Un chewing-gum biodegradabile che salva la foresta

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Tante, davvero tante, sono le opportunità che si presentano agli imprenditori che decidono di fare affari partecipando alla riqualificazione e al benessere ambientale.

Gino Di Giacomo, rappresentante del brand Chicza, azienda specializzata nella vendita di chewing-gum biodegradabili è fra questi.

La sua storia travalica i confini di una semplice parabola aziendale e si inserisce – come leggerete –  in una realtà in cui i diritti delle popolazioni indigene, la difesa della selva Maya, la seconda foresta al mondo per estensione, si contrappongono allo strapotere e agli interessi delle multinazionali.

Per saperne di più di Gino  e della sua avventura aziendale noi di Millionaireweb siamo andati ad intervistarlo.

Cos’è Chicza e in che modo questo prodotto contribuisce concretamente alla salvaguardia dell’ambiente?

Chicza è un chewing-gum biodegradabile prodotto con ingredienti di provenienza biologica certificata. L’aspetto straordinario di Chicza è che la sua vendita permette ai produttori, i Chicleros messicani, di tutelare la Selva Maya, il secondo polmone verde al mondo dopo quello dell’Amazzonia, grande 4 volte l’Italia. Se non ci fossero questi guardianos a difendere gli alberi della Selva il clima di tutto il mondo potrebbe risentirne.

Ci racconta qualche particolare del suo incontro con i chicleros messicani? Cos’è che l’ha particolarmente colpita del loro stile di vita?

L’umiltà, il grande Amore per l’Ambiente e per la Natura, la passione per la tutela della Selva Maya, sono le cose che mi hanno colpito subito. Con la tipica mentalità di un europeo ho chiesto loro: «Ma chi ve lo fa fare? Loro mi risposero subito: Gino … Chicza, prima di essere un chewing-gum, è Storia, Cultura e Filosofia. Per difendere la Selva Maya, tanti anni fa abbiamo combattuto anche con il nostro stesso governo messicano e le sue cieche politiche di disboscamento

Perché ha deciso di importare Chicza in Italia?

Perché Chicza è una dolcissima sintesi di una magica realtà carica di umiltà, di semplicità e di poesia che abbraccia tutti noi, grandi e piccini. Con Chicza si ritorna bambini e si ritrova la carica per pensare ad un mondo migliore. Grazie a questo magico prodotto, circa 2000 Chicleros (con bambini e mogli arrivano a 10.000) stanno vincendo contro l’indifferenza, contro l’ipocrisia, contro gli interessi di potenti lobby. Dopo averli conosciuti, sarebbe stato più facile schierarsi con i più forti, io ho scelto di schierarmi con loro, i più deboli

Quali ostacoli ha incontrato per realizzare il suo progetto?

La cultura italiana per il green è misurabile a macchia di leopardo. Alcune regioni più sensibili, altre regioni meno sensibili. Mi sono scontrato, soprattutto, contro l’indifferenza di grossi gruppi che non mi hanno nemmeno chiesto il prezzo di Chicza dimostrando così conservatorismo e volontà di barriere alle novità sul mercato. Nonostante ciò sono riuscito a portare l’Italia al 3° posto nelle vendite di Chicza in tutta Europa.

Ci racconti un episodio su tutti che l’ha particolarmente scoraggiata?

Non ho avuto nemmeno per amica la Banca Etica che io definisco 1/2 etica. Stavo optando per questa banca per aprire un conto corrente dove veicolare i pagamenti e gli incassi e avevo detto loro, nel caso avessi avuto bisogno di liquidità, cosa si poteva fare. Mi risposero: «Noi aiutiamo solo l’eolico». Sbattendomi la porta in faccia. Hanno così dimostrato di non aver letto nemmeno il progetto Chicza.

Come è riuscito allora a finanziare la sua idea?

Rischiando in prima persona, da solo, tutto con le mie forze, reinvestendo subito gli utili.

Quanti hanno creduto in Italia che Chicza potesse essere un successo?

Moltissimi pionieri che non mi stancherò mai di ringraziare. Titolari di Negozi Bio, di Farmacie, di Erboristerie, di Parafarmacie, di Equosolidali, di Gluten-Free, di Vegan, di alcuni supermercati, di Bio Bar, di Tabaccherie, di GAS, di Palestre e di altri ancora , che hanno a cuore la tutela del consumatore e dell’ambiente hanno subito scommesso su Chicza, un brand sconosciuto.

Cosa o chi l’ha spinta ad andare avanti malgrado le avversità?

Sentimenti interiori e credere costantemente nella bontà del brand. E le emozioni positive che la vostra rivista sa trasmettere attraverso le storie di donne e uomini che ce la fanno e che ce l’hanno fatta, malgrado gli ostacoli e le difficoltà.

Qual è stata la risposta immediata del mercato?

Il mercato, come tutte le novità, è stato inizialmente scettico e tiepido poi, dopo aver testato la validità del prodotto, ha manifestato grandissima simpatia in continua ascesa.

Quando  è che ha capito di essere sulla strada giusta?  

Ho capito di essere sulla strada giusta quando i negozi hanno riordinato per la terza volta. Perché la prima volta il cliente/consumatore può comprare per curiosità e quindi il negozio termina il prodotto e riordina per la seconda volta. Ma è il terzo ordine che dimostra la validità di un prodotto e l’accoglienza da parte del consumatore.

Come si coniuga il business all’etica?

Ho sempre sostenuto l’idea che prima deve esserci l’Etica e poi il Business. Il business senza Etica vorrei che non esistesse in nessun campo lavorativo. Danneggiare gli altri e il pianeta è molto facile. Chissà, nel futuro, quanti nipoti grideranno ai loro nonni: «Hai guadagnato, ti sei arricchito ma guarda in che razza di mondo ci hai fatto trovare?».

Fare business eticamente pulito richiede rispetto per gli altri, del resto l’umanità avrà la sorte che saprà meritarsi e, quindi, ognuno faccia la sua parte

Giancarlo Donadio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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