Il DADO è tratto

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Compie 25 anni il Cubo di Rubik, gioco colorato che ha spopolato negli anni ‘80  e che ha fatto del suo inventore l’uomo più ricco d’Ungheria

Nel 1981, la signora Schmidt di Düsseldorf (Germania) chiese la separazione dal marito, perché la trascurava per cimentarsi con il suo giochino preferito. Il passatempo in questione era il famoso Cubo di Rubik, il gioco-simbolo degli anni Ottanta. Impossibile non ricordarlo: si calcola che in quel periodo una famiglia su tre ne possedesse almeno uno. Quel dado di plastica a facce mobili, fatto di tanti cubetti di diverso colore, è stato causa di molte sfide per tutti quegli appassionati che hanno tentato di comporre le sei facce ciascuna di un solo colore. Il Cubo di Rubik, dal nome del suo inventore, Erno Rubik, festeggia nel 2005 il venticinquesimo anno di storia: nato oltre la cortina di ferro nell’Europa comunista, si è fatto strada a fatica in Occidente e ha trasformato un professore universitario nel primo milionario dell’Est. Rubik, oggi sessantenne, nel 1974 insegnava design d’interni presso l’Accademia di arti e mestieri a Budapest. Preferiva le rappresentazioni figurate ai discorsi, e a tal fine costruiva strumenti didattici di legno, cartone o plastica per le sue lezioni. Il prototipo del cubo nacque con l’intento di dimostrare agli allievi che anche gli elementi più semplici possono essere manipolati per creare una gran varietà di nuove forme. Cominciò così a studiare un oggetto tridimensionale, che doveva essere intrigante nell’assumere configurazioni multiple, mantenendo però la sua forma originale. Dopo numerosi tentativi realizzò il famoso cubo. Visto l’interesse degli studenti e degli amici, che una volta che s’impadronivano del dado non lo mollavano più, Rubik pensò di brevettarlo (1975) e di produrlo su vasta scala. Ci vollero tre anni prima di poterlo mettere in vendita, ma una volta sul mercato, il cubo “magico” divenne subito un’attrazione per grandi e piccoli. Sembrava però destinato a restare un fenomeno isolato ai Paesi dell’Est europeo, fino all’intervento di tre personaggi chiave che ne decretarono il successo internazionale. Tibor Laczi, venditore di computer per una ditta tedesca, scoprì il dado durante un viaggio d’affari a Budapest e ne comprese l’enorme potenziale commerciale. Si alleò con Tom Kremer, uomo-marketing a Londra. Mentre il primo agiva sugli aspetti legali in Ungheria, il secondo cercava un produttore interessato. Ma nessuno era disposto a lanciare un gioco così cerebrale e difficile da illustrare in uno spot televisivo, fino a quando David Singmaster, matematico inglese, nel giugno del ’79 scrisse un articolo che portò alla ribalta il dado magico. Nel settembre dello stesso anno fu firmato il contratto con l’americana Ideal Toy Corporation e nel febbraio 1980 il Cubo di Rubik debuttò alle fiere del giocattolo di Londra, Parigi, Norimberga e New York. Dall’enorme successo ebbero origine campionati mondiali, edizioni da collezione, opere teatrali, serie tv, ma anche sindromi specifiche per il troppo uso (pollice di Rubik e polso di Rubik).

Si calcola che ancora oggi nei soli Stati Uniti se ne vendano 300 mila unità all’anno. Da aprile sarà disponibile in Italia la nuova edizione 25° anno (9,90 euro circa).

Cristina Galullo Millionaire 02/2005

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