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I signori del franchising |
C’è chi ha iniziato nella cucina di casa, inventando quello che poi sarebbe diventato una catena a livello mondiale. C’è chi è partito dall’azienda di papà e ha decuplicato il giro d’affari. Chi era un dipendente, ha mollato tutto e si è messo in proprio con successo. Sono le storie del mondo del franchising, fatte di gavetta e sacrifici, ma anche soddisfazione, profitto e fama. Millionaire ha girato l’Italia e ha trovato protagonisti d’impresa ovunque. Comune denominatore? Grande determinazione, coraggio, vita intensa. Ecco le loro storie.
Diamo i numeri
15,4 miliardi di euro il giro d’affari del settore 30 il numero di insegne made in Usa operanti in Italia 110 mila le persone operanti nell’affiliazione 630 i marchi attivi nel Belpaese 41.500 il numero complessivo degli affiliati (Fonte: Assofranchising 2004)
I top negli Usa Quali sono le più grandi catene di affiliazione negli States? Ci ha pensato la rivista Fortune ha stilare la classifica dei franchising più forti. Sorpresa: McDonald’s non occupa il primo posto, ma il settimo. Il top? E’ Subway (www.subway.com), catena di ristorazione self service, presente anche in Italia. Una curiosità: Blockbuster non è nemmeno tra i primi 30.
Baldan Il bello del business Ha costruito un impero con la bellezza. Produce macchine che fanno dimagrire, rimettono in forma, curano i capelli. Antonio Baldan, 42 anni, fa numeri da capogiro: ha dieci e più marchi franchising, centinaia di affiliati, oltre 200 nuovi distributori l’anno. L’unica cifra top secret è quella del fatturato aziendale, anche se Baldan non nasconde che il suo obiettivo, da subito, è stato ottenere un buon profitto. Come ha iniziato? «Mio padre era un nome rinomato nel settore delle parrucche, in cui ho iniziato a lavorare. Ma dopo qualche tempo passato negli uffici dell’azienda paterna, mi hanno chiesto di sostituire un venditore. Mi si è aperto un mondo: ho capito che passare la giornata dietro a una scrivania non mi piaceva. E che vendere era il mio talento». E così, fatta un po’ di gavetta, Baldan si butta nelle lampade abbronzanti. «L’idea mi è venuta perché per qualche tempo avevo proposto i prodotti di un vecchio amico. Ma quella che all’inizio era solo un favore a tempo perso si è subito trasformato, ai miei occhi, in un business redditizio: si trattava di vendere macchine da 5-6 milioni di lire, con margini di guadagno interessanti». E così, organizzato un team di cinque persone, Baldan parte con la sua impresa, proponendo una formula di concessione del marchio. Un progetto che, nell’85, poteva sembrare più che azzardato, perché la moda dell’abbronzatura era ai primi passi e non dava garanzie. «Mio padre diceva che non era un lavoro sicuro e io, per mesi e mesi, ho avuto incubi ogni notte, chiedendomi: che cosa farò in futuro? Eppure per 13 anni le lampade abbronzanti sono state la base del mio business». Nel ’92, la svolta: il mercato dell’abbronzatura è sull’orlo della saturazione. E’ tempo di cambiare per Baldan, che trova nel dimagrimento e nel benessere il nuovo settore in cui investire. «Da subito ho capito che l’offerta, per essere efficace, deve essere diversificata: i centri Baldan propongono trattamenti per la cellulite, i capelli, l’estetica e il dimagrimento». Prossimo obiettivo: l’apertura di una villa del Settecento alle porte di Milano, in cui porre l’azienda e inaugurare un albergo completo di beauty farm. INFO: Baldan, www.baldanspa.it, Numero Verde 800 315142.
In privato > La sua giornata tipo. Lavora 12 ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Alle 7 è sempre in aeroporto, quasi ogni giorno. Riserva 10 minuti per pranzare, tra sette appuntamenti quotidiani. > La sua ultima vacanza. In barca, con la famiglia, in giro per tutte le isole più belle del Meditteraneo. > La sua macchina. In città guida una Smart. Nel fine settimana? Una Porsche Cayenne. > La famiglia. Sposato, con due figli: Brando (11 anni) e Amanda (9). > Passioni. Gli orologi antichi.
Technovideo Successo? Quasi automatico Il primo anno di attività, nel ’94, Giuseppe Riello (39 anni) ha venduto 15 distributori automatici di videonoleggio. Dopo solo dieci anni la sua Technovideo di Verona vende oltre mille distributori l’anno e fattura 18 milioni di euro. La sua storia? «Dopo un breve tirocinio nell’azienda paterna di impianti di riscaldamento ho preso in prestito 400 milioni di lire e mi sono impegnato a fare tutto da solo. Io avevo visto delle buone opportunità in un settore che, dieci anni fa, era ancora ai primordi. E avevo deciso di tentare, nonostante il giudizio negativo della mia famiglia: perché dove loro vedevano un mercato inesistente, io intuivo un business con crescita esponenziale» dichiara Riello. Gli inizi della Technovideo sono tutti in salita, alle prese con una tecnologia complessa e ancora poco conosciuta. Spiega Riello: «Un po’ per volta, il business si è affermato, perché tutti gli esercenti, per stare al passo con la concorrenza, hanno acquistato un distributore automatico. E noi siamo passati alla vendita in 20 nazioni». L’affiliazione è stata inaugurata circa cinque anni fa, con un sistema che non propone un franchising in senso stretto, ma fornisce il negozio chiavi in mano e lascia libero l’imprenditore di sviluppare l’attività a seconda del mercato di riferimento. Prossimo obiettivo aziendale: la diffusione negli Stati Uniti. Un progetto per il quale Riello sta già facendo programmi a lunga scadenza. Visti i precedenti, c’è da essere sicuri che anche questi andranno a buon fine. INFO: Technovideo, www.technovideo.it, tel. 045 951511.
