Inside $EX

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Un mercato che non conosce crisi. Tutto alla luce del sole, ma il “nero” è la regola. viaggio nel mondo dell’eros. Ecco che cosa ha scoperto il nostro “infiltrato” speciale

Sesso, sesso, sesso. Massaggi, ballerine, accompagnatrici, spogliarelli. Finti centri estetici, case d’appuntamento, agenzie di prostituzione e locali notturni alimentano un business più che milionario. Realtà sommerse o alla luce del sole? Millionaire è andato sul campo e ha scoperto come funziona il sistema. Viaggio alla scoperta di un’Italia segreta (ma non troppo).

100 euro per 30 minuti di massaggio tailandese

Punto di partenza, un giornale qualsiasi. Gazzetta dello Sport, pagina degli annunci. «Affidati alle mani delle nostre ragazze: ti consiglieranno loro. Prendono da 50 euro in su». Proviamo. In via Lattanzio, a due passi da piazzale Corvetto, a Milano, ad aprire la porta del sottoscala è una ragazza colombiana. L’ambiente è buio, qualche candela sul pavimento. Le stanze sono quattro: due con alcuni materassini per terra, le altre con lettini e pareti zebrate. Mira è in canottiera e shorts. Mulatta ed elegante, dice di avere 24 anni. «Sessanta euro per mezz’ora di massaggio sul lettino. Cento per il tailandese». Ammicca e offre da bere acqua minerale. Il massaggio comincia. Sono più che altro carezze con mano leggerissima, senza alcun coinvolgimento muscolare. Gambe, schiena, torace, addome. Piacevole ma poco intrigante. Allo scadere preciso della mezzora, lei chiede: «Serve la ricevuta?».

In via Ferrante Aporti, sempre a Milano, a fare gli onori di casa è una messicana che si chiama Elisa. Bassa statura, quinta di seno. «Spogliati e sdraiati» invita sorridendo. E porge un tanga usa-e-getta. Centottanta euro per un massaggio più idromassaggio. Ma quando paghiamo (in anticipo), la messicana si trasforma: cessa di ammiccare, indossa un camice, spruzza mezzo litro d’olio e inizia a massaggiare con la grazia di un trattore. Quando ci salutiamo è di nuovo scosciata, per abbindolare il cliente successivo. Ultimo tentativo. Sul giornale c’è scritto: «Massaggiatrici cinesi giovani, belle e molto esperte». In una casa minuscola alla periferia Nord del capoluogo lombardo, le ragazze sono due, non parlano italiano e indossano tuniche bianche. Chiedono 50 euro per un massaggio, 100 per “tutto”. Da moltiplicare per due, se si desidera la presenza di entrambe. Chiediamo di vedere una massaggiare l’altra e scattiamo una foto ricordo. Loro non si arrabbiano neppure.

«Prostituirsi è COME UNA DROGA: difficile uscire dal giro»

Le chiamano in modi diverso. «Squillo» se rispondono al telefono, «Lucciole» se aspettano sul marciapiede al buio, «Escort» se costano molto. Il concetto non cambia.

Jessica riceve i clienti in un appartamento in piazzale Lodi, a Milano. Ha solo 27 anni, ma è già una super esperta. «Sono pochissimi gli uomini che non vanno a prostitute. Anch’io, se fossi un uomo, ci andrei. Nessuna domanda, fai quello che vuoi, parli se vuoi, ascolti se vuoi, paghi e te ne vai. Quando hai vent’anni e cerchi di lavorare come cameriera e ti sfruttano a più non posso, pagandoti una miseria, se hai un minimo di palle esplodi e te ne vai. Oggi mi dedico all’attività politica e alla lettura. La prostituzione è un part time».

Rosaria, invece, non aspetta più i clienti in casa. Ha paura. In trent’anni di attività, i momenti peggiori li ha passati proprio tra le quattro pareti del suo bilocale, in zona Tiburtina, a Roma. «Quando dai il tuo indirizzo, vedi la pericolosità del cliente solo quando è già nel tuo appartamento. Il marciapiedi è più sicuro». Rosaria è uruguayana, 45 anni. «Prostituirsi è come una droga. Inizi per soldi, continui per soldi, ma poi non riesci più a uscire dal giro. Ho provato a fare l’impiegata più volte, non è la mia vita: non mi accontenterei di uno stipendio di mille euro al mese».

Flavia, italobrasiliana di Udine, ha quasi 45 anni, ma ne dimostra 30. «Gestisco un ristretto numero di amici molto facoltosi. Non faccio solo la prostituta. Sono anche un’accompagnatrice, che segue alcuni manager nelle cene d’affari all’estero: parlo cinque lingue, leggo tantissimo e ho una laurea in Economia e commercio. Prima vivevo a Genova, avevo un marito e un’azienda di import-export alimentare che collegava Italia e Brasile. La ditta c’è ancora, mio marito è morto nel ’94. Così ho deciso: vendo i miei favori e, con il ricavato, ammortizzo i debiti accumulati con l’attività commerciale».

