Addio a Lawrence Ferlinghetti, leggenda della Beat Generation: «Ci ha insegnato a vivere in primavera, anche quando è inverno profondo»

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lawrence ferlinghetti
Lawrence Ferlinghetti - © Stacey Lewis

Muore Lawrence Ferlinghetti, 101 anni, la leggenda della Beat Generation, il fondatore di City Lights, libreria cult di San Francisco, luogo mitico, che, per storia e influenza, compete con Intel, con Mountain View, con i fondatori della Silicon Valley, con i grandi stabilimenti di Xerox e della Nasa.

Ferlinghetti arriva a San Francisco il 1° gennaio del 1951. È il posto giusto, una cittadina di frontiera, che gli ricorda Tunisi o una città della Sicilia. Ha solo 30 anni, ma ha già visto di tutto. Nato orfano nel 1919 (il padre bresciano muore prima della sua nascita), a due anni è già in Francia con una zia, poi torna a New York, adottato da una famiglia benestante. «Frequenta l’high school e il college, poi si arruola, partecipa allo sbarco in Normandia. Sta in mare per quattro anni e quattro mesi. Lo mandano a Nagasaki sette settimane dopo la bomba atomica.

mauro zanetti

«È tra i primi testimoni dell’orrore della guerra, e questo farà di lui un eterno pacifista» racconta Mauro Aprile Zanetti, 45 anni, tech evangelist, assistente e portavoce del poeta Ferlinghetti. Grazie al governo americano che paga l’alta formazione all’estero ai veterani di guerra, Ferlinghetti, dopo aver frequentato la Columbia University, si trasferisce a Parigi alla fine degli anni ‘40. Sono gli anni dell’esistenzialismo, di Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir. «Quando sbarca a San Francisco, dopo aver già vissuto mille vite, nel suo cuore conserva ancora un little boy. Nel 1953 trova un locale che costa poco. Siamo al 261 di Colombus Avenue. Con 500 dollari e il socio Peter D. Martin fonda City Lights. E da subito intuisce che c’è un modello culturale da sconvolgere» spiega Mauro.

La disruption è un “jump cut in the middle”

Quel nome bellissimo, City Lights, dal celeberrimo film di Chaplin (Luci della città, in italiano) è perfetto per un luogo che vuole essere un rifugio per chi ama la poesia, un locus letterario, o come si legge ancora ora entrando: “A Literary Meeting Place Since 1953“. La disruption parte dall’orario di chiusura: siamo negli anni ’50, i negozi chiudono alle cinque del pomeriggio. Ferlinghetti e Martin tengono aperto fino a mezzanotte, tutti i giorni. Seconda rottura: cambiano il business model. In due anni aggiungono alla libreria anche la casa editrice indipendente. Nel 1955 Lawrence pubblica Pictures of The Gone World inaugurando la Pocket Poets Series, i tascabili. In quel luogo di raduno, sempre più simile a un incubatore di oggi, iniziano ad arrivare le idee, che vengono accolte, guidate, accelerate, messe a disposizione del pubblico con performance. Terza rottura: ridefiniscono il prodotto e fanno quella che gli startupper oggi chiamano la loro unique valuable proposition. Decidono di stampare solo libri tascabili, agili, economici, che tutti possono leggere.

Talent scout di Jack Kerouac e Allen Ginsberg

Martin se ne va a New York, dove apre un’altra libreria, Lawrence va avanti solo. È dotato di un grande fiuto imprenditoriale, diventa un talent scout. Pubblica Jack Kerouac e Allen Ginsberg (e per quel suo libro ‘pornografico’ sequestrato per oscenità, Ferlinghetti subisce un lungo processo, si difende da solo e vince in nome della libertà di stampa: “La poesia non può essere soggetta a censura”). Intanto a City Lights arrivano i poeti della Beat Generation, tutti alcool e LSD, e qui trovano casa. Ma lui era quello sobrio, come ama dire, quello che la mattina tirava su la saracinesca. Siamo prima della nascita della Silicon Valley. Ma la ‘disruption’ qui era più forte che mai.

Il suo segreto? Lawrence ascoltava il pubblico, lo guardava in faccia, ne conosceva il polso, sentiva da buon marinaio quando il vento del cambiamento cominciava a soffiare.

«Quando ascolti il tuo pubblico, si crea qualcosa di speciale. Perché se tutto si potesse scrivere a tavolino, avremmo rifatto lo stesso film e la stessa canzone centinaia di volte. Devi confrontarti con il mercato: questa è la lezione numero uno che ho imparato, lavorando nel campo museale, artistico, poetico, librario e tecnologico. City Lights è la prova vivente di tutto ciò» aggiunge Mauro.

«Nel 2019, al 261 di Columbus Avenue c’è ancora una libreria che vende libri fatti di carta da più di 66 anni. È ancora un luogo che continua ad attirare gente, che arriva, respira, si ferma, si scambia le idee, le contamina con gli altri. Qui capisci come si pianta un seme, come lo devi curare, qui alleni il respiro del maratoneta. Ci vogliono pazienza, ossigeno nei polmoni e nelle gambe, ci vuole follia e capacità di sognare ma con i piedi ben saldi sulle nuvole. Tuttavia, la lezione più grande del poeta è ancora un’altra» commenta Mauro Aprile Zanetti.

I suoi 100 anni di beatitudine

«Ferlinghetti mi ha insegnato ad avere distacco verso le cose della vita. A mantenere quel little boy vivo dentro di noi. Quel fanciullino tanto amato da Pascoli. Mi ha insegnato a giocare con la vita, a essere monello, a prenderla con leggerezza. Vivendo in primavera, anche quando è inverno profondo. Invece, troppo spesso affondiamo nel retro-pensiero, ci autodistruggiamo nell’overthinking. Io credo che grazie a questo suo distacco Lawrence abbia vissuto 100 anni al presente. 100 anni di beatitudine».

Pezzo tratto dal nostro libro Silicon Valley, sogna credici realizza  maggio 2019.

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