Ci vuole un fisico bestiale

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Luca Carboni torna a fare concerti dal vivo. E pubblica un libro. Per trovare risposte e non smettere di sognare. Alla ricerca della felicità

Come ha trovato la sua strada?

«Avevo qualcosa di forte da esprimere e sono capitato al momento giusto nel posto giusto. Bologna era una città in pieno fervore artistico e ho ottenuto il primo contratto discografico a vent’anni. La mia fortuna? Anche essere identificato come capace di interpretare i sentimenti di un’intera generazione».

E oggi come ci si può affermare nel mondo della musica?

«Oggi è più difficile per i giovani. La verità è che talento, bravura e volontà non bastano. Serve anche tanta fortuna. Poi bisogna fare un esame di coscienza molto critico e chiedersi se si è originali o solo la copia di qualcun altro. L’unicità è la sola cosa che vince».

La musica, il disegno, la scrittura: ci racconti la sfida di un artista completo…

«Tutto comincia dal bisogno, molto intimo, di dar voce alle sensazioni. Poi, quando ci si accorge che queste sensazioni sono condivise da molti, si passa da un ambito privato a uno più pubblico. Il mio libro (Autoritratto) è nato dall’osservazione dei miei quaderni di lavoro e rappresenta un incontro fra disegni e parole».

Quanto è importante sognare?

«Sognare vuol dire essere in viaggio verso qualcosa di importante. Il senso del sogno è il movimento. Quando raffiguro le persone, le disegno con una stellina sulla fronte, che rappresenta il sogno. E la stellina spero di averla sempre anch’io…».

Il successo ha solo aspetti positivi?

«C’è chi sostiene, come Fernando Pessoa, che la privazione di intimità rende la gloria dolorosa. E’ chiaro che la popolarità è difficile da gestire. Il successo è come un’onda che ti travolge. A gestirlo, impari poco alla volta. Nel mio caso, ho rinunciato a un po’ di popolarità per avere una migliore qualità della vita».

Lei ha sempre preferito la parte creativa a quella promozionale. E ora?

«Quando ho dentro qualcosa di forte da comunicare, affronto volentieri anche gli aspetti meno artistici e più vicini alle pierre. Ma tutto questo non avrebbe senso, se non ci fosse sotto un’opera da presentare».

Che cosa voleva esprimere con la sua canzone Ci vuole un fisico bestiale?

«A una lettura superficiale, poteva sembrare un inno al fisico palestrato. In realtà, c’è molta ironia. L’intento è quello di spiegare che serve tanta energia interiore per non farsi massacrare dalla vita. E questa energia si trova approfondendo il rapporto con il proprio spirito. Il bisogno di risposte spinge ognuno a fare un proprio percorso».

Nel libro scrive: «Non ho molta confidenza con il divertimento e l’allegria, ho sempre cercato la felicità»…

«Nella vita non si può stare soltanto in superficie. Bisogna andare in profondità, alla ricerca della felicità vera. Mi capita di essere felice oppure molto infelice, senza mezze misure. Mi piace fare, osservare, dire, ascoltare. Essere al centro dell’attenzione, ma anche essere attento. Mi piacciono i diversi modi di esserci».

Lucia Ingrosso, Millionaire 5/2004

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