Due ruote e una leggenda

1976

Da mito americano a marchio di successo. Harley-Davidson compie cento anni e continua a piacere. Storia di un’azienda nata in una baracca di legno, che oggi guadagna quasi 800 milioni di dollari l’anno

Sarà perché siamo in America, dove le grandi aziende nascono in un garage, sarà perché i protagonisti sono due ragazzi di vent’anni con un grande sogno. Fatto sta che anche la storia della moto “made in Usa” per eccellenza, nasce in una baracca di legno.

Siamo a Milwaukee (Wisconsin), 1901. Due amici William S. Harley e Arthur Davidson espropriano il capanno nel cortile di casa Davidson e lo utilizzano come laboratorio per il loro progetto: mettere un motore a una bicicletta. E farla correre. Una scritta grezza, fatta a mano con pennello e vernice campeggia sulla porta: “Harley-Davidson Motor Co.”. Oggi quella scritta è diventata un marchio conosciuto in tutto il mondo che fattura oltre 4 miliardi di dollari l’anno. E che per molti è anche uno stile di vita.

Ma torniamo agli inizi del secolo scorso, quando i due giovani collezionano due anni di tentativi falliti: la bici a motore c’è e funziona, ma solo in pianura. In salita bisogna spingere. Male, per una moto-cicletta pensata per le corse. L’entrata in scena di Walter, fratello di Arthur, è risolutiva: il secondo Davidson, macchinista delle ferrovie, si unisce alla coppia di temerari e mette a punto il motore. I tre, nel 1903, sfornano la Serial Number One, ossia la prima H-D della storia. Iniziata la produzione, Arthur si occupa di promozione e pubblicità, con l’idea innovativa di pubblicare un catalogo, e dei contatti con i rivenditori, che obbligherà a fornire assistenza e servizi impeccabili ai clienti. Nel 1906 vengono prodotte e vendute 49 moto e l’azienda, non ancora costituita legalmente, trasloca in un edificio più grande. Nel 1907, anno della fondazione ufficiale della società a cui si unisce anche William Davidson, la fabbrica impiega 18 dipendenti. Nel 1909, Harley, fresco di laurea in ingegneria meccanica, disegna il V-Twin, motore bicilindrico a V di 45° con valvole laterali. E’ il motore dal rombo inconfondibile, che resterà il segno distintivo della casa. Forte dei successi ottenuti in varie corse automobilistiche, le moto Harley-Davidson si fanno fama di essere affidabili e resistenti, a tutto vantaggio delle vendite. Nel 1912 la rete di distribuzione conta circa 200 rivenditori, l’azienda apre un reparto specifico per accessori e pezzi di ricambio, comincia a produrre sidecar ed esporta in Giappone, mentre continua a mietere vittorie in campo sportivo.

Intorno agli anni Venti, H-D è la prima casa motociclistica a livello mondiale con oltre 2.000 rivenditori in 67 Paesi. La produzione è di 35 mila unità, che cominciano a sfoggiare i serbatoi dalla forma “a goccia”, altro inconfondibile emblema del marchio. Ma verso la fine della decade l’andamento aziendale comincia a risentire della concorrenza del mercato automobilistico, per poi peggiorare con la grande crisi del ‘29, in seguito alla quale tutti i produttori di moto chiudono i battenti. Tutti tranne Harley-Davidson e la concorrente Indian, che resteranno le uniche case motociclistiche americane fino al 1953. E visto che gli americani preferiscono le auto, dalle menti vulcaniche dei magnifici quattro salta fuori il “Servicar”, veicolo a tre ruote che resterà sul mercato per i successivi 41 anni.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, H-D continua a uscire con le sue novità, come il motore Knucklehaed, 999 cc. di cilindrata, trasmissione a quattro velocità e con distribuzione ad albero a camme in testa, che viene montato sui modelli EL e WL. Ma con l’inizio del conflitto, l’azienda deve nuovamente sospendere la produzione civile a favore di quella bellica. Risultato: circa 90 mila moto fornite all’esercito. Tornati alla normalità, riprende a lanciare nuovi motori, tra cui il Panhead con testa in alluminio e cilindrata 1.200 cc., e migliorie ai modelli, come le sospensioni anteriori idrauliche della Hydra-Glide.

Negli anni Cinquanta, per far fronte alla concorrenza di un nuovo tipo di moto inglesi leggere e veloci (Triumph, Norton…), l’azienda dà un impulso al settore sportivo, realizzando il modello Sportster con motore 883 cc, mentre continua a collezionare vittorie in campo agonistico (campione a Daytona per sette volte consecutive). La decade successiva è densa di avvenimenti, belli e brutti. Nel 1965 nasce la più famosa delle Harley: l’Electra Glide. Intorno al “Bar & Schield”, il logo con barra e scudo, si crea uno stile di vita all’insegna della libertà e fuori dagli schemi. Bande di biker ribelli, con barba e capelli lunghi, fasciati in pelle nera scorrazzano su questi mezzi imponenti e roboanti sulle strade d’America. Tuttavia, la concorrenza delle moto di importazione pesa sui bilanci della società, che nel 1969 verrà assorbita dalla AMF (American Machine and Foundry Corporation). E’ il periodo più nero della sua storia: la nuova gestione è deleteria, i clienti si lamentano del calo nella qualità e nell’affidabilità delle moto e le vendite precipitano. A salvare l’impresa dalla bancarotta, nel 1981, arrivano 13 azionisti e dirigenti della vecchia guardia a unire le loro forze per riacquistare la società (che verrà poi quotata alla Borsa di New York nel 1987). Per riguadagnare il terreno perduto, la direzione si affida allo zoccolo duro dei clienti, a quelli che hanno scelto una Harley perché è americana, bella, sicura, ben fatta, unica nella meccanica e nello stile. I vertici aziendali aprono un dialogo con i motociclisti fedeli al marchio, ne ascoltano critiche ed esigenze. Il risultato è la formazione degli H.O.G. (Harley Owners Group), nati nel 1983, che oggi riuniscono più di 900 mila possessori di una (o più) Harley-Davidson. Sono motociclisti vecchio stile, a cui si sono aggiunti i nuovi adepti: avvocati, medici, signore “bene”, liberi professionisti, che saltano in sella anche per recarsi in ufficio.

La politica dello stretto contatto con il cliente, che si rifà alle strategie di Arthur Davidson agli albori del business, l’istituzione di una scuola per imparare a guidare e riparare la moto, l’offerta di innumerevoli accessori (il catalogo conta ben 720 pagine) e di articoli di merchandising e di abbigliamento firmato, hanno rafforzato la fedeltà e dato i loro frutti finanziari. Nel 2001, quando l’economia americana andava alla deriva, H-D è stata nominata azienda dell’anno dalla rivista Forbes per i suoi record di profitti. Ed è in continua crescita da 18 anni consecutivi: nel 2003 le vendite sono state di 4,6 miliardi di dollari e i guadagni 760 milioni di dollari.

Cristina Galullo, Millionaire 1/2005

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