Affari sotto la tenda

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Il settore è in fermento. Aprire un campeggio ex novo o rilevarne uno in vendita è sempre più un’opportunità. Nonostante i costi ingenti per l’avvio e le pratiche burocratiche. Strategie per un business all’aria aperta

Volete lavorare soltanto quattro mesi l’anno, avete da parte un capitale sostanzioso e cercate un’attività all’aria aperta? Datevi al campeggio.

Il business, nato più di 50 anni fa, ha ancora un futuro. E il diffondersi di un turismo dinamico che predilige benessere e natura apre interessanti opportunità per i camping del terzo millennio. L’attività è una di quelle piacevoli, i capitali sono ingenti ma, se si ha la giusta posizione, anche i ritorni.

Dimensioni, servizi, investimenti e guadagni variano sensibilmente tra le quasi 2.500 imprese del settore (che comprende un 10% di villaggi turistici), ubicate per più di due terzi in prossimità di località balneari. «Si va dal camping di 20 mila metri a vere e proprie “città open air” di 500 mila mq, con anche la certificazione ambientale e di qualità» dichiara Maurizio Vianello, presidente Faita, la Federcamping di Confcommercio.

Per avere successo? Un camping collocato in una zona con scarse attrattive deve avere al suo interno piscine, supermarket, bar e ristoranti, palestra, discoteca, edicola. Nei posti ad alta vocazione turistica, invece, si può offrire soltanto alloggio e operare “in rete” con i servizi commerciali e ricreativi esterni convenzionati. I vantaggi non sono da poco: si abbattono gli investimenti d’avvio e i costi, riducendo il rischio d’impresa di un’attività comunque condizionata dal clima e in cui si lavora solo tre-quattro mesi l’anno.

Per iniziare? Non mancano buone occasioni sui campeggi in vendita. Quando si rileva un’attività, non si rischiano grossi salti nel buio anche perché la clientela è fedele. Per chi invece preferisce partire da zero, sono numerose le formule imprenditoriali “novità”. Spiega Raffaele Jannucci, direttore del mensile Plein Air: «Approfittando delle tante bellezze ambientali di cui è ricca l’Italia, si potrebbe avviare un campeggio-natura. Non più semplici posti letto, all’insegna del risparmio, ma strutture ricettive per un turismo ambientale, all’insegna di sport, tradizioni enogastronomiche e folklore. Qui gli spazi per operare con successo sono enormi». Altra possibilità, la realizzazione di mini campeggi “di transito”, in prossimità delle città d’arte o lungo una grande direttrice viaria, per ospitare, anche solo una notte, le decine di migliaia di camperisti che circolano nel nostro Paese. Entrambe le soluzioni richiedono strutture e spazi minori rispetto al campeggio tradizionale, due-tre ettari di terra possono bastare, con costi gestionali decisamente più bassi. Così i rientri del capitale investito son più brevi: qualche anno contro i dieci necessari nei campeggi “normali”. «Su tutto, però, grava il fantasma della burocrazia – sostiene Vianello. – Al di là delle belle idee, infatti, per aprire un camping bisogna che i piani regolatori comunali prevedano la possibilità di nuovi insediamenti… In molti casi non è possibile, ma sono anche parecchie le amministrazioni locali sensibili a questi nuovi modi di fare vacanza».

Una volta entrati in possesso di licenze e concessioni (vedi box sopra), quali sono i passi da fare? «Prima di tutto – ci spiega il titolare di un camping savonese, con dettagliato progetto alla mano – bisogna organizzare le infrastrutture: accesso e viabilità interna, illuminazione, allacci a corrente e acqua, scarichi. Poi, si passa alle strutture: servizi igienici, reception, piscina, uffici amministrativi, officine manutenzione e le piazzole per tende, roulotte, autocaravan (in media, un centinaio per ettaro)». Bar, minimarket e le altre attività commerciali e ricreative interne al campeggio in genere vengono date in gestione, a meno di rare eccezioni in cui sono condotte direttamente. Indispensabile la campagna promozionale di lancio. «Oggi il 50% dei campeggiatori prenota via Internet – dichiara Maurizio Vianello – per cui è d’obbligo farsi un proprio sito da iscrivere nei principali portali della categoria (www.campeggi.com, www.guidacampeggi.com). Utile anche partecipare alle più importanti fiere del settore, così come fare inserzioni su riviste specializzate e guide turistiche (Touring Club, De Agostini…), anche straniere (Adac, Automobile club tedesco) dato che il 40% di chi fa campeggio viene da oltre confine, tedeschi in testa».

