Il campione venuto dal freddo

2001

Con la carriera stroncata da un incidente in moto, Orazio Fagone, oro olimpico del pattinaggio in velocità, torna in pista. In carrozzina

Nato sotto il sole di Catania il 13 novembre 1968, Orazio Fagone ha vissuto scivolando veloce sul ghiaccio e scrivendo il suo nome nel medagliere dei campioni italiani di sport invernali. Lasciate le pendici dell’Etna a soli sei mesi e trapiantato a Torino dove il padre era operaio in Fiat, Orazio scoprì la sua passione tra le nevi delle Alpi: lo short track, il pattinaggio in velocità su pista corta. E’ una disciplina emergente negli anni Ottanta e Fagone ci si dedica anima e corpo, tanto che a 14 anni entra nella Nazionale italiana. I primi successi non tardano ad arrivare: nel 1988 è primatista mondiale nei 500 metri e si qualifica al terzo posto nei 1.500, ai giochi olimpici dimostrativi a Calgary. A partire dal 1990 fa incetta di titoli italiani, europei e mondiali. Ma la soddisfazione più grande arriva alle Olimpiadi di Lillehammer ’94, dove si aggiudica l’oro nella staffetta dei 5.000 metri in squadra con Maurizio Carnino, Hugo Herrnhof e Mirko Vuillermin. Una carriera in ascesa per un giovane perfezionista, che scende in pista con la voglia di vincere e ponendo la massima attenzione ai dettagli.

Poi la data fatidica, 29 maggio 1997. Fagone finisce sotto un camion con la moto. Non perde i sensi e immediatamente si rende conto che ha le gambe spappolate. E che la sua carriera è finita. Vivo per miracolo, ha passato un anno in ospedale e ne è uscito con una gamba amputata e l’altra completamente rigida. Il suo incidente allunga la lista delle tragedie che hanno colpito come una maledizione il mondo dello short track: due giovani atlete schiacciate da un albero durante gli allenamenti per Lillehammer, il suicidio del medico della squadra nazionale, la morte di una giovane promessa e, un mese dopo il suo, l’incidente che ha messo fine alla carriera di Mirko Vuillermin, con cui aveva condiviso l’oro di Lillehammer. Soccombere al dramma o aggrapparsi a nuove speranze? Mentre combatteva per le complicazioni di un ulteriore intervento alla gamba, nasceva il figlio Aaron. E per Fagone comincia la risalita. Ritorna sulle piste di short track come commissario tecnico della Nazionale, incontra Marta, la sua nuova compagna, si sposa, ottiene il vitalizio dello Stato per ex-atleti in difficoltà e scopre il curling. E’ una sorta di gioco delle bocce, che si pratica in carrozzina e sul ghiaccio. Non c’è scatto, né velocità, né sforzo fisico: è tutta questione di strategia, tattica e concentrazione. Fagone, dopo aver sperimentato la sfida dell’impegno mentale che la disciplina richiede, ci si appassiona. Il curling diventa una nuova fonte di emozioni, gli dà quella botta di adrenalina di cui un atleta non può fare a meno. Fagone entra nella nazionale di curling e partecipa ai campionati del mondo. Il suo obiettivo oggi ha un luogo e una scadenza precisi: Torino 2006, i giochi Paralimpici, dove parteciperà, deciso a vincere.

Cristina Galullo, Millionaire 3/2005

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