Il valore delle competenze nella sfida post-pandemica

Federprofessional: competenze

Parla Andrea Maria Mazzaro, presidente Federprofessional

Mai come in questo periodo post pandemico il tema “lavoro” è stato declinato nei modi più disparati. “La centralità del lavoro”, il lavoro come “priorità assoluta”, la “vera emergenza”, e così via. Il rischio vero è quello di rincorrere gli eventi, ma non di governare i processi di cambiamento che sono complessi. Le domande da porsi sono: abbiamo un strategia credibile di politica industriale a livello nazionale ed europeo? Su quale modello di sviluppo intendiamo puntare? Qualche prima risposta è contenuta nelle sei “missioni” indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, illustrato dal Presidente Draghi e recepito dall’UE. Le due direttrici di marcia: la transizione ecologica e quella digitale aprono degli orizzonti del tutto nuovi per quello che riguarda la nuova occupazione e, soprattutto, la competenza nel gestire il futuro prossimo venturo. Tutti gli studi in merito sottolineano che il 65% dei bambini che iniziano oggi il loro percorso scolastico sarà impiegato in un’occupazione che oggi non esiste e di cui non conosciamo neanche il nome.

Secondo uno studio del World Economic Forum, il 65% dei bambini che attualmente frequenta la scuola primaria svolgerà un lavoro che ancora non esiste. Non è facile prevedere quali saranno queste nuove professioni ma un dato è certo: la tecnologia ha provocato un incredibile mutamento storico in ambito lavorativo e la sua evoluzione getterà le basi per nuove frontiere lavorative ancora sconosciute.

Insomma, il cambiamento corre molto più in fretta di noi e rischiamo di perdere la corsa per mancanza di fiato. Conoscere quali saranno le competenze richieste nelle professioni di domani è essenziale per non farsi trovare impreparati e riuscire ad adattarsi per tempo alle nuove realtà. I “nuovi” lavori richiederanno competenze specifiche, anche di natura sociale e relazionale, da aggiornare continuamente. E qui entra in gioco la figura del consulente, del professionista capace di ideazione, originalità, adattabilità, comprensione degli altri, in grado di interagire e di valutare le situazioni senza i “veli” ideologici e mentali che caratterizzano i complessi rapporti sociali, sindacali e gerarchici di strutture complesse quali sono i luoghi di lavoro di ogni genere, dalle grandi multinazionali, agli uffici, alle micro imprese.

Andrea Maria Mazzaro, presidente FederprofessionalSecondo Andrea Maria Mazzaro, presidente di Federprofessional l’associazione nazionale delle Alte Professionalità Indipendenti e collegata con Federmanager: “In questo momento le imprese devono chiedersi come affrontare la fase di emergenza capendo come reinventare il business e quali obiettivi darsi, visto che tutti i programmi precedenti sono sostanzialmente saltati. Serve una maggiore flessibilità nel delineare le strategie di breve periodo, sempre con visione strategica di lungo termine, e più decentralizzazione in modo da poter correggere il tiro all’occorrenza”.

In un mercato mondiale, infatti, sempre più volatile, incerto, complesso e articolato sono richieste competenze che, spesso, non rientrano nel modus operandi delle aziende. Diventa gioco forza, dunque, per restare in campo, affidarsi a professionisti preparati il cui valore possa essere opportunamente misurato dall’impatto che i suoi servizi portano in termini finanziari, organizzativi ed economici, allo sviluppo aziendale. “Un bravo consulente o professionista – spiega Andrea Maria Mazzaro – sa leggere il mercato e comprendere quello che il cliente, grande o piccolo, effettivamente vuole, ma soprattutto quello che gli serve, il cosiddetto “business need”, che spesso e volentieri si trova da tutt’altra parte da quello immaginato dall’imprenditore”.

Non è necessaria la sfera di cristallo per capire come il valore della consulenza andrà aumentando nel tempo. Affidarsi, infatti, ad un consulente di fiducia consente di disporre delle competenze di un professionista che ragiona in modo “distaccato”, evitando così il più comune degli errori: gettarsi a capofitto – e senza ragionare – su investimenti irrealizzabili. Il consulente del futuro sa leggere e interpretare i mercati globali e sa utilizzare le migliori tecnologie a disposizione per tenere costantemente sotto osservazione il mondo che cambia e si evolve. Se è vero che la tecnologia corre in nostro soccorso, è anche vero che ad essa deve corrispondere una “sapienza” che, mancando, crea più confusione che benefici. Attorno a questo ruota il consulente del futuro che, con la maggior velocità nel reperire le informazioni, la possibilità di avere sotto controllo in modo efficiente i portafogli dei clienti e la tempestività nel rapporto quotidiano, diventa utile ancora più di ieri per orientarsi sui mercati.

Sono questi i temi che caratterizzano anche la nuova mission di Federprofessional, una sfida che non si ferma agli obiettivi appena descritti, ma che va molto oltre. “Siamo fortemente consapevoli – conclude il presidente Mazzaro – della necessità di supporto che possiamo fornire sia per quanto riguarda la sfera professionale che quella personale. I nostri associati sono in grado di offrire quanto di meglio il mercato esprime in termini di compliance e assistenza alle aziende e alle attività di servizio. Infine, stiamo potenziando all’interno della nostra Associazione soluzioni innovative relative alla formazione, al networking, alle soft skill ed in generale mirate alla crescita professionale. Queste attività permetteranno ai nostri associati d’incrementare la propria rete di conoscenze che è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi personali e professionali”.

Logo FederprofessionalArticolo a cura di Bruno Chiavazzo per Millionaire.it

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