La startup che crea le startup

Djungle

Djungle è una startup esperta di customer engagement e digitale che ha iniziato il 2021 dando il via a un’avventura imprenditoriale: l’acquisizione da parte di una società di proptech italiana. Con un progetto distintivo e innovativo.

In un mondo imprenditoriale, messo in ginocchio dalla pandemia, ci sono casi virtuosi che fanno ben sperare per il futuro. C’è infatti chi ha iniziato il 2021 con il piede giusto. Parliamo di Djungle, una startup che si occupa di customer engagement, che è stata protagonista di un’acquisizione, inaugurando così un nuovo capitolo imprenditoriale. Djungle si è infatti unita al gruppo Planet Smart City, società di proptech, attrice di rilievo nella progettazione e costruzione di quartieri e abitazioni smart a prezzi accessibili. Il ciclo di vita di una startup solitamente termina con una exit, che è la monetizzazione di un investimento finanziario, ma nel caso di Djungle questa fusione con Planet ha l’obiettivo di contribuire a un progetto più grande.

Nata nel 2017 dall’idea dei due fondatori, Giulietta Testa e Alessandro Nasi, Djungle è cresciuta con il proposito di portare innovazione nel settore retail, ripensando la customer loyalty e introducendo gamification e big data. Grazie alla tecnologia proprietaria e alle soluzioni costruite, Djungle ha costruito nel tempo asset importanti. L’incontro con Planet Smart City ha portato alla creazione di Djungle Studio: uno startup builder pronto a trovare nuove idee di business e a lanciare nuovi prodotti o soluzioni digitali per le diverse community da ingaggiare e valorizzare.

Djungle
Giulietta Testa e Alessandro Nasi

Tanta la carne al fuoco e tante le novità per Djungle, approfondiamole tutte e diamo uno sguardo ai progetti della società insieme a Giulietta e Alessandro.

Al diavolo il pessimismo… 2021, pronti, via: subito un’exit e un riposizionamento strategico importante per voi. Qual è la trasformazione cui è approdata Djungle?

«Non sarebbe bello pensare a come sarà il futuro, a cosa manca oggi che un giorno ci sarà, e realizzarlo? E farlo in tanti ambiti diversi, dando una spinta alla digitalizzazione e facendo arrivare le nostre soluzioni a milioni di persone? Questo è ciò che ci ha fatto passare da Djungle a Djungle Studio, da startup ad azienda che crea startup. La prima grande differenza è che realizziamo idee che nascono da Djungle e non che ci vengono commissionate, per questo abbiamo costruito un team con le caratteristiche giuste per analizzare e sviluppare le opportunità di business che trasformiamo in startup».

Come opera il vostro team?

«Il nostro team è molto creativo e riesce a coprire tutte le necessità di sviluppo e design di progetti, pensare a nuove soluzioni e ragionare su possibili applicazioni per risolvere problemi comuni. Sviluppiamo il progetto solo dopo aver validato con i futuri clienti il reale bisogno, con indagini di mercato e test sul campo. Andiamo poi a sviluppare solo quelle startup che hanno effettivamente la possibilità di scalare e di diventare interessanti per il mercato. A quel punto saranno in grado di uscire dal nostro startup studio e affrontare il mercato o a diventare per le corporate che le acquisiscono gli asset e le soluzioni innovative di cui avevano bisogno».

Quali asset caratterizzano Djungle?

«Il più importante è il team e la cultura, il mondo delle startup è caratterizzato da una feroce corsa alla realizzazione economica, che però è solo la conseguenza, il vero valore sta nelle persone che ci lavorano e nella loro capacità di immaginare e realizzare cose che non esistono, per creare qualcosa di bello e utile. La cultura è l’ingrediente che rende le civiltà forti e si costruisce grazie alle persone che hanno un intento comune, lo stesso vale per le aziende. Ci piacerebbe che le aziende che creeremo fossero basate su questi principi. Inoltre, la nostra metodologia si basa sul customer development, ossia quel processo che garantisce che ideazione, validazione e costruzione dei nuovi prodotti o servizi digitali avvenga in maniera efficace in termini di tempo, sforzo e feedback immediato. Ci basiamo su asset tecnologici interni che consentono di testare con Mvp rapidi, così da apprendere costantemente da test di mercato, dagli errori che facciamo, fino all’individuazione della formula della startup perfetta. Questo abbassa molto il rischio della startup che viene creata risultando quindi un investimento interessante».

