«Felicità? Io la trovo in azienda»

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Manager-filosofo, Christian Boiron guida il colosso mondiale dell’omeopatia. Nella sua azienda ha adottato un metodo rivoluzionario: «Creo le condizioni affinché una persona sia felice sul posto di lavoro».

Pronti a copiare la strategia?

Sin da bambino mi perseguitava un pensiero: nonostante le condizioni di vita fossero migliorate, molte malattie debellate e l’età media dell’uomo aumentata, perché la gente continua a lamentarsi? Le cose andavano sempre meglio, ma la percezione degli uomini era che andasse sempre peggio. Ho iniziato presto a dedicarmi alla ricerca della felicità. Volevo dimostrare che questo non era il modo più appropriato di vivere la vita e che ognuno, se voleva, poteva essere felice

Christian Boiron aveva 23 anni quando è entrato nell’azienda di famiglia di Lione, che allora contava 300 dipendenti. Avrebbe potuto fare il “figlio di papà”, invece ha deciso di rivoluzionarla. Oggi, a 64, la sua azienda è diventata il colosso mondiale dell’omeopatia. Manager, filosofo, scrittore. Siamo tutti fatti per essere felici (Sperling & Kupfer, 18 euro) è il titolo del suo ultimo libro. Quello precedente si chiamava Le ragioni della felicità.

Dove nasce questo pensiero fisso sulla felicità?

Quando mio padre mi ha chiesto di scegliere tra entrare nell’azienda di famiglia o fare il filosofo, ho pensato che avrei potuto unire le due cose: l’azienda sarebbe stata il campo d’azione delle mie tesi. Ho una convinzione: più le persone sono felici sul posto di lavoro, più aumentano la loro produttività.

Lei è entrato in azienda negli anni 70, il clima sociale era caldo…

Sì. La fabbrica, nell’immaginario collettivo, era sinonimo di sfruttamento dei lavoratori. Volevo cambiare questa visione e ci sono riuscito. Le tensioni e gli scontri sono diminuiti e l’azienda, che a quei tempi era ancora a conduzione famigliare, è cresciuta e ha aumentato i fatturati.

Qual è il segreto del suo successo?

Credo che il fatturato non debba essere l’obiettivo principale dell’azienda. È il benessere delle persone che lavorano insieme la chiave del suo risultato economico.

Su che cosa ha puntato?

Abbiamo stipulato diversi accordi sociali su part time, flessibilità dell’orario di lavoro, aumento delle retribuzioni in base agli aumenti di produttività, preparazione al pensionamento.

Quanto tempo ha impiegato per mettere a punto il suo progetto?

Ci ho messo nove anni. Sin da quando sono entrato in azienda mi sono posto il problema di individuarlo. Il progetto dev’essere in grado di unire tra di loro dipendenti e azionisti, fornitori e clienti. Tutte le persone che lavorano in Boiron sanno quello che l’azienda sta facendo. Nel 1979 ho siglato un accordo, in vigore ancora oggi, in base al quale ogni incremento di produttività superiore al 4% che l’azienda realizza, è ripartito in due parti uguali: una metà va alla società sotto forma di dividendi agli azionisti e per essere reinvestito; l’altra metà ai dipendenti, in termini di aumento della retribuzione o riduzione dell’orario di lavoro.

Spesso si pensa che in azienda chi comanda non possa dire tutto…

È vero, ma sono tantissime le informazioni che possiamo passare ai nostri collaboratori. Per me è anche fondamentale fare domande, comprendere il loro punto di vista, e allo stesso tempo chiedere un maggiore impegno.

Cosa fare per facilitare la comunicazione in qualsiasi posto di lavoro?

Pareti trasparenti, che sollecitino un “ciao” quando qualcuno passa nel corridoio, e porte sempre aperte. La mia è chiusa quando non ci sono. Ho iniziato ad aprirla, poi piano piano lo hanno fatto tutti gli altri.

Come si fa a dare fiducia alle persone?

Il problema è qui. Ancora oggi le aziende si basano su una visione svilente dell’individuo, pensano che sia naturalmente debole e pigro e che vada spronato caricandolo di tensioni. È il metodo del “bastone e della carota”, che oltre a essere superato è anche improduttivo.

L’esperienza del dipendente

Un dipendente mi racconta che quando Boiron dà in gestione a qualcuno un nuovo reparto, dice: “Fallo a tua immagine”. Questo non significa anarchia, ma la possibilità di esprimere la propria creatività e far venir fuori nuove idee. «Lavoravo da 10 anni in Boiron e avevo ricoperto ruoli prima scientifici e poi di comunicazione» spiega Laura Mantovani, responsabile progetti speciali.

La creatività serve al business?

Ognuno al lavoro deve esprimere la propria creatività, e per farlo l’ambiente che lo circonda è fondamentale. Le opere d’arte ispirate all’omeopatia riempiono ogni parete e ogni angolo dei nostri uffici di Segrate. Ma qualunque ufficio, con un tocco di fantasia, può essere trasformato in un luogo accogliente in cui vivere, anche a costi molto bassi o quasi nulli. Seminari artistici per i dipendenti, volti allo sviluppo della creatività, si tengono periodicamente in azienda. Sono convinto che il sogno sia alla base di ogni innovazione e la fiducia il suo carburante magico.

Nuovi mestieri: in azienda arriva il peace manager

Antonella Zaghini, 49 anni, è peace manager della Guna (www.guna.it), secondo produttore in Italia di rimedi omeopatici dopo Boiron (detiene il 25% del mercato, contro il 31% di Boiron).

Come è nata l’idea? 

Il tema della pace ci stava a cuore. A un certo punto ci siamo detti: perché non guardiamo anche al nostro interno? Il luogo di lavoro è un luogo di “violenza” tra colleghi, tra i quali si sviluppano spesso antipatie, gelosie, voglia di “arrivare prima degli altri”. Un peace manager organizza incontri aperti a tutti, in cui sviluppa un tema relativo alla pace e alla nonviolenza. E poi ci si chiede: quali sono le dinamiche aziendali che non funzionano? Come modificare l’organizzazione? L’obiettivo è quello di creare un ambiente di lavoro più sereno, che consenta una maggiore produttività.

Requisiti per diventare “manager della pace”?

Innanzitutto essere persone attente a questi principi già nella propria vita di tutti i giorni. Poi avere una grande capacità di ascolto. Per chi volesse prepararsi in maniera approfondita a questa professione, segnaliamo il master in Nonviolenza applicata, dell’Università degli studi di Bergamo (durata un anno, frequenza venerdì e sabato, costo 3.320 euro, http://sdm.unibg.it/masterbg).

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