DMC Industrial, l’era dell’industria 4.0

DCM Industrial
Daniele Signoretta

Due soci e un ambizioso progetto: ripensare ed elaborare nuovi processi produttivi, organizzativi e gestionali abbracciando l’”industria 4.0”. L’evoluzione di un Gruppo specializzato in automazione, con un nuovo progetto in rampa di lancio.

Tecnologie intelligenti, automazione, robotica: ambiti di attualità di cui si parla in ogni settore. Ambiti che costituiscono il nucleo dell’attività di DMC Industrial, Gruppo piemontese presente sul mercato da oltre 40 anni e che di recente ha operato un avvicendamento al timone societario. La nuova guida dell’azienda mira a dare continuità con la precedente gestione e al contempo a dar vita a un nuovo progetto sinergico.
DMC gestisce un carnet di attività molto diversificato: dall’ambito produttivo, con stampaggio e manufacturing, all’automazione, dall’ingegnerizzazione fino al software, con Plc, cablaggio e assistenza virtuale remota.
Scopriamo di più riguardo queste affascinanti tematiche entrando nel mondo DMC con l’aiuto di Daniele Signoretta, Ceo della società.

Avete rilevato un’azienda di grande esperienza, quali innovazioni ha portato la nuova gestione?

«Abbiamo tenuto vivi quei valori che hanno contraddistinto il lavoro della vecchia gestione, andando a migliorare e introdurne altri “moderni” che proiettano l’azienda in una struttura in continua crescita, scalabile e con un prodotto in continua evoluzione seguendo quelli che sono i canoni della digital transformation».

Quali sono stati i punti di svolta che hanno segnato il vostro percorso?

«Durante i primi anni della nuova gestione ho mantenuto e inserito alcune figure tecniche e commerciali, con ideali e modi di fare impresa opposti ai miei, obsoleti. Tali ideali nel tempo si sono rilevati deleteri e, oltre a non portare risultati, stavano conducendo la reputazione dell’azienda, anche con clienti storici, fuori dai miei obiettivi. Ho allontanato tali figure e l’azienda ha spiccato il volo, nel vero senso della parola. Elemento chiave il mio socio in affari, Mauro Esposito, Cfo dell’azienda, anche se lo identifico come finance man in quanto, seguendo il piano industriale da lui analizzato e sviluppato, fornisce al gruppo una visione chiara e precisa di ogni aspetto economico. A livello personale, inoltre, il ruolo principale lo ha mia moglie, che ha sempre creduto in me dandomi sempre forza e spinta. Come si dice, dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna».

Quali sono i valori di DMC?

«L’impronta che ho voluto dare all’azienda parte da un principio base, l’etica. Il prodotto che forniamo vale 1 se è realizzato in modo etico, aggiungiamo uno 0 e vale 10 se è di qualità e vale 100 se innovativo, ma se non c’è l’etica alla base, il prodotto tenderà sempre a valere 0.
Altro elemento principale è il team, di cui ho una definizione tutta mia, il team non è un gruppo di persone che lavorano insieme, è un gruppo di persone che si fidano l’uno dell’altra, se un gruppo è affiatato, non c’è limite a ciò che può realizzare, tant’è che il business model dell’azienda si basa sulle persone, sulla fiducia, sulla delega».

DMC-industrialCosa serve a un’impresa per assicurarsi un posto di rilievo all’interno del mercato e in che modo DMC attua questo processo?

«Alla base nel periodo storico attuale la parola d’ordine deve essere innovazione, che altro non è che la somma dell’invenzione, creare qualcosa che non esisteva, e dell’applicazione, creare un nuovo utilizzo di un processo esistente. DMC applica tali valori sul proprio prodotto attraverso la standardizzazione, ma soprattutto introducendo dei processi all’avanguardia, come il virtual commissioning, provare la macchina creata mesi prima che venga costruita simulando le inerzie fisiche e tutti i movimenti previsti, anticipando in virtuale eventuali errori. Altro valore innovativo è la possibilità di supportare il cliente che ha una macchina DMC a migliaia di km di distanza attraverso la realtà aumentata, con dispositivi speciali e poter intervenire senza costi, viaggi, ma soprattutto rispondendo in tempi record».

Puoi definire l’Industria 4.0 nella vostra ottica?

