Dietro le quinte del sesso

0
16405

Business con cifre da capogiro. Aumentano i consumatori dell’hard. Raddoppiano gli imprenditori del settore. L’Italia è seconda solo agli Stati Uniti per la produzione di film a luci rosse. Eppure, i conti non tornano. Troppa libertà sessuale fa male alla pornografia?

Pornografia: cambia il modo di consumarla. Non più nelle sale cinematografiche (che sono rimaste una trentina in tutta Italia). Non acquistando riviste, che hanno conti in rosso e rischiano di chiudere. I consumatori vanno on line e nei sexy shop (che si moltiplicano in ogni città), acquistano dvd, scelgono i canali satellitari tematici, chattano, chiamano le hot line. E fanno registrare fatturati da copogiro. Il business del porno in Italia porta a casa 516 milioni di euro. E così, accanto agli imprenditori storici del settore, sono nate centinaia di figure che hanno dato vita a imprese piccolissime, a volte a conduzione familiare, o perfino individuali.

Ma guadagnano tutti? La risposta è ovvia: no. «Dal ‘94, quando il tribunale di Genova emanò una sentenza che rese pressoché legali le attività in questo settore, nel business sono entrati in tanti» ricorda Giuseppe Sbarra, vecchio produttore di film a luci rosse e oggi proprietario di tre sexy shop (www.deltadivenere.com). Fare un film è diventato così alla portata di tutti. «Una videocamera di discreta qualità costa duemila euro – sostiene Silvio Bandinelli, titolare della società di distribuzione Show Time (www.showtimefilm.com) – e, per girare scene di sesso, va più che bene. In questo caso, si rinuncia alla troupe, al direttore della fotografia, agli elettricisti e ad altro personale una volta indispensabile. Certo, la qualità è scadente, ma tanto nessuno, ormai, è disposto a pagare la qualità». Eppure, c’è ancora chi realizza film molto impegnativi, addirittura con costumi d’epoca e scene costosissime. «I film hard – spiega Steve Morelli (www.stevemorelli.it), uno tra i pochi registi in piena attività – si dividono in due categorie: ci sono quelli di fiction, che raccontano una storia, sia pure infarcita di sesso spinto, e poi ci sono i cosiddetti all sex o anche wall to wall, letteralmente “muro a muro”, cioè scene di sesso legate tra loro senza nemmeno una traccia di trama». E’ chiaro che il costo, tra questi due estremi, varia di molto.

«Per realizzare un film, si possono spendere mille euro, oppure arrivare a 500 mila e anche più – considera Bandinelli – ma poi bisogna vedere come venderlo e a chi». Per fare due conti: un film di medio budget (50 mila euro), prevede una troupe (sia pure ridotta al minimo) e pochi giorni di riprese (meno di una settimana). Sotto questo livello, ci sono i cosiddetti “amatoriali”. Sono realizzati spesso dagli stessi protagonisti o, comunque, con attrici e attori improvvisati, quasi tutti dei Paesi dell’Est, che lavorano quasi gratis. Ma esistono anche i kolossal, che costano fino a 500 mila euro. Solitamente remake o parodie di celebri film. E così sono nati Tettonic, ispirato a Titanic, oppure La dolce vita, versione hard del film felliniano, e Pinocchio. «L’ultimo remake che ho girato è I moschettieri del re – racconta Steve Morelli – con tanto di costumi d’epoca e ambientazione nella Francia del 1600. Abbiamo preso in affitto interi musei che gli scenografi, poi, hanno riallestito con i materiali fatti arrivare da Cinecittà. La sola troupe era composta da ben 25 persone, senza contare gli attori e le comparse. C’era perfino il maestro d’armi e ben dieci stuntmen, per le scene acrobatiche». Questo film, girato nel 1999, è costato 150 mila euro e ha richiesto alcune settimane di lavorazione. Ma è servito a lanciare la Mgr Communication, casa di produzione di Michele Berardi, altro nome storico del cinema porno italiano, che adesso guida la Top Line Video, una società di distribuzione considerata tra le migliori nel settore. Eppure, c’è chi i film porno ad alto costo li produce abitualmente. Un esempio è Mario Salieri (vedi box a sinistra). Senza contare Rocco Siffredi, un’autentica celebrità in tutto il mondo e conosciuto anche da chi non ha la passione per i suoi film. «Gli ex-attori sono agevolati – spiega Giorgio Bortoluzzi, direttore della rivista Video Impulse (www.videoimpulse.com) – perché conoscono bene il prodotto, e sanno come girare una scena hard. In realtà, anche se con una videocamera da pochi soldi ognuno si può sentire regista o produttore, non è affatto facile entrare in questo mondo. Si può anche produrre qualcosa a basso costo. Ma poi bisogna fare i conti con una concorrenza che, comunque, avrà un prezzo più basso ancora».

