La classifica dei top manager con la migliore reputazione online. Sul podio Starace, Elkann e Cairo

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Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale di Enel

L’Osservatorio permanente di Reputation Science pubblica la classifica 2020 dei top manager italiani. Al primo posto per reputazione online c’è l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace, che si è distinto, secondo l’osservatorio, per aver comunicato molto su ambiente e sostenibilità. Non solo. Confermando un trend di manager di impresa sempre più impegnati per la comunità, Starace, insieme ad altri Ceo europei, nel 2020 ha firmato una lettera alle istituzioni «per chiedere un’Europa più resiliente, digitalizzata, prospera e sostenibile» spiega Barchiesi, Ceo di Reputation Science.

La top 10

In seconda posizione in classifica c’è John Elkann, presidente del gruppo Fca, per la fusione tra Fca e Peugeot. Nella classifica di aprile, il manager aveva conquistato il gradino più alto del podio grazie alla decisione di rinunciare ai propri compensi, insieme al Cda di Fca, per tutto il 2020. Chiude la top 3 dell’edizione annuale Urbano Cairo, ad e presidente di Cairo Communication.

Dopo di lui, Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, Claudio Descalzi, ad di Eni, lo stilista e imprenditore Giorgio Armani, Matteo Del Fante ad di Poste Italiane. Chiudono la classifica Remo Ruffini, ad e presidente di Moncler, Marco Alverà, Ceo di Snam, e Luigi Ferraris, ormai ex ad di Terna.

“La reputazione non si costruisce solo con le performance”

«In un anno così complicato è emerso un trend molto chiaro: la figura del top manager è in evoluzione, passando da guida dell’azienda a riferimento anche per la società. Una leadership attiva, che scende in campo, si sporca le mani, dice cose anche scomode e non resta arroccata dietro una scrivania» ha commentato Barchiesi.

«Come Giorgio Armani che ha dichiarato “le donne oggi sono regolarmente stuprate dagli stilisti, e mi ci metto anch’io”, aprendo così un dibattito sul ruolo del corpo femminile nella moda. Oppure la proposta di un “nuovo contratto sociale con il Creato” avanzata da Brunello Cucinelli».

Lo stesso accade oltreoceano, con le mobilitazioni per il Black Lives Matter o per le elezioni presidenziali.

«Si sta facendo largo l’idea che il brand non debba essere finalizzato solo al profitto, ma debba avere uno scopo all’interno del tessuto in cui opera. In tal senso la reputazione oggi non si costruisce solo con le performance ma deve abbracciare uno scopo, una visione del mondo».

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