In cammino verso Santiago

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Ogni anno migliaia di persone si mettono in viaggio. Percorrono a piedi (o in bici) quasi 800 chilometri per arrivare a Santiago de Compostela. C’è chi lo fa per motivi religiosi. Chi per misurarsi, realizzare un sogno, ritrovare se stesso…

Quasi 800 chilometri e un milione di passi. Dai Pirenei a Santiago de Compostela. Trenta giorni di cammino a piedi lungo rettilinei sterrati, viottoli e antichi selciati che costeggiano monasteri, case e paesini. Il Cammino di Santiago, in Spagna, è il più famoso pellegrinaggio del mondo. Ogni anno, migliaia di persone si mettono in viaggio per visitare la tomba dell’apostolo San Giacomo, nella cattedrale di Santiago de Compostela. Nel 2004, oltre 179 mila pellegrini sono arrivati qui: la maggior parte a piedi, qualcuno in bicicletta o a cavallo. In macchina o in moto. Tutti spinti da un motivo diverso. C’è chi si mette in cammino per il bisogno di ritrovarsi, chi per riflettere, chi per misurarsi in una sfida fisica e mentale, chi per motivi religiosi o culturali. Francesi, spagnoli, italiani, ma anche inglesi, cechi, polacchi e brasiliani percorrono il Cammino, consapevoli che l’importanza del viaggio non è nella meta ma nel cammino stesso.

Ma che cosa spinge persone di ogni età e diversa cultura a sopportare 30 giorni di grande fatica? Per saperne di più, Millionaire ha parlato con Jas Gawronski, scrittore, europarlamentare e senatore, pellegrino a Santiago e autore del reportage Il Cammino di Santiago (Meridiani Le grandi vie, Editoriale Domus).

Perché questa esperienza?

«In passato, durante i miei viaggi in Spagna, mi è capitato diverse volte di incrociare il Cammino di Santiago e i suoi pellegrini. Questo fenomeno mi attraeva. Mi colpivano soprattutto la costanza e la determinazione che i pellegrini riuscivano a trasmettermi, nonostante la fatica, nonostante il clima, nonostante le vesciche ai piedi e i molti chilometri che ancora li separavano dalla meta. Appena mi si è presentata l’occasione di investigare più da vicino il Cammino di Santiago, l’ho colta senza esitazioni. Quale miglior modo, se non quello di provarlo sulla mia pelle, per scoprire problemi, usi e costumi e tutti quei piccoli dettagli che fanno del pellegrino un vero pellegrino?».

A chi lo consiglierebbe?

«A tutti. A chiunque voglia arricchire la sua esistenza, senza discriminazioni di età, sesso o religione».

E’ un cammino pesante?

«Più che un cammino pesante, lo definirei “un cammino pensante”. Paragonerei il Cammino a quelle scalate in cui le parti più ripide e faticose sono all’inizio e man mano si trasformano quasi in una passeggiata. Ciò è dovuto, in parte, alla soddisfazione di superare uno sforzo fisicamente e psicologicamente molto impegnativo. Ma anche al fatto che durante il cammino si è colti da una tale passione, che nulla sembra impossibile. Una curiosità: i pellegrini, una volta giunti di fronte alla Cattedrale, non si precipitano all’interno, ma rimangono spesso seduti sul selciato, quasi a voler prolungare ancora di poco la dimensione del viaggio».

C’è chi lo fa in bicicletta e chi a cavallo: è vero che invece bisogna farlo a piedi?