In privato > La giornata tipo. Sveglia pochi minuti prima delle 7 e poi al lavoro per almeno dieci ore. > L’ultima vacanza. In montagna: il suo posto preferito per ritrovare serenità. > La sua macchina. La marca è top secret, ma per lui è solo uno strumento di lavoro. > La famiglia. Sposato, ha due figli piccoli. > Passioni. Golf, tennis, sci.
Rindi Ricomincio a 50 anni Sì è messo in proprio quasi 30 anni fa, nell’abbigliamento. Ma ha scelto il franchising da pochissimo, come alternativa azzeccata alla crisi del settore. «Ho inaugurato la mia catena franchising circa tre anni fa, e per me è stata una scelta radicale: era un sistema che non avevo mai sperimentato». Vincenzo Rindi, 58 anni, creatore della catena di affiliazione Melo e Grano di Calenzano (FI), racconta: «Ho aperto la mia attività indipendente a soli 22 anni. Gli affari sono andati bene per oltre 30 anni: producevo e vendevo all’ingrosso alle maggiori catene di distribuzioni straniere, come i magazzini Lafayette in Francia e Kaufhof in Germania». Ma negli anni ’90 spunta la crisi, dovuta alla concorrenza dei mercati orientali. «I ricavi erano sempre più esegui, l’attenzione alla qualità non poteva essere più la stessa, il business era ridotto alla ricerca del miglior offerente. Avevo due alternative: viaggiare in continuazione per spostare la produzione nel posto più conveniente, oppure aprire un franchising. Ho scelto questa via, anche se la mia famiglia era contraria. L’idea mi ha gettato nella depressione per mesi. Avviare una catena infatti significava ricominciare da capo a 50 anni suonati». Eppure Rindi non si scoraggia e si mette in gioco con 12 negozi pilota. Oggi Melo e Grano conta su 35 affiliati e punta a raggiungere i cento franchisee. «All’inizio sognavo 50 affiliazioni, ma oggi miro più in alto. La mia offerta attira tanti imprenditori perché propongo il ritiro di tutto l’invenduto: per smerciarlo, sto già valutando l’apertura di alcuni outlet. Sono soddisfatto di come si sta sviluppando Melo e Grano, che mi ha consentito di mantenere la collaborazione con personale alle mie dipendenze da oltre 25 anni» conclude Rindi. INFO: Melo e Grano, www.meloegrano.it, Numero Verde 800 178996.
In privato > La giornata tipo. Si sveglia tardi, ma alla sera lavora fino a tardi. > La sua ultima vacanza. In Versilia, in barca a pescare. > La sua macchina. Una Mercedes. Il modello? Non se lo ricorda. > La famiglia. Sposato con due figli maschi, Gabriele (33 anni) e Gianmarco (30 anni). > Passioni. Per anni ha collezionato vini, raccogliendone ben tremila bottiglie. Oggi preferisce andare a caccia.
Vargiu Cambiando si impara Il suo passato? Una vita da dipendente e tanta insoddisfazione. Poi l’idea: mettersi in proprio con le banche dati. Giuseppe Vargiu, 52 anni, è titolare della catena StelNet di Cagliari che, con il marchio in affiliazione Info Broker, si occupa di commercio business to business e banche dati. «Quando ho iniziato, il mio bisogno di novità era così forte da portarmi a cambiare lavoro, casa e anche compagna nel giro di sei mesi» racconta Vargiu. L’idea iniziale era tutta telematica: l’offerta di una banca dati da proporre ad avvocati e notai della Sardegna. Un progetto forse troppo innovativo, e infatti dopo un solo anno Vargiu si rende conto che la sua impresa rischia di naufragare. «A questo punto ho capito che era necessario cambiare ancora, e ho spostato il tiro dall’ambito giuridico a quello delle Pmi. Ho scelto il franchising perché mi era sembrato il modo più semplice per espandere l’attività in tutta Italia». Grazie all’affiliazione, alla fine degli anni ’80 Vargiu conta su un’ottantina di franchisee e sul lavoro di una quarantina di dipendenti. Ma la crisi del ’93-94 porta una battuta d’arresto improvvisa. Per sopravvivere, StelNet è costretta a licenziare oltre 30 dipendenti e a cambiare ancora una volta. «Internet iniziava a prendere piede. E noi abbiamo incominciato a proporre la realizzazione di pagine web. Così siamo riusciti non solo a superare la crisi, ma a sviluppare l’azienda con una crescita graduale e duratura». Oggi StelNet conta una cinquantina di affiliati e si avvale di una decina di dipendenti. Il prossimo progetto? Inaugurare una forma di licensing, che consente agli affiliati di ridurre i costi fissi per avviare l’attività. Risultati attuali: fatturato di 1 milione e 200 mila euro all’attivo. INFO: www.stelnet.com, tel. 070 503093.
In privato > La sua giornata tipo. Si alza sempre alle 7. Lavora fino alle 8 di sera e oltre. > La sua ultima vacanza. A Vienna con la famiglia e poi un paio di settimane in montagna, nel Veneto. > La sua macchina. Una Lybra station wagon, che però guida pochissimo: sembra negato. > La sua famiglia. La seconda moglie, Bruna, e due figli, di 13 e 16 anni. > Passioni. E’ stato campione italiano di hockey su prato. Ora preferisce bici, trekking e scacchi.
di Maria Spezia
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, Millionaire di ottobre 2004
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