«L’industria 4.0, per DMC, non è esclusivamente un mezzo per ottenere incentivi statali, come il 90% delle aziende pensa, ma è la fortuna di far parte della Quarta rivoluzione industriale, facendo automazione ed essendo elemento chiave di tale ambito, cerchiamo di sensibilizzare i nostri clienti a sfruttare a pieno tale opportunità sia dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista tecnico, aumentando qualità e controllo del proprio core business».

Quali gli obiettivi futuri di DMC?

«Diventare ciò per cui il progetto è iniziato, azienda leader nel settore automazione/robotica nel rispetto del momento tecnologico, tenere il passo della digital transformation, ma soprattutto, dare priorità sempre alla necessità del cliente. Altro obiettivo fondamentale è implementare il livello di internazionalizzazione dell’impresa, attraverso l’apertura di nuove sedi nel mondo, attualmente siamo presenti con sedi ufficiali DMC in Canada, Turchia, Messico e Brasile».

L’unione fa il green

Un progetto ambizioso connesso a un altro “giga”. Il trait d’union? Sostenibilità e innovazione. Da un lato Daniele Signoretta, Ceo di DMC e fondatore di una società di auto green, dall’altro Lars Carlstrom, imprenditore svedese fondatore di un impianto italiano in fieri per la produzione di batterie a ioni di litio per veicoli elettrici che sarà tra i più grandi al mondo. Cosa potrebbe nascere da questa sinergia e la fondazione di Signoretta Automobili? Scopriamolo.

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Nelle foto sotto da sinistra Daniele Signoretta, Elisangela Barroso e Mauro Esposito.

Quando è nata l’idea di questa vostra partnership?

(Daniele Signoretta) «Nel 2017 avevo già imbastito questo progetto che aveva previsto la realizzazione di un veicolo elettrico, ma i tempi non erano maturi. All’inizio del 2021 sono entrato in contatto con Lars per la sua gigafactory e il supporto che potevamo offrire come DMC per l’automazione. Da lì è nata la condivisione del mio progetto con lui e la volontà di riprenderlo, in aggiunta allo sviluppo della rete di fast charger su tutto il territorio italiano. Completano il quadro societario Elisangela Barroso e Mauro Esposito».

In cosa consiste? Che tipo di automobili produrrete?

(D.S.) «Una full electric car, suv-coupè, con uno storage batterie riciclabili al 99% che seguono il progetto della gigafactory e un modello a zero emissioni CO2 con la tecnologia Fuel Cell Hydrogen con un’autonomia di 500 km e un re-fuel di 3min. Partiamo da un design tipicamente italiano che accolga tutta la tecnologia utile. Il tutto è rivolto ai goal SDGs, Agenda 2030 in materia green e sostenibilità. Abbinata al progetto auto, la realizzazione di un grid system (sistema di ricarica dei veicoli, ndr) del tutto innovativo».

DCM industrialCos’è la gigafactory che sta sorgendo a Scarmagno (To) e perché è un progetto rivoluzionario?

(Lars Carlstrom) «È il più grande progetto industriale mai realizzato in Italia e ha un obiettivo totalmente green, verso un nuovo modo di agire e un mondo più sostenibile. Anche per l’Italia, che può diventare un attore di primo piano per la nuova green industrialization e rilanciarsi su più aspetti. Vogliamo creare 10mila-15mila posti di lavoro. Le gigafactory penso siano una chance per riportare prosperità anche nelle aree in declino. L’impatto sociale che possono generare è molto più importante che la fabbrica in sé».

Lars Carlstrom

Quali caratteristiche renderanno le batterie prodotte da questa gigafactory un plus per la mobilità green?

(L.C.) «Produrre batterie elettriche è un processo complesso. Inizialmente ci concentreremo su batterie a ioni di litio di terza generazione, più economiche da produrre, di maggiore durata e totalmente sicure, aspetto per noi prioritario. Il passo successivo sarà produrre batterie allo stato solido, ma i tempi non sono ancora maturi. Per le prime inizieremo la produzione per il 2024, quelle a stato solido prevediamo di riuscirci entro il 2030».

Qual è il vostro obiettivo?

(L.C.) «Promuovere e supportare l’elettrico in Italia e costruire le infrastrutture necessarie. È un aspetto cruciale, il progetto di creare una flotta di automobili elettriche è il prodotto di queste ambizioni. È fondamentale che le batterie siano pertanto prodotte qui in Italia e non in Asia, per far sì che l’impatto sull’ambiente sia ridotto al minimo. E il progetto di Daniele è molto interessante in questa direzione».

INFO: www.Dmc-automation.com

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