«In realtà non ci sono né vincoli né obblighi per i pellegrini. Ognuno è libero di fare il proprio cammino come meglio crede: a piedi, in bicicletta o a cavallo, l’importante è lo spirito. Questo è chiaro sin dall’inizio, quando ci si reca all’Oficina del Pelegrino per ottenere la Credencial (il cartoncino dove poi verranno apposti i timbri delle varie tappe): qui i cartelli sconsigliano l’entrata ai semplici turisti, mentre i pellegrini sono interrogati con toni alquanto bruschi sui tempi e modi in cui intendono percorrere il Cammino. Come per scoraggiare chi sottovaluta l’impegno fisico e la grande forza di volontà necessari per compiere la prova. Inoltre occorre distinguere tra Compostela, ovvero il certificato di avvenuto pellegrinaggio (per ottenerlo è sufficiente percorrere gli ultimi 100 km), e Indulgenza. Il 2004, anno in cui ho compiuto il pellegrinaggio, era un anno giubilare e quindi un po’ speciale. Ciò avviene in media ogni sette anni, ovvero quando il 25 luglio, festa di San Giacomo, cade di domenica. In questa occasione, sono concesse molte più indulgenze. E’ sufficiente che il pellegrino arrivi a Santiago in qualsiasi modo, si confessi e faccia la comunione passando per la Porta Santa».

Tra le diverse tratte, qual è la più bella?

«Quella che ho apprezzato maggiormente è il tragitto che va da Burgos a Leon e che porta il pellegrino nel cuore della meseta spagnola. Un cammino pesante e pensante nel contempo. Gli orizzonti sono infiniti e il paesaggio sembra ripetersi di continuo, tanto che il pellegrino perde quasi il senso del tempo e delle distanze e i pensieri sono liberi di prendere il sopravvento su tutto il resto».

Da soli o in compagnia: con chi è meglio fare il Cammino?

«Sicuramente da soli. Anche se in realtà non si è mai soli. Il Cammino riserva sempre nuove storie, incontri e sorprese. Essere soli ci rende maggiormente predisposti ad accogliere tutte queste novità».

Che cos’è che rende “terapeutico” il Cammino?

«Così come si dice che ci siano tanti Cammini quanti sono i pellegrini, allo stesso modo credo che ogni persona tragga il proprio insegnamento da questa esperienza. La cosa straordinaria di questo Cammino è che lascia completa libertà al pellegrino, che deve fare i conti solo con se stesso. Può decidere di deviare un poco, per poi ritornare sulla via del Cammino, può scegliere di fermarsi a visitare i vari paesini, chiese o rovine che si incontrano lungo il percorso, oppure no. E’ libero di camminare per molto o per poco tempo, può anche decidere di tornare indietro…».

da sapere

1. Preparazione fisica di base: qualche tempo prima della partenza, camminare con uno zaino sulle spalle.

2. I mesi migliori per camminare sono maggio e settembre.

3. Attenzione alle calzature: meglio da trekking, le scarpe devono però essere rodate.

4. La scelta dello zaino è fondamentale. Attenzione anche al peso: se supera i dieci chili, può avere conseguenze terribili su piedi, articolazioni e psiche.

5. Un quinto dei pellegrini parte in bicicletta e spesso lo fa per ragioni di tempo: ci si impiega dieci giorni contro i 30 a piedi. Meglio un modello mountain bike.

6. Perdere la strada è molto difficile. Lungo tutto il percorso, una simbolica freccia gialla indica come proseguire. Solo il traffico delle grandi città può disorientare il pellegrino, ma gli uffici del turismo danno indicazioni sul percorso.

7. Il caldo, la fatica, le vesciche ai piedi costituiscono uno straordinario collante tra le persone.

8. La conchiglia è il simbolo del Cammino. Da acquistare in una pescheria prima di partire, ma una capasanta è in vendita ovunque, da Roncisvalle in poi.

9.  Gli albergue, gli ostelli dove i camminatori dormono con pochi euro, sono numerosi e molto diversi tra loro. Si trovano in ogni angolo del Cammino, rappresentano un momento di grande aggregazione, ma non prevedono spazi privati. Bisogna andarsene entro le otto del mattino e alle dieci di sera si spegne la luce.

10. Una volta raggiunta la meta, si può tornare in aereo (l’Iberia e Ryanair collegano Santiago con Roma e Milano), via ferrovia o in pullman verso le principali metropoli spagnole.

Eleonora Chioda, Millionaire 9/2005

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