La storia da favola di WhatsApp (l’idea di un ex disoccupato)

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Due ragazzi superano mille difficoltà. Hanno un’idea geniale. Fondano la loro impresa. Conquistano il mondo. Poi fanno una exit miliardaria.

Nella storia di WhatsApp, l’App di messaggistica più usata del mondo, gli ingredienti della favola ci sono tutti.

Jan Koum, oggi 40 anni, ebreo, è nato in un piccolo villaggio vicino a Kiev, in Ucraina. Vive in pieno l’epoca dell’Urss comunista e delle telefonate controllate dall’alto (dettaglio non secondario, come vedremo). A 16 anni, con mamma e nonna, emigra negli Usa (a Mountain View, in California), in cerca di fortuna. Ma all’inizio del sogno americano non c’è traccia e lui è costretto a rivolgersi all’assistenza sociale per avere un alloggio e i buoni alimentari. Di lavoro, fa il garzone in una drogheria. Sono tempi duri, che Jan supera mettendosi a studiare informatica da autodidatta.

Alla teoria (mollerà a metà gli studi alla San Jose State University) preferisce la pratica, tanto da diventare un hacker temuto e in grado di violare server solo all’apparenza a prova di bomba. Appena 20enne, viene assunto alla Ernst&Young come security tester.

Più lineare il percorso di Brian Acton, 44 anni (i due sono nati lo stesso giorno, il 24 febbraio, a quattro anni di distanza): diplomato, laureato a Stanford, un impiego alla Apple. Poi, a 26 anni, diventa il 44° impiegato di Yahoo!. Proprio a Yahoo! i loro cammini si incrociano, con l’arrivo di Jan, nel 1998.

I due diventano amici e sono sempre più insofferenti. «Lavoravamo giorno e notte per vendere pubblicità, perché era quello che faceva Yahoo!. Nessuno si sveglia la mattina eccitato dall’idea di vendere più pubblicità, nessuno va a letto pensando alle pubblicità che vedrà il giorno dopo».

La nascita di WhatsApp

Piano piano i due macinano l’idea e decidono di lasciare Yahoo!. «Quando ci siamo seduti a un tavolo, abbiamo deciso che volevamo trascorrere il nostro tempo per costruire un servizio utile alla gente». L’intuizione ce l’ha Koum nel 2009, quando acquista l’iPhone e si rende conto che l’AppStore si preparava al lancio delle App. Indovinate quando viene registrata la loro startup? Il 24 febbraio, ovviamente!

Passare dalla teoria alla pratica non è facile e nel frattempo i due ragazzi, al momento disoccupati, si guardano intorno. E partecipano a colloqui di selezione. A Brian l’ottimo curriculum, di studi ed esperienze lavorative, non basta a evitargli cocenti delusioni, come la bocciatura di Twitter e poi quella di Facebook. Il 3 agosto 2009 Brian twittava: «Facebook mi ha rifiutato. È stata una grande opportunità per entrare in contatto con persone fantastiche. In attesa della prossima avventura».

Intanto, gli inizi della nuova attività non sono facili. Da un lato, ci sono i problemi tecnici, che obbligano a effettuare una lunga serie di prove fino ad avere la prima versione da lanciare, nel 2010. Dall’altro, il duo di Mountain View sconta la mancanza di capitali da investire in promozione. Alla fine, l’App viene lanciata senza nessuna campagna pubblicitaria, confidando sul richiamo rappresentato dalla gratuità. E sul passaparola. Il successo va oltre ogni prospettiva. Nel giro di pochi mesi, si raggiungono i 10mila download al giorno. I due soci decidono così di mettere l’App a pagamento.

In 5 anni, l’App conquista 450 milioni di utenti, che ogni giorno inviano 50 miliardi di messaggi e 400 milioni di foto. La società cresce, grazie all’arrivo di un finanziamento di otto milioni di dollari di Sequoia Capital, una delle principali società americane di venture capital. Ma l’obiettivo dei due non sembra quello di diventare ricchi. Sulla società di Jan e Brian posa gli occhi Google, ma la trattativa si arena, perché un miliardo di dollari è ritenuta una cifra troppo esosa per aggiudicarsela.

Una exit da 19 miliardi

Il tempo lavora per WhatsApp, perché le cifre di questo nuovo social crescono alla velocità della luce. Anche più velocemente di quelle di Facebook. E così, se un miliardo di dollari sembravano troppi a Google nel 2013, 19 sembrano equi a Mark Zuckerberg nel 2014. L’accordo viene formalizzato a febbraio. E una buona fetta finisce nelle tasche dei due fondatori. Per firmare, Jan Koum sceglie un luogo simbolo: l’ex edificio dei servizi sociali dove, tanti anni prima, faceva la fila con la madre per avere i buoni alimentari. Come dire che sì, ora è uno degli uomini più ricchi del mondo (al 62° posto nella classifi ca di Forbes con un patrimonio stimato di 7,5 miliardi di dollari), ma ha ben presente da dove viene.

 

L’articolo completo è stato pubblicato su Millionaire di novembre 2016 e scritto da Lucia Ingrosso. Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it.

 

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