Batti il ferro finché è caldo

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Crea pezzi unici. Spesso lavora a stretto contatto con gli architetti. Ricostruisce lampade, letti, scale, ringhiere.  E’ strapagato. Così il fabbro torna di moda. Ci vogliono creatività e un diploma d’arte

Vecchi mestieri tornano di moda. E il fabbro gode di rinnovata popolarità. Un po’ artigiano e un po’ artista, crea con le sue mani pezzi unici. L’attività non è per tutti: si richiedono forza, manualità e creatività. Ma le soddisfazioni non mancano: autonomia, dopo l’apprendistato, e guadagni interessanti. Chi lavora bene si fa conoscere in tempi brevi e gli incarichi arrivano con continuità. Tanto che spesso la bottega (chiamata anche fucina o forgia) può accogliere apprendisti o pagare collaboratori, per portare avanti i progetti commissionati.

In tutta Italia, decine di migliaia di aziende artigiane lavorano metalli: difficile precisarne il numero, perché vi rientrano carpentieri, lattonieri, installatori di serramenti. La loro attività si esercita nell’ambito dell’edilizia, tra costruzioni nuove e rifacimenti. Ma oggi è sempre più richiesta una professionalità specifica: quella della lavorazione artigianale del ferro. Il fabbro ferraio usa strumenti simili a quelli di molti anni fa: mani, forgia, incudine, martelli. Cambia però la valutazione delle sue realizzazioni. Da quattro-cinque anni un numero crescente di persone cerca e apprezza i manufatti, ideati dall’artigiano o eseguiti su disegno del cliente stesso, magari per ricostruire parti di antiche costruzioni: dalle lampade ai letti in ferro, dai separé alle scale interne, dalle ringhiere alle recinzioni.

«Si sta verificando una ripresa emozionante di un mestiere di antica tradizione. La novità è l’alleanza tra fabbro e architetto. I professionisti si avvalgono dell’aiuto degli artigiani artisti, i progetti nascono in collaborazione. E il risultato sono pezzi unici», spiega Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, architetto e direttore responsabile delle testate Dibaio editore, fra cui Il ferro battuto. Un’indagine della testata rivela che oggi in Italia operano almeno uno o due fabbri d’arte per ognuno degli ottomila comuni italiani. E c’è spazio per nuove aziende. «I giovani possono trovare un’attività redditizia, con un valore aggiunto: la possibilità di esprimere gusto e creatività. Il ferro va interpretato e trattato con cura» spiega Jonghi Lavarini. «L’ideale è avere una formazione di base per conoscere linee e stili: un diploma di scuola d’arte o d’accademia. E una buona manualità, anche se oggi ci sono strumenti tecnici che facilitano il lavoro e lo rendono meno faticoso».

Il punto di partenza di un fabbro d’arte è il tondino, la piattina o la lastra di ferro, scaldato sulla forgia, una specie di braciere, fino alla “fucinazione”. La materia prima, resa morbida ma non fusa, poi è battuta, allargata, incurvata con martelli di dimensioni e pesi diversi. Alcuni artigiani velocizzano il lavoro assemblando pezzi prefabbricati, realizzati da aziende specializzate (www.india.it, www.eurofer.it…), ma i puristi del mestiere storcono il naso: il fabbro d’arte fa tutto da solo. Ma le imprese totalmente artigianali, secondo la Confartigianato, in Italia sono meno di mezzo migliaio, concentrate particolarmente in zone storiche, come il Veneto, la Toscana, la Sicilia e la Sardegna, o nelle vallate montane. «A Treviso, una delle poche province dove ci sia una categoria organizzata di fabbri, ci sono 70 aziende di cui circa 25 con una produzione di buon livello, ma quelle di qualità alta sono solo tre o quattro» racconta Renato Cadamuro, presidente della Comunità ferro battuto, l’associazione locale tra fabbri (Confartigianato Treviso). La sua impresa, con due collaboratori, esegue lavori prestigiosi. Molti i clienti all’estero. «I progetti per l’abbellimento o la ristrutturazione di case e ville offrono un mercato di livello elevato, anche ai giovani» spiega Cadamuro. Ma come s’imparano i segreti del mestiere? «Servono almeno cinque anni di apprendistato presso un fabbro. Molti dei nostri associati sono disposti ad accogliere giovani apprendisti. I primi stipendi si aggirano sugli 800 euro al mese, ma dopo un paio d’anni si alzano ai 1.200 euro. Col tempo, poi, un operaio bravo contratta retribuzioni di tutto rispetto. Quando un fabbro diventa imprenditore, il suo guadagno mensile parte da quattromila euro, ma può diventare molto più alto. Servono una buona cultura e la capacità di farsi conoscere. Anche con la pubblicità. Non esiste un prezzo fisso per un oggetto artigianale: dipende dal progetto, dalle ore di lavoro, dalla difficoltà di esecuzione, dalla finitura. Una scala interna può costare da 150 a 5.000 euro al metro».