E gli investimenti? «Nel complesso, per aprire un camping, bisogna mettere in conto una spesa di almeno 500 mila euro per ogni ettaro su cui si sviluppa l’attività» assicura Vianello. Un impegno importante dunque, anche se c’è certamente la possibilità di ottenere finanziamenti, persino pubblici.

E i guadagni? A livello nazionale, un camping fattura in media un milione di euro l’anno. Tuttavia, quelli che ospitano migliaia di persone hanno incassi ben maggiori. I campeggi, come gli alberghi, sono classificati tramite stelle (da una a quattro) attribuite dalla Regione in base a qualità e servizi offerti. I prezzi oggi sono liberi, salvo notificarli alla Provincia e vengono di solito stabiliti a piazzola, più una tariffa a persona. «Per una piazzola si chiedono da otto-dieci a 20 euro – sostiene Raffaele Jannucci – mentre il prezzo a persona va da cinque a dieci euro in alta stagione, con sconti superiori al 40% (per i bambini fino al 20%) in quella bassa».

Nella gestione di un camping, gravano costi decisamente pesanti, soprattutto il personale dipendente, considerato che anche nelle strutture più piccole servono non meno di 15-20 addetti tra reception, pulizie, animatori, manutenzione e attività commerciali. A ciò vanno aggiunti i consumi di corrente, acqua e telefono, l’affitto se il terreno non è di proprietà, le manutenzioni, la pubblicità. Totale: centinaia di migliaia di euro. «Alla fine dei conti, la resa dei camping migliori si aggira intorno al 10% del fatturato» conclude Vianello.

burocrazia

regole da rispettare

Licenze e concessioni, rispetto ambientale, urbanistica e autorizzazioni sanitarie rendono complesso e costoso l’avvio dell’attività. Le aperture dei campeggi sono disciplinate da norme regionali emanate in conformità alla Legge quadro sul turismo n. 135/2001.

›  Comune. Bisogna ottenere dal Comune l’autorizzazione per l’apertura di un complesso turistico all’aperto (se e dove consentito dal piano regolatore). Qui vige la regola del silenzio-assenso: se entro 60 giorni non si ha riscontro, la domanda e il relativo progetto si intendono approvati. Se sono previste nuove costruzioni, serve la concessione edilizia comunale.

›  Asl e Regione. Bisogna poi rivolgersi all’Asl per l’agibilità sanitaria su servizi igienici, ristorazione e spazi comuni, e alla Regione per la valutazione di impatto ambientale.

›  Rec. E’ obbligatorio iscriversi al Rec, nella sezione speciale per le imprese turistiche, e fare l’assicurazione per responsabilità civile e furto.

›  Altro. Nei campeggi più grandi, serve l’ok dei Vigili del fuoco. Come per tutte le attività, inoltre, sono necessarie partita Iva, iscrizione in Camera di Commercio, Inps, Inail, denuncia per la tassa sui rifiuti…

«così ho aperto il campeggio per nudisti»

Dopo anni di tranquillo lavoro in banca, la decisione, insieme alla moglie, di rilevare un campeggio. Fin qui niente di strano, se non fosse per la “specializzazione”. Si tratta infatti di un camping naturista, riservato a chi pratica il nudismo. E’ la storia di Eugenio, socio dal 2002 del Club Costalunga, sulla collina di Sassello in provincia di Savona. In Italia questi campeggi sono soltanto una decina e per gli addetti ai lavori si tratta di una grande occasione mancata. Così migliaia di nudisti vanno sulle coste francesi e croate. L’Italia è infatti l’unico Paese europeo a non avere una normativa che garantisca libertà di esercitare il nudismo. «Quest’incertezza mina sul nascere qualsiasi iniziativa – dichiara Eugenio – a meno di trovare un’amministrazione locale “aperta” come qui a Sassello, che riconosce la sentenza della corte di Cassazione a favore del naturismo, purché praticato in luoghi protetti al pubblico». I clienti? Numerosi, la metà italiani. «Nonostante i prezzi inferiori del 30-40% rispetto ai campeggi “normali”, riusciamo a coprire senza problemi tutti i costi. Noi facciamo questo lavoro per passione, ma un bravo manager ci farebbe affari d’oro!».

INFO: Club naturista Costalunga – Loc. Palo, Sassello (SV) – tel. 019 720004, www.costalunga.org, info@costalunga.org

chi ti aiuta

Tutte le agevolazioni pubbliche che finanziano l’avvio di un campeggio

Monica Gadda, Millionaire 6/2005

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