DjungleQual è l’obiettivo che si prefigge l’unione con Planet Smart City?

«La fusione rappresenta un’alleanza strategica, la volontà di lavorare insieme a un piano industriale importante e l’unione delle due realtà, la startup e la corporate crea il mix perfetto per sostenere questo progetto. Siamo in un’epoca in cui la tecnologia può cambiare completamente gli scenari della old economy. Con questa acquisizione Planet rafforza ancora di più la sua affermazione nel mercato proptech, si dota di asset tecnologici, e svilupperemo insieme nuovi servizi digitali dedicati agli abitanti dei distretti smart da loro costruiti in Italia, e in Paesi emergenti come India o Brasile. Per Djungle questo significa poter contribuire alla mission di Planet nell’affordable housing, cambiare il modello di urbanizzazione attraverso la smart social housing, cioè attraverso lo sviluppo di soluzioni abitative con i più alti standard di efficienza, e partecipare al contempo a un progetto ampio e ambizioso».

Il nuovo progetto ha portato sostanziali modifiche al vostro team?

«Se Djungle Studio crea startup serve un team multidisciplinare e con lo spirito imprenditoriale. Siamo organizzati in squadre indipendenti, come se fossero piccole startup autonome che avviano nuovi business e se trovano terreno fertile si ingrandiscono con l’aiuto del gruppo. Il team è cresciuto e si è consolidato nell’ultimo anno, prima dell’acquisizione, oggi continua a evolvere in termini di mindset, ci alleniamo a pensare in grande e a essere sempre più imprenditori».

A chi saranno rivolte le idee di business e le startup che prenderanno vita?

«Le startup che andremo a creare avranno alcuni elementi in comune, l’utilizzo del digitale e l’engagement della community, con la creazione di valore per l’utente finale e per i partner coinvolti. La lente Djungle individua bisogni che non hanno ancora soluzione, connessioni e interazioni esistenti che possono essere innovate, grazie al digitale e alla creatività Djungle».

DjungleQuali mercati verranno coinvolti dai vostri progetti?

«Abbiamo passato l’era in cui era importante la presenza online, poi l’era degli aggregatori per poter scegliere il servizio migliore, ora inizia quello della iper-personalizzazione, ci concentreremo nello sviluppo di servizi che sono in grado di conoscere le preferenze dell’utente e di apprenderle nel tempo.
Attualmente abbiamo attive linee di sperimentazione nell’ambito del food, servizi per la casa, spesa online ed editoria. In media analizziamo un centinaio di opportunità di business in diversi ambiti ogni 3 mesi, per poi investire su cicli di discovery e validation e sull’implementazione di Mvp solo su quelle più potenziali».

Che tempistiche vi siete dati per consolidare il progetto?

«Il piano industriale scaturito dal merge con Planet Smart City è stato studiato per raggiungere risultati importanti nei prossimi 3 anni. Questo grazie anche al mindset e al metodo proprio di Djungle, capace di portare avanti cicli di sperimentazione rapidi ed efficienti e più linee di sperimentazione in parallelo».

Dalla sua fondazione, quali risultati ha raggiunto Djungle?

«Nata nel 2017 con la missione di rivoluzionare la customer loyalty e innovare il settore retail puntando soprattutto alla creazione di una relazione duratura tra il brand e il cliente, Djungle è cresciuta rapidamente raggiungendo il punto di break-even dopo soli due anni ed evolvendosi, sperimentando non solo nel settore retail, ma anche in quelli dell’entertainment e dello smart city. Da qui l’acquisizione con Planet Smart City, che è insieme un traguardo e un nuovo punto di partenza».

Un futuro quindi già ben delineato. Ci saranno altre novità all’orizzonte?

«Beh, potremmo ritrovarci alla prossima intervista a discutere delle prime startup lanciate sul mercato o delle exit che le avranno coinvolte!».

INFO: https://djungle.io
info@djungle.io
Linkedin.com/company/djunglesrl

Print Friendly, PDF & Email

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.