Belle donne + sbornie = soldi

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Semplice ma efficace il business plan dell’imprenditrice del Coyote Ugly Saloon, il bar più spregiudicato d’America

«Ringrazio le Orsoline della mia città, per avermi insegnato a credere in me, e a capire che potevo ottenere tutto quello che volevo» esordisce Liliana “Lil” Lovell, fondatrice del Coyote Ugly, il bar più spregiudicato d’America. Ma le suore di New Rochelle probabilmente si aspettavano ben altro futuro per la diciassettenne allieva decisa a trasferirsi a New York.

La sua storia? Approdata nella Grande Mela, Lovell trova lavoro come cameriera nel ristorante italiano Travis: una sera, dovendo sostituire un barman in vacanza, improvvisa uno show per gli avventori. Salta sul banco, canta, balla e invita i presenti ad accompagnarla a suon di bevute. L’incasso della serata è senza precedenti, tanto che il padrone del ristorante chiude la cucina e si dedica totalmente alla vendita di alcolici. Liliana si iscrive all’università, ma cambia indirizzo di studi in continuazione, nel tentativo di trovare la strada giusta per realizzare il suo obiettivo: fare soldi. Ci prova pure con Wall Street e comincia l’apprendistato con un operatore di Borsa. «Guadagnavo 250 dollari la settimana, mentre al bar ne facevo 250 ogni sera» ricorda. Torna così sul bancone, questa volta all’Anacondas, locale brasiliano dove la specialità della casa erano i cocktail, lunghi da preparare e da sorseggiare in tutta calma… Una vera noia per la scatenata Lil, che preferiva lo sprint degli shots: un whisky o altro parente alcolico buttato giù tutto d’un colpo.

Poi, la svolta: le offrono il posto di barman al Village Idiot, che di giorno è un’osteria per vecchietti che giocano a carte, ma che la sera Lovell trasforma in un locale hot, con musica a tutto volume, balletti sexy e sfide ai clienti a chi beve di più. Decisa a mettersi in proprio, trova un socio finanziatore e il 27 gennaio 1993 apre il Coyote Ugly Saloon. Il suo business plan si riduce a una semplice operazione matematica: belle donne + sbornie = soldi. Arruola ragazze di bella presenza, che sappiano ballare o cantare, e le addestra a incitare i clienti a bere, sfidandoli in vere e proprie gare all’ultimo goccio, sullo sfondo di uno show spettacolare con ballerine, serpenti intorno al collo e giochi col fuoco. Il Coyote diventa famoso in tutta New York per il suo ambiente elettrizzante e le sue spregiudicate bariste, poi nel ’97 si fa conoscere in tutti gli States grazie a un articolo nella rivista GQ, e nel 2000 in tutto il mondo con il film Le ragazze del Coyote Ugly di David McNally. Nel 2001 apre a Las Vegas il primo locale in franchising, a cui se ne sono aggiunti altri 12 nel giro di due anni; l’ultimo della serie apre i battenti a San Antonio (Texas) il 28 luglio. Nel 2003 il fatturato globale dei saloon ha superato i 20 milioni di dollari. Oggi Lil è mamma di un bambino di tre anni, vive a New Orleans e continua a tenere le redini della sua azienda. Da dietro una scrivania.

INFO: www.coyoteuglysaloon.com

L’albergo che piace

Un classico albergo in eredità. Poi l’idea di trasformarlo in una struttura tecnologica e dedicata al benessere. Risultato: 12 mesi all’anno di tutto esaurito

«Abbiamo 80 camere, e registriamo 40 mila presenze l’anno. Il doppio di quelle che di solito ottiene un albergo turistico tradizionale» esordisce Marco Di Carlo, titolare con i fratelli Rino e Massimo dell’Hotel Europa di Giulianova (TE). Un risultato ottenuto perseguendo un unico obiettivo: rendere l’impresa di famiglia diversa dalla concorrenza, con innovazioni tecnologiche e aree attente al benessere. In una terra come Giulianova, molto specializzata nel settore turistico, poteva sembrare una “mission impossible”.

