C’è crisi o sei in crisi? Il controllo di gestione risponde per te a questa domanda

Controllo di gestione

La crisi ci colpisce, la crisi ci massacra, la crisi si prende tante volte anche le colpe che non ha.

Marcello D’Onofrio lo predica da tempo e se ne è occupato in una decina di pubblicazioni; suo è l’indovinato slogan “C’è crisi o sei in crisi?”. Si, perché la crisi che colpisce un imprenditore più che una situazione oggettiva è troppo spesso soggettiva. Il percorso imprenditoriale è seminato di trappole e spesso te ne accorgi quando è troppo tardi.

Il mondo è cambiato e continuerà a cambiare, e se fino a ieri tu chiedevi i soldi e il direttore di banca, conoscendoti, te li dava perché aveva fiducia in te, oggi c’è l’algoritmo. E oggi lo stesso direttore di ieri i soldi te li dà se l’algoritmo dà a lui la luce verde.

Sfruttando un credito bancario facile, fino a oggi le aziende meno accorte hanno prodotto delle perdite senza rendersene conto. Prevenire è meglio che curare, come sempre, e il ‘controllo di gestione’ è lo strumento che ci consente le diagnosi precoci.

Marcello D’Onofrio, 50 anni e tanta esperienza, si occupa di ristrutturazione aziendale, funding bancario e controllo di gestione. Esperienza acquisita assistendo, negli anni,  aziende di ogni settore. D’Onofrio esce in queste settimane con il suo ultimo libro Il controllo di gestione: conta sui conti! pubblicato da Franco Angeli Editore.

Marcello D'OnofrioChi è Marcello D’Onofrio?

«Ho iniziato da giovane la mia attività, anche imprenditoriale. Ho avuto l’opportunità di lavorare in un’azienda quando ancora ero studente, applicando così sul campo le cose che stavo studiando».

In che cosa consiste il suo lavoro in azienda?

«Tante volte chi apre un’attività non ha ben chiaro quello che deve fare.  È entusiasta ma non sa come si fa.  Quando entro in un’azienda io la prima cosa che faccio è un’analisi precisa e dettagliata dei costi. E nel caso in cui io trovi delle evidenti criticità definisco le strategie da seguire per correggere il tiro. Poi, se serve, trovo le risorse per ristrutturare l’azienda. Ed è qui che entra in gioco il rapporto tra banca e impresa. Assieme a una società di consulenza finanziaria, a M&M Asset,  troviamo gli strumenti idonei».

E quali sono le criticità più frequenti che lei incontra?

«L’errore più frequente che io trovo sono le scelte sbagliate che l’imprenditore fa durante la conduzione aziendale».

Ci fa qualche esempio?

Si controllano poco i conti. Un imprenditore sa vendere, sa fare impresa ma non controlla bene i conti.  Suggerisco quindi di individuare persone capaci cui delegare i diversi settori. L’azienda deve sapere fare bene il budget a inizio anno, poi verificarlo con i risultati. E, nel caso intervenire immediatamente. L’errore più frequente è aspettare la chiusura di bilancio.»

Marcello D'Onofrio nuovo libro - Il controllo di gestione: conta sui contiChe cosa troviamo nel suo libro?

«Parlo della cultura aziendale.  Spiego  i metodi che devono essere applicati  per controllare  i conti, pianificarli, gestirli. E parlo della novità del Codice della Crisi, una legge che obbliga l’imprenditore a monitorare gli indicatori di crisi durante l’anno.  Aggiungo che con il libro ci sono degli allegati che  permettono di scaricare dei programmi utili a un controllo di gestione ben definito».

Ci spiega meglio che cos’è il Codice della Crisi?

«Sarà obbligatorio il controllo di alcuni indicatori per stimare in anticipo la capacità di coprire il debito; indicatori che vanno redatti ogni tre mesi dall’amministratore. Ovviamente serve il supporto del professionista visto che si deve rendere conto ogni tre mesi ai sindaci nominati per legge all’interno dell’azienda. Nel caso in cui ci si rilevi la crisi di solvibilità il sindaco deve darne conto all’  OCRI, un organismo creato dalla Camera di Commercio. E ci sarà l’obbligo per l’INPS di segnalare se per sei mesi non vengono pagati i contributi. Prima tutto questo era soggettivo. L’imprenditore pagava se voleva».

Immagino che il passaggio generazionale sia uno dei momenti più critici

«Si, ne ho trattati parecchi e sono sempre un momento critico. Spesso le famiglie non pensano per tempo a passare le redini ai figli. Io formo le nuove leve indirizzandole a un’economia nuova e devo dire che il passaggio di testimone è visto in modo molto positivo dalle banche. Mi piace ricordare che le nuove generazioni sono  preparate e interessate».

Logo M&M AssetRivolgiamo qualche domanda anche a Massimo Sarandrea. Classe 1966, Sarandrea ha completato i suoi studi in giurisprudenza da studente lavoratore. In 27 anni ha maturato un’importante esperienza nelle maggiori banche europee. Oggi è consulente e imprenditore per sue aziende di servizi.  Ha dato vita alla M&M Asset servizi di assistenza e consulenza finanziaria indipendente per le PMI.

Dottor Sarandrea, nel rapporto che lei ha con Marcello D’Onofrio, qual è il suo ruolo?

«Oggi il mio lavoro è seguire professionisti come il professor D’Onofrio e le  PMI. Tutte le piccole e medie imprese italiane faticano nell’approccio con il sistema bancario, un sistema  che negli ultimi anni ha conosciuto cambiamenti importantissimi; si è passati da un interlocutore, come era il direttore di filiale, ai famosi gestori. Oggi il direttore di banca non ha più autonomia e scarseggiano le persone qualificate per  sostenere un dialogo con una PMI.  Specularmente l’imprenditori non si è evoluto. Se non ha un professionista al quale affidarsi come Marcello D’Onofrio fa fatica a trovare quelle forme, o tradizionali come il credito bancario o alternative come la famosa finanza alternativa, che gli consentono di poter mettere in ordine i conti».

E questa evoluzione bancaria la ritiene più positiva o più negativa? E nel caso a danno di chi?

«Quella bancaria è un’attività nobile che ha circa 600 anni di storia. Non va confusa con la finanza che si è sovrapposta alla banca soltanto negli ultimi 50 anni. La banca è quell’elemento essenziale che mette equilibrio tra chi ha surplus e chi ha del deficit. C’è però poco dialogo fra banche e finanza».

Massimo Sarandrea e Marcello D'Onofrio
Da sinistra Massimo Sarandrea e Marcello D’Onofrio

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