Martedė 07 Febbraio 2012
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Una giornata in un peep show
Sono entrato in un peep show per lavoro. Ho visto donne bellissime ballare aggrovigliate a un palo piantato per terra. Ho incontrato uomini di tutti i tipi in cerca di un'emozione. Ho parlato con chi ha fatto fortuna, avviando questo business. E' un mestiere sempre più hard quello del giornalista. Nella riunione di redazione, il direttore mi assegna il compito, chiedendomi il “sacrificio” di passare qualche ora nel peep show di Milano. Due anni fa, in pieno centro, a due passi dall’Università Cattolica, ha aperto il primo e, ancora oggi, l’unico locale di questo tipo in Italia. Il suo ideatore è Luca Pazzi, un imprenditore che è passato dall’informatica all’erotismo e che oggi gestisce anche lo Strip Tease, un più tradizionale locale di lap dance. Ma che cos’è esattamente un peep show? Il nome arriva dall’inglese «to peep»: in italiano, «sbirciare». All’estero, dove locali di questo tipo esistono da decenni, i peep show sono strutturati con cabine dove singoli spettatori possono osservare da dietro un vetro una ragazza che si esibisce dal vivo in uno spettacolo erotico, più o meno spinto. Nel locale milanese, invece, il peep show è quasi un contorno.
Quando entro, sono le otto di sera e, ancora per un’ora, l’ingresso è libero con consumazione obbligatoria: dieci euro. Dopo le 21, si entra con 20, ma la prima consumazione è compresa. L’atmosfera è a metà tra quella di un comune night e quella di una discoteca. Da una parte il bancone dell’american bar, dall’altra un piccolo palcoscenico sul quale una splendida fanciulla bionda dell’Est europeo, a tempo di musica, si avvinghia a un palo che arriva al soffitto: si chiama lap dance ed è fra le attrazioni più di moda degli ultimi anni. In sala, uomini di varie età, ma molti sono giovani. Osservano. L’espressione è un po’ indolente e maschera quell’eccitazione che lo spettacolo dovrebbe suscitare. Gli sguardi di tutti sono per lei. La ballerina è arrivata al nudo integrale ma, muovendosi in perfetta sincronia con la musica, riesce a farsi anche guardare negli occhi.
«E’ rumena ed è l’ultima settimana che lavora in Italia: tra qualche giorno torna al suo Paese e si sposa». La voce di Luca Pazzi, ideatore e socio del peep show milanese, mi distoglie dallo spettacolo. Mi ha raggiunto al bancone del bar. Ho chiesto di parlargli per sapere come funziona un locale così. «Ho voluto creare qualcosa di diverso dai peep show che ci sono all’estero, perché non volevo cadere nello squallore. Questo è un locale di tendenza, dove al centro di tutto c’è l’american bar con le esibizioni continue delle ragazze, che si alternano. Poi ci sono le cabine del peep show: le cabine singole, quelle per i video e il privé».
Qui la tecnologia è avanzata. I vetri delle cabine sono schermi al quarzo, un timer digitale stabilisce la sequenza e la durata delle esibizioni. All’ingresso, viene consegnata al cliente una smart card, simile a una scheda telefonica, che contiene un certo credito e si può ricaricare quando si vuole. Con questa card, si accede a una delle 11 cabine, situate attorno a un altro piccolo palcoscenico: basta inserirla nella fessura e lo schermo al quarzo da opaco diventa trasparente, per assistere a uno spettacolo erotico. Da quel momento, il credito disponibile sulla carta comincia a diminuire: 50 centesimi al minuto. Se il credito si esaurisce, il vetro della cabina torna scuro e il cliente non vede più che cosa sta facendo la ragazza dall’altra parte. Un display luminoso, alle spalle della ragazza che si esibisce nel peep, segna il tempo e stabilisce i turni: quando comincia un’esibizione, il timer segna cinque minuti e comincia il conto alla rovescia. Appena arriva a zero, la ragazza esce ed entra la sua collega. Il display riporta anche un numero: indica la ragazza che si esibisce in quel momento. Lo stesso display è posizionato anche sul palcoscenico della sala centrale, quella dell’american bar. In questo modo, un cliente che ha individuato una ragazza che gli piace, sa quando sta per cominciare la sua esibizione nel peep show e può andarla ad ammirare nella riservatezza della cabina.
Ma ci sono anche le cabine one-to-one: una ragazza per un solo cliente, che può anche parlare (sempre attraverso il vetro) e fare specifiche richieste. Costo: tre euro al minuto. Di sopra, c’è anche il privé. E’ una sala con bar e tanti separé, una sorta di piccoli paraventi che isolano ogni coppia di poltroncine con tavolino. Il cliente può chiedere di appartarsi con una ragazza che, all’interno del paravento, si esibisce in esclusiva per lui e gli costa 60 euro ogni dieci minuti. «E’ solo uno spogliarello privato. I clienti non possono avere rapporti sessuali e devono mantenere un comportamento corretto. I camerieri, oltre a portare i drink a chi li ordina, devono anche controllare che i clienti stiano composti» mi spiega Pazzi. Quel “composti” mi fa capire che il cliente non solo non può fare sesso con la ragazza. Ma nel privé non può farlo nemmeno da solo! Se proprio lo desidera, può appartarsi da solo in una cabina. Non solo quelle del peep show. Ci sono anche quelle dei film. Simili alle cabine per le fototessera, funzionano sempre con la solita card prepagata. Anziché fare le foto, proiettano un dvd porno. Nel chiuso della cabina, da solo, ognuno può fare quello che vuole. E dalla sua smart card si scaricano 50 centesimi al minuto.
Ma chi sono i frequentatori di questo posto? Che lavoro fanno? Con discrezione sbircio le persone che entrano ed escono dalle cabine (sì, sbircio gli sbirciatori!) cercando, però, di non farli sentire osservati. Cerco di immaginare chi sono nella loro vita privata. Che cosa li spinge a venire a passare un pomeriggio o una serata in questo posto. Mi risponde Domenico Di Siena, il direttore del locale. «Vede quel signore lì?» mi chiede indicando con lo sguardo un cliente seduto a un tavolo e che mi sembra una figura familiare. «Le ricorda nessuno? Noi l’abbiamo soprannominato D’Alema». E’ vero! Sembra uno di quei sosia che imitano i politici in tv. «Viene almeno due volte a settimana e chiede sempre lo stesso tavolo. Prende un drink e passa l’intero pomeriggio seduto al tavolo fino alle 2 di notte. Guarda le ragazze che si esibiscono e legge il giornale. Poi va via. Non fa nient’altro. Potrebbe essere un direttore di banca, un manager d’azienda, un’impiegato comunale. Ne vengono tanti».
Tra il pubblico, c’è anche chi non va mai nelle cabine: si gode lo spettacolo o invita qualche ragazza al tavolo. «Parlare con i clienti e far lavorare il bar con le consumazioni fa parte del loro lavoro, ma qui non possono uscire con loro» mi spiega Luca Pazzi. I due camerieri, in effetti, sono sempre in giro per la sala con i loro drink colorati. A occhio, il bar avrà totalizzato almeno mille consumazioni in una serata. Quasi ogni settimana, c’è anche un addio al celibato. «La settimana scorsa, ha telefonato una ragazza: “So che stasera il mio fidanzato verrà a dare l’addio al celibato da voi. Posso esibirmi con la maschera? Voglio fargli una sorpresa…”. La sorpresa ha funzionato benissimo. Lui l’ha riconosciuta solo quando lei, alla fine dello spogliarello, gli si è buttata addosso provocatoriamente. Apparentemente, l’ha presa bene: ma non le ha perdonato di essersi esibita seminuda davanti a tutto il pubblico del locale».
Ma, oltre alle fidanzate in vena di scherzi, chi sono le ragazze che si esibiscono in questo locale? «Vengono quasi tutte da agenzie - risponde Di Siena - oppure ci contattano via e-mail, tramite il sito Internet. Le convochiamo di pomeriggio e, se il curriculum e il colloquio ci convincono, le facciamo provare direttamente in sala. Ma è difficile trovare persone che vanno bene. Oltre alla bellezza, devono essere serie. Già dal curriculum ci accorgiamo se hanno lavorato in locali poco seri e le scartiamo. Sono in tante che chiedono di lavorare qui. Ma poche sono all’altezza. Abbiamo avuto perfino un travestito che cercava di farsi passare per donna. E c’era quasi riuscito». Già! Il fatto è che qui lo spogliarello è integrale. Difficile ingannare.

