Corsi di formazione: scegli il meglio

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No ai seminari che fanno spettacolo. Sì a quelli che puntano al saper fare. Occhio al prezzo e al numero dei partecipanti. Attenzione al relatore. Così si sceglie un corso di formazione e si ottengono vantaggi

Vuoi imparare? Mettiti a fare. E’ su questo concetto che si basano le tecniche più all’avanguardia nel settore della formazione. «L’adulto apprende tramite il processo di imitazione: è stato scientificamente dimostrato che si ricordano soltanto le nozioni imparate sul campo. Quelle astratte non lasciano alcun segno» assicura Carlo Barberis, formatore e fondatore di Power Training, una società di formazione convenzionata con la Regione Lombardia e certificata Iso. «In altre parole: se vuoi prendere il brevetto di pilota, devi pilotare. Così, se il relatore crea un ambiente verosimilmente simile a quello reale, va ad accelerare il processo di apprendimento degli adulti».

Facciamo un esempio concreto…

«Se devo organizzare un corso per operatori di call center, farò una vera e propria rappresentazione teatrale, con particolari effetti scenici che trasformano l’aula in un ambiente di lavoro. Non solo: trasmetto nozioni seguendo un preciso copione, dove vado a identificare tutte le difficoltà e le situazioni critiche che si possono verificare nella realtà».

Così si ottengono risultati maggiori?

«Sì. Chi frequenta un semplice corso di formazione, dopo una settimana, ha già perso il 30% delle informazioni ricevute. Perché, se non utilizzi una tecnica che hai appreso, la perdi».

Com’è il mondo della formazione oggi in Italia?

«La grande maggioranza dei corsi si rifanno a modelli di derivazione anglosassone. Il che significa che sono troppo svincolati dal contesto e dalla realtà dei partecipanti. Risultato: non servono a nulla. Un momento di aggiornamento ha senso soltanto se ha un ritorno pratico. E, un’azienda che oggi compra formazione, lo fa quando ha almeno uno di questi vantaggi: diminuire i costi, o aumentare i fatturati».

A chi consiglierebbe di frequentare un corso?

«A venditori, medici, datori di lavoro, manager, leader. Viviamo in un momento di grande cambiamento: il rischio di essere obsoleti è reale. E la concorrenza è sempre più agguerrita. Chi ha posizioni di leadership deve imparare a ottimizzare il proprio team, capire le esigenze dei suoi collaboratori. In questo modo: guadagna più soldi, facendo sempre meno fatica».

A che cosa può servire invece un corso a un venditore?

«Ci sono venditori a catalogo e venditori consulenziali. I primi vanno a magnificare il loro prodotto e spesso sono perdenti. I secondi mettono in atto precise tecniche di vendita, apprese in corsi specifici, e sono in grado di capire chi hanno di fronte e i loro bisogni. Su dieci visite, chiudono sempre un contratto».

Corsi buoni, corsi cattivi: come riconoscerli?

«No a tutti i corsi che puntano alla spettacolarizzazione. E’ finita l’epoca delle camminate sui carboni ardenti e delle attraversate in mezzo al mare. La formazione funziona quando lavora sul concetto del fare. Un consiglio: prima di scegliere un corso, chiedete quali vantaggi pratici può darvi rispetto a un problema che avete. Se dura 24 ore, informatevi su che cosa si fa dalla prima all’ultima ora. I corsi buoni lasciano un’impronta indelebile nel nostro comportamento».

Altre dritte per riconoscere il corso ideale?

«Fatevi dare delle referenze, parlate con chi ha già frequentato quel corso o quella scuola. Problemi di privacy? Balle. Una scuola è orgogliosa di darvi i nomi di persone soddisfatte. Attenti anche al costo (deve stare tra i 400 e i 1.000 euro) e al numero dei partecipanti. Preferite situazioni a numero chiuso. L’ideale? Dieci persone, massimo 15. Non dimenticate inoltre che sono moltissime le associazioni di categoria o le strutture come il Fondo Sociale Europeo, che offrono formazione ad altissimo livello, spesso gratis».

Che cosa pensa della formazione a distanza?

«Può essere un’alternativa più economica. Ma a una sola condizione: che l’interattività sia effettiva».

Quanto conta invece il nome del relatore?

«Tantissimo. Informatevi sul suo nome e su quello che ha fatto in precedenza. Dopo sei anni di attività, un formatore ha già gli strumenti per essere valido».

Secondo lei, come si diventa venditori di successo?

«Imparando a possedere l’anima del cliente. Solo così si instaura una relazione simile all’amicizia, si capiscono i suoi bisogni, si riesce a consigliarlo per il meglio. E l’affare è fatto».

Un consiglio per chi vuole mettersi in proprio…

«Valuta bene il mercato in cui intendi muoverti. Mettersi in proprio è un’esperienza straordinaria, ma difficile. Bisogna andare cauti e, prima di partire, occore un’analisi approfondita. Andate sul campo, intervistate le persone che hanno scelto la vostra strada, informatevi. La via del successo non è dietro l’angolo. E’ fatta di ore di lavoro. E anche di capitali».

Che cosa consiglia invece a chi non ha ancora trovata la sua strada?

«Sviluppa la curiosità. E’ una qualità importante, che può portare all’autorealizzazione. La curiosità ti permette di guardare oltre i tuoi occhi, di scoprire cose nuove e magari anche utili al tuo futuro. E ancora: fai solo quello che ti piace fare. E se vuoi essere un albero, sii il più bell’albero della foresta».

Eleonora Chioda, Millionaire 01/2004

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