Spiega Di Carlo: «Qui la concorrenza è agguerrita e i clienti bisogna andarseli a cercare. Per trovarli, abbiamo ristrutturato l’albergo e riservato un intero piano alle camere per chi fa business, con accesso a servizi come la Tv interattiva, la connessione Internet e la stireria rapida. Per allargare il nostro target, abbiamo puntato alle squadre di calcio e pallavolo in trasferta: tra i nostri ospiti, numerosi giocatori e Vip». Così l’Hotel Europa è sempre pieno: nel fine settimana ospita atleti e cerimonie, mentre negli altri giorni sono gli uomini d’affari e i turisti a far registrare il tutto esaurito, in camere che costano dai 50 euro in su. Commenta Di Carlo: «Miriamo alla fidelizzazione del cliente: verifichiamo la sua soddisfazione e aggiungiamo sempre nuovi servizi. L’ultima iniziativa? Una piscina sulla spiaggia ad ambientazione caraibica, con palme, giochi d’acqua e area benessere. Ma stiamo già pensando a qualcos’altro…».

INFO: Hotel Europa – lungomare Zara, 57 – 64021 Giulianova (TE), tel. 085 8003600, www.htleuropa.it

Maria Spezia

L’uomo sandwich del terzo millennio

Tre creativi spagnoli aprono un’agenzia di pubblicità e brevettano un giubbetto multimediale per spot da strada

Sono di Madrid i tre appassionati di tecnologia che hanno inventato un giubbetto pubblicitario multimediale. L’idea nasce durante le vacanze di Natale del 2002, quando i due amici d’infanzia Daniel Garcia (25 anni) e Sergio Pozo (28 anni) si riuniscono a festeggiare. «Danny, che all’epoca lavorava per una casa di produzione cinematografica a Los Angeles, mi parlò di un nuovo sistema portatile multimediale per annunci pubblicitari, una sorta di uomo-sandwich digitale» racconta Pozo. All’inizio del 2003 ai due si aggiunge un terzo amico, Eugenio Jimenez (30 anni). Investono 30 mila euro per la costituzione della loro agenzia pubblicitaria Plasmaidea e la realizzazione del prototipo. «Il marchingegno si componeva di uno schermo anteriore, due bretelle e un computer portatile con una batteria enorme, da portare sulle spalle. Pesava 22 chili. Lo sperimentammo in strada, per vedere la reazione della gente. Si avvicinò una persona incuriosita, chiese a che cosa serviva l’apparecchio e quasi voleva che le facessimo un contratto di pubblicità». Incoraggiati dalla buona risposta del pubblico, i tre amici hanno continuato a lavorare sul prototipo, “alleggerendolo” e migliorandone l’estetica. Tutto il fatturato dell’azienda del 2003 (circa 100 mila euro) è stato reinvestito nel giubbetto. La ricerca di componenti tecnologicamente avanzati e ridotti nelle dimensioni ha portato i tre soci fino in Asia, mentre aspettavano che venisse loro concesso un brevetto. Dopo mesi di lavoro, alla fine sono riusciti a mettere a punto il prodotto finale: il giubbetto multimediale attuale è in tela, con tutti gli apparecchi nascosti alla vista e dotato di uno schermo Tft di 15,2 pollici che riproduce audio e video. L’autonomia è di quattro ore con batteria ricaricabile e pesa solo 4,5 chili. Oggi Plasmaidea è in grado di offrire ai suoi clienti diretti e ai centri media una vasta serie di servizi, dallo studio e realizzazione di campagne, al disegno di packaging e immagine aziendale, video, giochi virtuali e naturalmente l’affitto del giubbetto digitale per spot itineranti. Al suo secondo anno di attività, Plasmaidea prevede di superare i 300 mila euro di fatturato.

INFO: www.plasmaidea.com; Sergio Pozo: spozo@plasmaidea.com

Cristina Galullo Millionaire 07-08/2004

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