A caccia di audience

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Chi c’è dietro un programma televisivo di successo? Quanto viene copiato dall’estero e quanto e’ frutto della creativita’ made in Italy? Millionaire e’ andato dietro le quinte

Da Camera cafè a Un medico in famiglia, da L’isola dei famosi a Il Grande Fratello. Quasi tutti i programmi della tv oggi sono dei format. Creati cioè in qualche parte del mondo e poi riprodotti, in vari Paesi, con alcuni adattamenti che spesso finiscono per stravolgere la struttura originaria. Protagonisti dell’etere televisivo italiano, quindi, sono nomi sconosciuti al grande pubblico e non Rai o Mediaset che, in pratica, spesso si limitano a mettere in onda quello che viene prodotto da altre società.

Chi vuole lavorare nel settore televisivo ha a che fare con molte società che stanno dietro la messa in onda di un programma: quelle che lo realizzano, quelle che lo producono (e sono due lavori diversi), quelle che, prima ancora, l’hanno pensato oppure che hanno comprato l’idea da chi l’ha pensata e, a sua volta, l’ha venduta a un’emittente. Poi ci sono gli autori, gli adattatori e così via.

Ma allora chi crede di avere un’idea nuova per la tv a chi può proporla? C’è spazio per nuove imprese in questo settore? Per capire meglio come funziona l’industria televisiva, è bene sapere com’è nato il format. Appena una decina d’anni fa, un signore australiano, tale Reginald Grundy, ha creato una società che porta ancora oggi il suo nome, anche se lui, nel frattempo, ha ceduto le sue quote e si occupa di radio. «Alla fine degli anni ’60 – ricorda l’amministratore delegato di Grundy Italia, Roberto Sessa – il signor Grundy girava l’America a caccia di idee per la tv. Tornò in Australia con un mucchio di nastri registrati negli Usa e cominciò a riprodurre quei programmi, adattandoli alla realtà locale. Era nato il format». Dopo averli riprodotti in modo un po’ piratesco, fu lui stesso a tornare negli Usa per comprare i diritti e poi rivenderli ad altri Paesi. In Italia, Grundy è produttrice, tra l’altro, di Un posto al sole e La squadra, in onda su Raitre, ma anche di Compagni di squola, Scommettiamo che… e Per tutta la vita.

«Oggi, l’80% dei programmi che realizziamo sono creati da noi e acquistiamo i format per il rimanente 20%» dichiara ancora Sessa. Ma i creativi di Grundy, che nel frattempo è entrata a far parte della multinazionale Fremantle Media (www.fremantlemedia.com), sono quasi tutti a Londra. Provengono dai 39 Paesi nei quali il gruppo è presente, ma di italiani ce ne sono ben pochi. «E’ soprattutto un problema linguistico – spiega Sessa – perché il mondo della tv parla inglese. E gli autori italiani se la cavano male con le lingue straniere». Ma allora, per creare delle trasmissioni di successo si deve vivere a Londra o New York? «In Italia, le idee non contano nulla» si sfoga amaramente Gerardo Di Liberto, uno dei pochi autori che è riuscito a far produrre un suo format, Inferno e paradiso, andato in onda su Raiuno. «Si preferisce puntare sul successo che un programma ha avuto all’estero, pensando così di andare sul sicuro. Io non mollo e continuo a sfornare idee per nuovi programmi tv. Ma nel frattempo faccio altro: ho scritto la sceneggiatura di un film che si inizia a girare a maggio».

A produrre realmente creatività italiana, secondo Di Liberto, sono la Ballandi, che però si basa sulle star come Fiorello, Panariello o Morandi, e la Fascino, che fa capo alla coppia più presente della tv italiana, Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. E, di fatto, produce solo i loro programmi. Insomma, la tv italiana è destinata a diventare una copia di quelle straniere? La voce controcorrente arriva da uno degli autori italiani più quotati. Massimo Pasquali, che ha firmato, tra gli altri, programmi come Il Grande Fratello, Furore, Piacere Raiuno. Ed è suo il format di Star Flash, con Jerry Calà, da gennaio su Raidue. «Ho creato questo programma in Messico – dichiara – dove l’ho realizzato con una tv del posto, che si chiamava Rumor. Poi, ho venduto i diritti in Italia. Ma ci sono riuscito a spese mie. Faccio delle consulenze per dei grossi gruppi internazionali, che mi chiamano per aiutarli ad aggiustare trasmissioni che traballano un po’. In cambio del mio lavoro, chiedo di realizzare programmi pilota. Se il programma ha successo, loro sono contenti e io vendo i diritti negli altri Paesi. In pratica, mi finanzio gli esperimenti». Naturalmente, non tutti hanno questo potere contrattuale e queste possibilità finanziarie. Ma Pasquali non è l’unico a sperimentare all’estero per vendere in Italia. Duilio Simonelli, con la sua Orizzonti Entertainment, ha fatto un accordo con una televisione rumena per la produzione di nuovi programmi. «In Romania – spiega – si possono fare degli esperimenti a costi accessibili e si può anche verificare il gradimento del pubblico, visto che i gusti sono molto simili a quelli italiani». L’avventura di Simonelli nasce nel 2000, dopo 16 anni di attività in Mediaset dove aveva fatto di tutto, fra l’altro anche il direttore delle risorse artistiche. La società vuole essere una creative production, una fucina dalla quale sfornare prodotti televisivi nuovi. Insomma, l’alternativa ai format importati dall’estero. E per questo, raduna una squadra di tutto rispetto: 40 nomi tra autori e registi, da Pasquale Romano ad Andrea Palazzo ad Ermanno Corbella, tutti autori di programmi di successo. «All’inizio è stata dura, perché non esisteva un’azienda come la nostra – spiega Simonelli – e tutti pensavano che curassimo soltanto gli interessi degli autori, come fanno gli agenti con gli artisti. E poi, era così facile andare in Olanda, vedere una cassetta e dire “Bello questo programma, quanto costa?”. Poi, però, i costi dei format stranieri sono saliti. E ai diritti bisognava aggiungere il costo per adattarlo all’Italia. Allora abbiamo trovato il nostro mercato». Altra azienda che punta sul made in Italy televisivo è la Ldm (www.ldmcom.it), di Piero Di Lorenzo. Prodotti italiani anche da Davide Parenti, autore, tra l’altro, di Le Iene, che da format argentino è diventato un prodotto del tutto italiano. «L’unica cosa che abbiamo preso dai sudamericani – ha detto Parenti – sono i vestiti neri dei conduttori». Completamente originale, invece, il format di Milano-Roma, successo di seconda serata su Raitre, per il quale Parenti non si è ispirato ad alcun programma straniero.

Guadagni d’autore

Cento euro al minuto. E’ la cifra approssimativa che un’emittente paga alla Siae e che viene divisa, poi, tra gli autori del programma. Ma gli autori sono tanti. Ci sono quelli che hanno avuto l’idea, quindi hanno creato il format, ma poi ci sono quelli che l’hanno riadattato all’Italia e quelli che scrivono i testi di ogni singola puntata. E tra questi esistono infinite professionalità. Dai “battutisti” (che scrivono le battute umoristiche) ai “dialoghisti” (riempiono con i dialoghi una trama già scritta) ai “cronometristi” e gli “scalettatori” che prendono i tempi e compilano la scaletta del programma. Chi aspira a intraprendere questa professione dovrebbe, secondo i professionisti, seguire due consigli. Uno: affidarsi a un agente, come fanno gli artisti, pagato per curare i suoi interessi. Due: vendere i diritti per un solo Paese alla volta.

Giampiero Moncada  Millionaire 02/2005

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