Il cuore di Ozpetek

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Nel suo ultimo film, il regista italo turco racconta una storia difficile. Che insegna una cosa su tutte: farsi delle domande

Un film senza nomi di richiamo e una storia “difficile”: un bel rischio…

«E perché? Non è il successo a tutti i costi quello che mi interessa. In me c’era l’esigenza forte di raccontare una storia, in parte autobiografica, che avevo in mente da tempo. E l’ho fatto a modo mio. Per la colonna sonora, mi avevano proposto il nuovo disco di un cantante famoso, amato dai giovani. Ho detto di no, perché non c’entrava niente. E così per le scene di sesso. Le reazioni di chi va a vedere il film sono molto belle. Ed è questo che mi appaga».

Il film accende i riflettori sulla solidarietà. Ma come essere veramente d’aiuto?

«La protagonista arriva a darsi agli altri completamente, quasi come San Francesco. E questo può essere eccessivo. Del resto, trovo sbagliato l’atteggiamento di chi fa la carità ogni tanto, solo per scaricarsi la coscienza. Oggi sono sempre di più le persone che hanno bisogno. Ci sono i “nuovi poveri”, che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, penalizzati dall’euro e dal costo della vita. L’importante è non rimanere indifferenti. Poi ognuno, con buonsenso ed equilibrio, può trovare la sua strada: con la carità, l’impegno, il lavoro…».

Perché Cuore sacro?

«In ognuno di noi ci sono due cuori. Uno ci spinge verso quello che vogliamo noi. L’altro, quello sacro, ci porta verso chi ha bisogno, guida i nostri slanci altruistici. Nel corso della vita, questi due cuori si alternano. E col passare del tempo, quello sacro diventa più importante. Aiutandoci sempre più a comprendere gli altri».

E’ vero che le piace più parlare di spiritualità che non di religione?

«Io sono come la madre della protagonista del film: mischio tutte le religioni. Ho studiato e letto molto. E alla fede sono arrivato da adulto, senza fanatismi. Quello che conta per me è interrogarsi sul senso della vita e della morte, sull’essenza di quello che ci circonda».

Che ruolo ha il denaro nella sua vita?

«Col denaro ho un rapporto molto strano. Per il lavoro che faccio, guadagno molto in confronto agli altri. Se passo davanti a una vetrina e mi piace qualcosa, so che posso permettermelo. Eppure il denaro non fa la differenza, per me. Anzi, a volte quando mi compro qualcosa, mi sento in colpa. E così cerco di trovare un uso più utile per il denaro».

Come vive un grande regista come lei?

«La mia è una vita normale. Faccio le cose di ogni giorno, vado al supermercato. Mi piace stare in mezzo alla gente, non perdere il contatto con la quotidianità. E’ importante per me come persona, ma anche in quanto regista».

Cuore sacro è un film di grandi temi che finisce con una piccola pianta…

«Il cuore sacro è quello che ci fa apprezzare le piccole cose, che ci aiuta a scovare il senso dell’esistenza anche in una piantina da accudire. Il senso della vita è qui: cogliere gli aspetti più importanti anche nelle piccole cose di tutti i giorni».

Identikit

Ferzan Ozpetek, 46 anni, nasce a Istanbul. E’ da quasi 30 anni in Italia, dove ha studiato cinema e fatto a lungo l’aiuto regista. Debutta alla regia nel ’97 con Il bagno turco. Arriva al grande successo con Le fate ignoranti e La finestra di fronte.

Lucia Ingrosso, Millionaire 4/2005

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