in occasione della manifestazione "Cantine aperte". «Il turismo del vino è ancora in fase di sviluppo» afferma Caprai. Che non fanno affari solo a Montefalco: «Vendiamo in 35 centri. E bisogna tenere conto del canale della Gdo, oltre ai locali e ristoranti, per cui passa il 65% del mercato del vino». Marco sperimenta il commercio elettronico, creando un vino in edizione limitata, il Nero Outsider, acquistabile solo attraverso il web: 77,46 euro, comprese le spese di spedizione, t-shirt, cavatappi, cassa in legno.
INFO: tel. 0742 378802, www.arnaldocaprai.it, www.neroutsider.it

Perché l’abbiamo scelto
Guida un'azienda di successo, che s'impone per i suoi vini e per scelte di marketing azzeccate.

E-commerce
Eno affari on line
Vende on line prodotti legati al mondo del vino. Vinicio Sacchi, accanto ad altre attività (autoaccessori e un ristorante a Montecassiano, MC), nel 2000 ha creato il sito Ugenio.it. «Volevo vendere i vini della mia regione, ma al Vinexpo di Bordeaux mi sono reso conto che i produttori di articoli per enologi usavano solo le riviste tecniche per trovare clienti. Un sito Internet poteva essere la vetrina ideale». Sacchi investe 20 mila euro, crea un magazzino e un catalogo di 200 prodotti di qualità, personalizzabili, scovati in tutto il mondo. Dal "Wine server", lamelle salvagocce (2,90 euro), al "Nez du Vin" (300 euro), kit di aromi che allenano alla degustazione, l'oggetto più apprezzato da sommelier e appassionati. Poi costruisce il sito (3.500 euro).
«Per gestire la logistica basta un garage di 40 metri, ma ci vogliono almeno sei mesi per far decollare il sito» spiega. Per farsi conoscere ha investito 4.500 euro in pubblicità. Risultati? «Il fatturato dell'anno scorso è stato di 75 mila euro. La spesa media di un cliente è di 180 euro, il ricarico sui prodotti va dal 50 al 150%». Problemi? «Una flessione nelle vendite nella bella stagione». Vantaggi? «Poter girare per il mondo alla ricerca continua di novità da proporre» risponde Sacchi.
INFO: www.ugenio.it

Perché l’abbiamo scelto
Ha trovato una nicchia ideale per l'e-commerce: i prodotti per sommelier e appassionati di vino

Test
E tu, quanto ne sai di vino?
Sommelier, avvinazzato o astemio? Se vuoi mettere alla prova le tue competenze in materia di vino, ecco un test ricavato, per le risposte corrette, da Il libro completo del vino- Nuova edizione, di Giuseppe Sicheri (De Agostini, 25 euro)

A) Che cos'è l'«uvaggio»?
1) La pigiatura a piedi scalzi
2) La mescolanza di uve diverse
3) Staccare gli acini dai raspi

B) Che cos'è la «vinificazione in bianco»?
1) La necessità di abiti puliti e sterili durante il trattamento del mosto
2) La tradizione di stappare vini novelli e bianchi ai brindisi nuziali
3) La produzione di vino per mezzo di un mosto senza vinacce

C) Che differenza c'è tra vino passito e vin santo?
1) Sono sinonimi di vini ricavati da uva appassita, più zuccherina
2) Il primo è realizzato nelle regioni del Sud Italia, il secondo al Nord
3) Il secondo è prodotto esclusivamente a uso della Chiesa

D) Quando si effettua la svinatura?
1) Quando la gradazione alcolica è superiore a quella consentita dalla legge, aggiungendo acqua durante la mescita
2) Quando le botti di conservazione sono da pulire, travasando i residui di vino e introducendo sabbia e acqua bollita
3) Quando si arresta la fermentazione alcolica, travasando il vino nuovo dal recipiente di fermentazione alle botti conservazione

E) Qual è il periodo minimo di invecchiamento per molti vini di qualità?
1) Due-tre anni
2) Cinque-sei anni
3) Vent’anni

F) I vini a denominazione di origine controllata (Doc) come sono classificati?
1) Vini da tavola
2) Vini di qualità prodotti in regioni determinate (Vqprd)
3) Vini speciali

G) Come si servono i vini bianchi e rosati?
1) A temperatura di cantina
2) A 10 °C, in un secchiello con acqua e ghiaccio o in contenitori termici
3) A temperatura ambiente

H) Che cosa significa «bordolese»?
1) E' una botte di piccole dimensioni, di essenze aromatiche
2) E' un vino francese adatto all'invecchiamento
3) E' una bottiglia di forma cilindrica, collo corto e spalle pronunciate, incolore per i vini bianchi, scura per quelli da invecchiare

I) Che vino si beve gustando un fritto misto?
1) Un vino fresco e vivace, eventualmente frizzante, tannico; per esempio, un Rosso Oltrepo Pavese
2) Un vino fresco e vivace; per esempio, Verdicchio dei Castelli di Jesi
3) Un vino robusto invecchiato; per esempio, Barolo

F) Dove si producono il Grumello, l'Inferno, il Sassella e lo Sfurzat?
1) Piemonte, zona di Cuneo
2) Trentino, tra Rovereto e Trento
3) Lombardia, Valtellina

Risposte esatte (capovolte)
A 2; B 3; C 1; D 3; E 1; F 2; G 2; H 3; I 1; F 3

Profili
Sommelier o avvinazzato?
- Hai totalizzato almeno 8 su 10 risposte esatte. Bravo! O sei un appassionato di vino o un divino bevitore! In ogni caso, ricordati che oltre a leggere e a documentarti, «Nunc est bibendum»! Ovvero: bisogna bere, degustare e confrontare.
- Hai totalizzato 6 su 10 risposte esatte. Bene, hai qualche base per avvicinarti al vino senza compiere grossolani sbagli, o fare figuracce con gli amici. Avanti così: studia e bevi.
- Hai totalizzato meno di 3 su 10 risposte esatte. Che dire… Sei forse astemio? O te la cavi meglio con le bollicine dell'acqua minerale. Poco male. Per il vino, ci sono esperti e guide da cui farti consigliare.

di Silvia Messa Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , Millionaire ottobre 2004


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