Brico mania

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Gli italiani riscoprono il fai-da-te e fanno la fortuna di negozi e centri specializzati. Il mercato è in forte espansione. Ecco, in soldoni, quanto costa (e rende) un negozio di bricolage

La cucina da imbiancare, un mobile in legno da restaurare, il giardino da sistemare. Gli italiani guardano al fai-da-te con nuovo grande interesse. E quella che una volta era un’incombenza per risparmiare oggi è un hobby per dar sfogo alla propria creatività. E personalizzare la casa. C’è già chi parla di fenomeno. Un dato su tutti: lo scorso Natale, il bricolage ha spopolato.

L’hanno regalato 19 italiani su 100.

Così per rispondere alle esigenze di chi si dedica al fai-da-te e agli hobby creativi sono nati negozi specializzati e corner. Numerose le opportunità di lavoro. E per chi vuole intraprendere, il settore presenta ancora ampi spazi d’azione. L’importante è partire con il piede giusto. Il settore è in rapida evoluzione. Legno, vernici, ferramenta, edilizia e arredo casa sono i reparti “tradizionali”. Ma alcuni negozi vendono anche complementi d’arredo, illuminazione, casalinghi, articoli da regalo e manualistica. I centri più grandi propongono anche fiori, piante e attrezzi da giardino.

«Con qualche servizio in più al cliente, un negozio fai-da-te può battere la concorrenza di ipermercati e centri commerciali, dal momento che sul prezzo si è perdenti» sostiene Filippo Cardullo, direttore del Bricook di Canelli, in provincia di Asti (tel. 0141 831885, www.bricook.it). Strumenti per tagliare il legno, cornici su misura, progettazione interni ed esterni, servizio tintometrico per la pittura del colore desiderato, corsi di bricolage e decorazione, possibilità di noleggiare strumenti e attrezzature. «Per avere una marcia in più, i centri specializzati devono assistere la clientela e offrire un vasto assortimento» dichiara Marco Carlini, responsabile relazioni esterne di Edibrico, casa editrice specializzata nel settore del bricolage. Per il negozio occorrono almeno 800/1.000 mq. Essenziale poi stabilirsi lungo un nodo viario importante, nei pressi di un centro commerciale con disponibilità di parcheggio e contare su un bacino di utenza di almeno 20-30 mila persone. Cura nell’immagine e nell’arredo del negozio, esposizione e prezzi chiari sono le altre garanzie del successo. A queste condizioni, il business può essere davvero redditizio. Il mercato in questi anni sta beneficiando di una forte espansione, al Nord quanto al Sud. Il cliente tipo? «E’ un hobbysta, dai 35 ai 50 anni. Molti tra i nostri clienti sono imprenditori e professionisti» dichiara Cecilia Lagostina, che da più di 15 anni gestisce con la famiglia a Gravellona Toce (VB) “Il fai da te” (tel. 0323 864788, www.faidanet.it). Al Nord, le donne ormai sono tante quanti gli uomini, nel Meridione ancora un po’meno.

I numeri dell’attività? A conti fatti, a fine anno, ci sono attività di 1.500 mq che totalizzano più di due-tre milioni di euro. Certo, l’investimento iniziale non è da sottovalutare. Ci sono le spese “burocratiche” per l’autorizzazione comunale (Vigili del fuoco, sicurezza, agibilità dei locali) e per la costituzione di una società, in maggior parte Srl. «Bisogna inoltre calcolare che per una superficie di 1.500 mq ci sono all’incirca 300 mila euro tra scaffalature, attrezzature, furgoni, hardware e software» afferma Carlo Canavasso, direttore commerciale del consorzio Punto Legno (Numero Verde 800 466982, www.puntolegno.it). In più almeno 500 mila euro di merce. Comunque, se l’attività va bene, in quattro anni si rientra.

Onerosa anche la gestione: affitti, personale, pubblicità. In un centro commerciale chiedono anche 150 euro al metro e, date le superfici in gioco, le cifre fan presto a lievitare. «Idem per il personale: in un’attività di medie dimensioni sono anche 10-12 gli addetti, tra commessi, cassiere, falegnami e amministrazione» continua Canavasso. Infine, le spese per pubblicità, riscaldamento e corrente, impresa di pulizie, vigilanza.

Alle attività migliori resta pur sempre un margine del 35-40% del fatturato. Così anche le grandi catene nazionali e internazionali (compresa le food tipo Coop e Bennet), stanno aprendo un po’ ovunque. Nel 2003, i 450 punti vendita della grande distribuzione specializzata si sono spartiti vendite per più di nove miliardi di euro. In crescita anche i gruppi di acquisto, quelle società consortili (nulla a che fare con il franchising) che grazie a ordini cumulativi spuntano dai fornitori prezzi inferiori e tempi di pagamento più lunghi e che portano avanti massicce campagne pubblicitarie che il singolo non potrebbe permettersi. Consiglia Canavasso: «Per avere successo bisogna conoscere il mercato con le tendenze europee e internazionali, selezionare accuratamente le ditte, ottimizzare i budget d’acquisto, magari anche su 30-40 mila articoli».

Per chi, infine, ha  l’hobby del bricolage, ma non vuole aprire un negozio c’è una nuova opportunità: dare lezioni di “creatività” presso i grandi centri e i negozi specializzati.

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Monica Gadda, Millionaire 3/2005

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