Quindi anche quando si è riusciti a produrre un film dignitoso, il problema è la distribuzione. A chi si vende un film porno? L’ultimo anello della catena sono le videoteche, i videoshop e le tv satellitari. Ma chi ha prodotto un film non può certo andare in giro a proporlo nei negozi di tutt’Italia. Allora ci si rivolge a una società di distribuzione. Che, comunque, difficilmente è disposta a pagare una cifra equa. Sono gli stessi distributori che lo dicono: per un film di discreta qualità, si possono ottenere al massimo 2.500 euro con l’esclusiva per l’Italia. Proporlo all’estero costerebbe più di quello che potrebbe fruttare. Le tv satellitari, alcune delle quali sono specializzate in questo genere, non pagano abbastanza e, comunque, finora non hanno dimostrato interesse per i prodotti amatoriali. Insomma: non c’è proprio nuovo spazio in questo business?

Una voce contraria è quella di Corrado Fumagalli (www.corradovideo.com), noto a un vasto pubblico per avere inventato un programma televisivo, Sexy Bar, che ha trasformato gli studi di un’emittente televisiva milanese in una passerella per gli artisti del porno. Inoltre, pubblica un mensile di annunci erotici, Chiamami (www.italiachiamami.com), che ogni mese vende in edicola 70 mila copie, sempre con una cassetta allegata. «Non è vero che c’è crisi in questo settore – sostiene con convinzione – ma gli imprenditori che erano partiti una decina di anni fa non si sono adeguati all’evoluzione: si vendono meno videocassette, è vero, ma ora ci sono i diritti delle pay per view. E le vendite di dvd stanno crescendo a vista d’occhio». Ma anche lui ammette che non è affatto facile piazzare i film a luci rosse. «C’è un eccesso di offerta di basso livello: i film amatoriali si possono comprare in Olanda o a Praga con 25 euro. Per fare vero business si dovrebbe entrare nel giro delle produzioni ad alto budget dove, però, a vincere sono i grandi nomi: Bandinelli, Salieri, Siffredi e così via».

Certo, ad avere un po’ di soldi da investire, si potrebbe anche tentare di farsi posto. E per Fumagalli il trucco c’è: «Invece di investire nelle riviste specializzate, lette dagli appassionati, i produttori dovrebbero fare pubblicità sulle altre riviste, per guadagnare nuovo pubblico. E poi la tv: io con il mio programma ho lanciato molti artisti e anche produttori».

Anche a voler cominciare come attrice, attore o in un ruolo da dietro le quinte, c’è poco da scialare. Un’attrice italiana prende meno di 500 euro a scena. E dev’essere una bella e brava professionista. La maggior parte lavora quasi gratis, pur di comparire. Sperando, magari, di guadagnare dopo, facendo le serate nei locali. Ma questo degli spettacoli dal vivo è un fenomeno poco italiano. «E’ all’estero che ci sono circuiti di sale – dice Bortoluzzi – che cercano proprio le attrici che hanno girato qualche film. In Spagna, sono addirittura previste anche le esibizioni hard dal vivo». Il mercato estero, quindi, sembra davvero l’unico che tiene ancora accese le luci rosse. E, anche se la concorrenza è spietata, gli italiani sanno farsi valere. Sarà davvero che «Italians do it better»?

Che cosa fa. Gira, produce e distribuisce film a luci rosse.

Requisiti. Conoscenza del settore e di tutti i meccanismi della distribuzione.

Quanto guadagna. Un produttore affermato fa 6-8 film all’anno. giro d’affari: da 100 mila euro in su.

Formazione. Tutta sul campo.

Mario Salieri. Lo Zeffirelli del porno

Produce 16 film  all’anno e quattro li dirige personalmente. E’ considerato il più raffinato dei registi porno e i suoi film sono sempre molto curati

Perché fare film costosi, quando poi il mercato chiede prodotti di semplice sesso?

«E’ vero che in buona parte il mercato richiede prodotti di scarsa qualità, ma esiste un pubblico di nicchia che cerca prodotti specifici e compra o noleggia solo film di un certo regista, o in cui compaia una determinata attrice».

Come fate a quantificare questo pubblico?

«Abbiamo commissionato un’indagine che ci ha fornito cifre abbastanza precise: il 70% dei clienti di sexy shop cerca film senza esigenze specifiche, attirato da un titolo che lo incuriosisce. Il 15% cerca generi specifici, come il bizarre, il sado-maso, il gay… Infine, c’è il nostro 15% di intenditori. Naturalmente, anche in quell’altro 70% ci sono tanti che comprano i nostri film, ma lo fanno per caso».

E’ vero che si possono fare film con duemila euro?

«Con questa cifra, non si accende nemmeno una telecamera. A meno di non fare un filmino amatoriale. Ma, se ci si aspetta che qualcuno lo possa comprare, bisogna spendere almeno 12 mila euro. L’attrice meno pagata sul mercato prende 300 euro al giorno. E lo stesso vale per gli attori, che sono anche più difficili da trovare. Senza contare che una location, per esempio una villa, costa almeno 250 euro al giorno, ma può arrivare anche a 2.500».

Lei quanto spende per i suoi film?

«Faccio due film all’anno di budget medio (50 mila euro) e due di alto (250 mila)».

E come fa a vendere prodotti così costosi?

«Ho creato una mia società di distribuzione. Distribuisco i miei prodotti e quelli degli altri».

Giampiero Moncada, Millionaire 01/2004

Print Friendly, PDF & Email