CINQUEMILA EURO per un fine settimana

Quanto sareste disposti a pagare per una notte di sesso? Per prenotare in pochi istanti un’accompagnatrice avvenente, giovane e di gran classe basta qualche clic su Internet. Le agenzie internazionali di “escort”, le call girl d’alto bordo, hanno nomi che vanno da “Exotica 2000” a “Escorts tonight”, da “Worldwide attraction” a “Vip treat agency”: tariffe da un minimo di 300 euro all’ora fino a cinquemila per il week end intero. Qualche indirizzo? www.azzura.com, www.atlantic-platinum.com, www.rich-boys-toys.com. Sono veri e propri club, dedicati ai miliardari. Le condizioni: è necessario iscriversi pagando più o meno cinquemila dollari a trimestre. Così si acquisisce il diritto di sfogliare un catalogo. Poi con una chiamata a uno dei centralini sparsi per il pianeta si prende l’appuntamento in ogni parte del mondo, a qualunque ora. Basta pagare, e qui non si scherza: si va dai 12 mila dollari a notte per una già splendida partner, ai 50 mila per un’orientale o una coppia di finniche, fino ai 525 mila dollari per un’attrice o una top da copertina. Ci sono poi le call girl che fanno tutto da sé. E’ il caso di Sofia, 32 anni, veneta trapiantata nel capoluogo lombardo (www.top-escort.com). Chi sono i tuoi clienti tipici? «Benestanti, 25-40enni. Instauriamo spesso rapporti profondi. Un ragazzo mi ha regalato l’anello di fidanzamento che aveva chiesto indietro alla sua compagna. Un ingegnere mi rapì letteralmente, portandomi in barca per sfogarsi e raccontarmi i suoi problemi».

HARD: non è tutto sano quello che gira

Non solo numeri ufficiali. Intorno al mondo dell’hard, girano individui loschi, pronti a tutto per di fare soldi. Sono i produttori low cost. «Quando vuoi spendere poco – denuncia Benito Paulo Cordero, pornoattore specializzato in film trans – basta avere i contatti giusti e un po’ di pelo sullo stomaco. Chiami uno dei papponi sulla piazza, che ti porta le ragazze dall’Est senza documenti. Le paghi 1.500 euro al mese, ma poi le sfrutti per i film e per i locali. Rendono 20 volte la cifra pagata». Anche sulla questione sicurezza sanitaria, la faccenda è seria. E’ abitudine degli attori hard scambiarsi il certificato di sieronegatività prima dell’inizio delle riprese. Per convenzione, il certificato deve essere rinnovato ogni mese. «In realtà, per risparmiare e far fronte alle emergenze come provini improvvisi o attori sbadati, alcuni impresari hanno anche il software per stampare al momento un certificato falso. I timbri non sono perfetti, ma gli altri attori generalmente non se ne accorgono».

Per l’altra METÀ DEL CIELO

Cercasi gigolò, misterioso, affabile, non necessariamente bello. Ricchi affari, clienti diversissime tra loro.

C’è Lorenza, 32 anni, molto bella, imprenditrice, che racconta: «Mio marito è un uomo anziano, che non ho mai tradito. Così, per non sentire i sensi di colpa, ho comprato una persona. Era l’unico modo per fare sesso con un altro senza sentirmi sporca. Giornali di annunci gratuiti alla mano, ho scelto quello che costava di più. Per i primi mesi, è stata una vertigine. Poi, finito lo sfogo, mi sono calmata».

C’è Maria, lombarda, 58 anni, vedova da 12, vive con tre figli adulti. Per divertirsi nel tempo libero ha scelto Oscar, un accompagnatore più giovane dei suoi stessi figli. «Andiamo spesso nei privé: la prima volta che mi ci ha portato – racconta lei – stavo morendo dall’imbarazzo. Poi mi sono lasciata andare e ho fatto sesso con una decina di uomini in una sola sera. Con mio marito ho fatto l’amore quasi tutti i giorni per una vita, ma sempre a letto e sempre nello stesso modo. Io e Oscar ci vediamo due volte al mese. Di più non me lo potrei permettere. Per lui spendo circa due terzi della mia pensione».

TABLE DANCE settemila euro al mese

Seconda tappa, i locali. Scartiamo quelli più noti e quelli nei grandi centri urbani. Finiamo a Sirmione (BS), al Break’s Beer. La scena: due uomini si siedono a un tavolo e ordinano da bere. E con le birre arriva sul tavolo un’avvenente signorina. Non è la cameriera. E’ Alessia, la loro ballerina personale. Saluta, sorride, ancheggia. Funziona così: più i clienti alzano il gomito, più le ragazze si spogliano. A fine serata, i sobri sono davvero pochi. Dietro le quinte, Leonardo Peschiera, un quarantenne che ha trovato l’America sul Lago di Garda: «Ho sempre amato le donne e l’alcol» racconta.

Per vedere nude le ragazze, non si spende tanto: le bevute si aggirano sui 10 euro al giro. Una birra, arriva la ragazza. Due e parte il reggiseno. Tre o quattro e resta un tanga. Nei salottini, però, anche quello sparisce. Se l’obiettivo è conquistare il cuore delle preferite, può occorrere di più. Anche perché le signorine hanno già stipendi da capogiro: con un lavoro medio di cinque notti su sette, la busta paga mensile è di settemila euro. E di lavoro ce n’è parecchio. Asia, veterana del club, racconta: «Ho fatto la responsabile di una ditta di abbigliamento, la rappresentante di telefoni, la sarta: entusiasmo zero. E’ la prima volta che vado al lavoro felice. Senza parlare dei soldi che guadagno…».

A qualcuno piace  SOFT

Girare filmini erotici senza scene hard. E’ il lavoro di Valentina, 21 anni, bel viso. Saliamo in macchina con Umberto Grimaldi e Valentina. Lui è un regista hard. Lei è lap dancer e attrice. «Non giro scene porno, però. Non mi piace». Destinazione Parco Nord, fuori Milano, all’altezza di Cinisello Balsamo. Sono le 14. Grimaldi cerca un angolo di verde senza curiosi. Valentina indossa tacchi alti e lingerie. Scelta una panchina, la ragazza si siede e inizia a posare. Racconta in video le proprie fantasie e poi le interpreta, seducendo la telecamera. Secondo appuntamento, secondo set: via Mario Pagano, all’interno del privé Arena. Qui il corpo deve essere completamente nudo e le scene più esplicite. Ma Valentina non si presenta. Stacca il cellulare e sparisce, con tanto di liberatoria. «Un classico, quando fai questo lavoro» conclude il regista.

E le chiamano  CASE CHIUSE

In via Antonio da Recanati, a due passi dalla Stazione Centrale di Milano, il numero civico assomiglia ai quartieri rossi di Amsterdam. Sui citofoni, i nomi sono soprattutto esotici e femminili: Donna, Jasmina, Sheila, Monia, Leyla…

«Cinquanta euro, bello» sorride una signora di mezza età, vedendomi in zona. Estrae dalla borsa un mazzo di chiavi e e ne infila una nella serratura del portone. Androne buio. Clienti nordafricani scendono dalle scale, insieme ad altre “professioniste”. Nadia ha 54 anni. Entriamo a casa sua, un bilocale ordinato, radio accesa, sul letto un asciugamano e una specie di coperta blu. Di fianco, un sacchetto di plastica con i ferri del mestiere: preservativi, vibratori, cremine varie. «Parliamo un po’? Per cortesia…» le chiedo. Innocente e bene educato. «Certo, però prima dammi i soldi» dice lei. Ci sediamo su due poltroncine. Viso sofferto, altezza 1.65, una donna brutta. Fa questo lavoro da tanto? «Trentasette anni». Pausa. «A casa mia non c’era una lira. Ho scelto di vendere il mio corpo e non avere problemi di denaro. Dalla Sicilia, mi sono trasferita a Milano. Attualmente sono divorziata e i miei figli sono cresciuti: vivo con loro fuori città. Poi ho anche questo appartamentino, nel quale ricevo ogni giorno dalle 13 alle 19. Qui sono tutte colleghe. Soltanto io e la mia amica siamo proprietarie di casa. Le altre sono straniere e danno il 20% circa di ogni prestazione a chi concede loro la casa. Funziona così in tutti i palazzi qui vicino». Poi, d’un tratto, Nadia inizia a spogliarsi. Lo spettacolo non è dei migliori, davvero. E lei, ormai nuda, lo capisce. «Vabbè, non ti piaccio. Fatti almeno offrire un caffè».

La doppia vita di una prostituta sadomaso

Gusti più estremi? Ci sono le mistress, prostitute sadomaso. Non si fanno toccare, non si concedono, ma in compenso umiliano i propri clienti, li sottomettono e fanno patire loro ogni genere di sofferenza. Sono padrone a pagamento. Nel Nord Italia le più famose sono Serena e Lucrezia a Milano, Ingrid a Brescia, Amanda a Verona.

Lucrezia riceve da 15 anni. «Chi vuole essere dominato da me può avere 18 come 70 anni. Di solito ricevo dalle 14 alle 19 e non prendo più di quattro clienti al giorno». Ha uno studio attrezzato di tutto punto. Una sala è dedicata alle torture sadomaso più classiche, dalla gogna alla croce di S. Andrea. Un secondo ambiente è come un’infermeria, dove gli schiavi vengono “curati” su un lettino ginecologico. La terza stanza è un’aula scolastica, con tanto di banchi, dove gli “scolaretti” si siedono in attesa che la loro maestra li prenda a bacchettate. «Rifiuto le prestazioni che potrebbero essere pericolose per l’incolumità del cliente. Preferisco le torture, la detenzione, l’umiliazione, i trattamenti medici, il calpestamento, le sculacciate, l’adorazione dei piedi. Ognuno ha i suoi gusti, insomma, anche se il 98% dei clienti ama essere sodomizzato». E la sua vita privata? «Vivo da sola fuori Milano, ho una storia d’amore regolare con un uomo che ignora totalmente la mia attività. Non riuscirei mai ad amare un maschio che striscia ai miei piedi e mi implora di fargli male».

Alessandro Calderoni Millionaire 07-08/2004

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