Quanto mi costa
- 10 euro, la consumazione obbligatoria per entrare al peep show fino alle 21
- 20 euro, l’ingresso con consumazione, dopo le 21
- 50 centesimi al minuto, la spesa per entrare in una delle cabine del peep show o in quelle dove si vedono film porno
- 3 euro al minuto, la spesa per entrare in una cabina one-to-one (in cui la ragazza si esibisce per un solo cliente)
- 60 euro, la spesa per dieci minuti di spogliarello privato (senza vetro in mezzo) nel privé

Tirando le somme…
Quanto costa avviare un peep show? Quante persone vi entrano in un giorno e quanto spendono? Millionaire ha fatto due conti.

1,2 milioni di euro, l’investimento iniziale
15 mila euro, il costo di una cabina del peep show
1.500 euro, “lo stipendio” mensile di una spogliarellista da peep show (la cifra può anche triplicare, con mance e percentuali sulle consumazioni)
30, le ragazze che si alternano nel locale, ogni giorno, tra le 14 e le 4 del mattino
50, le persone che lavorano al peep show, tra baristi, camerieri, cassieri
200 i clienti che, in media, entrano ogni giorno nel peep show, spendendo una cifra tra i 10 e i 30 euro.

All’estero sbirciano di più?
In Germania, i peep show sono quasi spariti, sostituiti dalle videocabine in cui si può scegliere tra un centinaio di film porno.
Sono in calo anche a Londra, dove resistono nel celebre quartiere a luci rosse, Soho, che però fu ridimensionato dalla Thatcher.
Sopravvivono in Olanda e in Svezia, ma senza troppo entusiasmo.
In buona salute, invece, quelli di Barcellona e di Vienna, dove si esibiscono con sesso hard dal vivo.
Non danno segni di cedimento negli Usa, come confermano i tanti film che continuano a mostrarli. Celebri quello di Paris, Texas (il protagonista va a parlare con la moglie attraverso il vetro) e, più di recente, quello di La Pianista (a frequentare il locale è addirittura una donna).

La legge
Niente sesso, sono spettacoli
- Per poter assumere o scritturare una spogliarellista, bisogna assicurarsi, nel caso si tratti di un’extracomunitaria, che abbia i documenti a posto. Una ragazza che si trova all’estero, per ottenere un permesso di soggiorno, a seguito di una richiesta da parte del locale italiano, deve già possedere un diploma rilasciato da una scuola di ballo riconosciuta dal ministero degli Esteri italiano.
- Gli spogliarelli sono considerati dalla legge italiana come “spettacoli di arte varia”. In questi locali, è proibito fare sesso con i clienti: si configura immediatamente il reato di favoreggiamento della prostituzione. Non è possibile nemmeno esibirsi facendo sesso dal vivo (come succede all’estero).

di Giampiero Moncada Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , Millionaire ottobre 2004


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