i ferri del mestiere

L’abc per aprire bottega

Laboratorio.

Deve essere situato in zona industriale o artigianale, a causa dei rumori che produce. Bastano anche pochi metri quadrati. Indispensabile adeguamento alle norme per la sicurezza sul luogo di lavoro. Rivolgersi all’Asl locale.

Attrezzatura.

Forgia (o fucina): piccola fornace ventilata. A carbone richiede un impianto a norma per l’emissione dei fumi. Più moderna quella elettrica. O a gas: prezzi da 560 a 990 euro (Ar Italia, tel. 0722 99112, www.aritalia.it).

Incudine.

Base in metallo su cui si batte il ferro. In vari modelli, da quelle più leggere e di bassa qualità (50 kg, in ghisa) a quelle più pesanti (2 q, in acciaio): da 250 a 2.300 euro (presso le utensilerie).

Martelli e tenaglie.

Di martelli ne occorrono di vario peso e forma, da 1 kg a 3,50 kg, a seconda dello spessore di ferro da battere (presso le utensilerie, prezzi vari). Ci vogliono poi tenaglie e morse per tenere il ferro, troncatrici, saldatrice e trapano per tagliarlo (presso le utensilerie, prezzi vari).

Maglio.

Martello semiautomatico, per i lavori più pesanti. Non è indispensabile per cominciare. Quelli pneumatici costano da 200 a diecimila euro (Ar Italia).

Sagomatrice.

Serve per produrre varie decorazioni, non indispensabile. Base: circa 2.500 euro. Con set completo di accessori: oltre i diecimila euro (Ar Italia).

Furgone.

Indispensabile per il trasporto dei lavori eseguiti. Prezzo: da 15 mila euro (usato può costare un terzo).

Investimento totale. Circa 50 mila euro, maglio compreso. Escluse le spese immobiliari. E’ chiaro che l’investimento si dimezza con attrezzature usate.

 «bastano pochi soldi per cominciare»

Fabbro suo padre, fabbro lui. Per passione. Roberto Ferrero, 30 anni, lavora a Castigliole d’Asti, realizzando lavori su misura e su disegno, dal posacenere di 10 grammi al cancello di vari quintali. «Non facciamo prodotti di serie. Ogni pezzo è eseguito a mano» spiega Roberto, che si è fatto conoscere grazie al passaparola e ai suoi lavori. Quanto si paga, per la qualità? «Difficile quantificare: ogni pezzo fa a sé. Il prezzo si calcola in base ai materiali e alle ore di lavoro. La retribuzione varia in base all’abilità: da 15 a 30 euro o più, l’ora». Il lavoro di fabbro, secondo Roberto, si sta rilanciando grazie alla moda degli arredamenti rustici e antichi. «Poi il ferro è un materiale che non si rovina e un pezzo artigianale acquista valore, nel tempo». Fra i suoi lavori, l’artigiano cita i più originali: lampadari a testa di drago e applique a forma di grappolo d’uva. A chi comincia, consiglia pazienza: «A volte si perde tempo per rifare i pezzi, perché non tornano le misure. Ma è il risultato che conta. E bastano pochi soldi per cominciare». Info: tel. 0141 968232.

Silvia Messa, Millionaire 6/2005

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