La formula Alonso

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Vive a Oxford, in Spagna è considerato un eroe, corre per la Renault di Flavio Briatore. Ha 23 anni, è il più giovane pilota ad aver vinto un Gran Premio, arriva dal nulla. Ritratto di Fernando Alonso. