Nomadi digitali, quando a spostarsi è un intero team

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Jagaad

Lavorare senza rinunciare a vivere una vita ricca, piena e soddisfacente in giro per il mondo, è questo l’obiettivo di Jagaad.

Jagaad
Davide Bernardo, Ceo Jagaad

Jagaad è una digital company verticale nello sviluppo software e design fondata a ottobre 2020, a Milano, dal Ceo Davide Bernardo. Davide nasce a Napoli nel 1984, si diploma all’Itis Francesco Giordani: la sua passione è la tecnologia. Intraprende così la sua carriera nel settore Information Technology come sviluppatore e poi manager in svariate aziende di consulenza. Finché non arriva la pandemia e l’incertezza generalizzata che ne è derivata: «Ho colto che, nonostante la situazione drammatica, c’era un’opportunità – spiega – Il mercato dell’offline è in crisi e tutti sono impegnati a digitalizzare i propri servizi. È così che ho fondato Jagaad».

Di che cosa si tratta?

«Jagaad è una realtà totalmente out of the box e full-remote. Il che ci ha permesso di scalare rapidamente e arrivare a lavorare con giovani talenti in più di 13 paesi nel mondo, superando gli antiquati limiti fisici e geografici e diventando così una società multiculturale con focus prettamente tech».

Qual è il tratto distintivo di Jagaad?

«Sicuramente la qualità del codice e dei servizi offerti fanno la differenza, ma anche l’estensione del team a persone di diverse culture favorisce uno scambio continuo di idee che vanno a consolidare un ambiente sano e vincente».

Il nome Jagaad immagino che non sia casuale…

«Infatti. Il termine Jagaad è la pronuncia alternativa del termine hindi ‘’Jugaad’’, che si riferisce a un’innovazione non convenzionale e frugale, spesso definita “hack” in quanto mira a fare del proprio meglio con le risorse a disposizione in quel momento. Ci rappresenta appieno, ci impegniamo costantemente a creare soluzioni innovative e fuori dagli schemi per i tutti i nostri clienti. È una promessa solenne verso noi stessi e chi ci sceglie».

L’ispirazione è chiara. Ci parli nel dettaglio della vostra attività. Qual è il suo core business, a chi vi rivolgete?

«Al momento il nostro core business ruota attorno a 3 business model: lo scaling, il factory e il product. L’approccio scaling è orientato a un modello time & material, in cui il cliente ha la governance del progetto e Jagaad mette a disposizione uno o più profili che vanno a integrarsi e estendere il team del cliente. Nella factory, invece, il cliente esternalizza completamente alcune attività: Jagaad fornisce un preventivo a costo fisso e una roadmap con le tempistiche. Ogni due settimane vi è un avanzamento con annessa dimostrazione di quanto fatto. Il product, infine, è il nostro atelier della creatività e dell’ambizione: ideiamo e sviluppiamo prodotti innovativi da vendere sul mercato. Al momento ne abbiamo tre che saranno pronti per il go-live nel 2022».

JagaadNel 2022 parte un progetto molto importante, che ha a che fare con i nomadi digitali. Come è strutturato?

«Nasciamo come società full-remote e multiculturale, il nostro approccio è sempre stato rivolto verso la flessibilità: essere produttivi e lavorare autonomamente senza rinunciare alla possibilità di viaggiare.
È stato quindi spontaneo espandere il nostro manifesto di valori ad altri remote worker, creando così un progetto ambizioso: poter lavorare, creare solidi legami e dunque sviluppare il network, fare team building, viaggiando per il mondo. L’iniziativa è rivolta a tutti i jagaader presenti in azienda e non solo: abbiamo deciso di estendere l’invito anche ad altre società e/o freelancer. In pratica, un intero team si sposterà come società con l’intento di visitare nuovi paesi, partecipare a eventi, conferenze, coniugando così lavoro, performance, team building e networking. Lanceremo una landing con le varie destinazioni, che permetterà ad altre società o professionisti di aderire all’iniziativa. Idealmente prevediamo una tappa ogni 3-4 mesi. È questo il nostro concetto di digital nomad: poter lavorare senza però rinunciare a vivere una vita ricca, piena e soddisfacente».

Che obiettivo vi siete prefissati?

«L’iniziativa mira soprattutto a cambiare la percezione del lavoro, ormai stantia, e permette a chiunque di poter toccare con mano la nostra remote culture, assistendo alle varie attività, come ad esempio i brain storming, gli innovation lab, i round table, scoprendo un nuovo modo di vivere la vita lavorativa e renderla, di conseguenza, più agile, organizzata e meno time-consuming. Inoltre ci aspettiamo un incremento globale che spazia dalle revenue aziendali, al numero di professionisti che si candideranno in risposta alle nostre posizioni aperte e, ultimo ma non per importanza, un incredibile impatto positivo sul mood generale delle persone. Una persona felice è una persona produttiva, che ama ciò che fa e che si sente parte di qualcosa, di un gruppo, di una comunità. Ricordiamoci sempre che le persone sono la forza motrice di tutto».

In Jagaad il fattore umano è una componente importante. Ce ne parla Giada Greco, people & culture manager

Giada Greco, Jagaad
Giada Greco

«Sono entrata a far parte del team a marzo 2021 e nell’arco di 9 mesi ho assistito a una vera rivoluzione in termini di crescita: siamo riusciti a diventare quasi 50, collaboriamo con persone provenienti da oltre 13 paesi nel mondo e, soprattutto, abbiamo creato una cultura interna solida e condivisa. Dopo tante analisi, ricerche, survey, test e con una buona dose di passione, siamo riusciti a dare vita al Jagaad Manifesto, una raccolta di attività, valori e iniziative che racchiudono l’essenza della nostra azienda. Lavorare con persone sparse per il mondo richiede fiducia, autonomia gestionale e soprattutto la disponibilità a dare e ricevere feedback, che permettono di migliorare sia come individui che come membri di un team. Diversità, inclusione, parità dei sessi sono solo alcuni dei termini chiave che caratterizzano la nostra cultura aziendale e che ci stanno permettendo di crescere, non solo in termini numerici ma soprattutto in termini umani. I riflettori sono puntati sulle persone, che vengono seguite sin dal primo momento e durante l’intero life-cycle aziendale attraverso frequenti one to one, formazione mirata, OKR settati su misura, lezioni di inglese».

A proposito di formazione, avete in cantiere anche l’ambizioso progetto dell’Academy. Di che cosa si tratta?

«Il progetto di formazione verrà lanciato ufficialmente quest’anno e nasce da una precisa necessità: avere in azienda un numero crescente di sviluppatori talentuosi. Attualmente, infatti, il processo di ricerca e selezione, soprattutto se si cercano figure dalla seniority elevata, è complesso e dispendioso in termini di tempo, la domanda supera l’offerta. Anche perché, va detto, noi abbiamo standard alti nella scrittura del codice. Ci siamo chiesti, quindi, come risolvere questo problema ed è così nata la nostra Academy. A gennaio lanceremo la nostra piattaforma di e-learning che ci permetterà di far crescere nuovi talenti partendo da zero. Insegneremo non solo le tecnologie più recenti, ma un preciso mindset spiegherà agli studenti che i linguaggi sono soltanto degli strumenti: a fare la differenza sono i processi e la capacità di lavorare in team. Pensiamo che si tratti di un’ottima opportunità: una volta completato il percorso di studi, infatti, ci impegniamo ad assumere o a allocare gli studenti presso società partner». jagaad.it  academy.jagaad.it runaway.jagaad.it

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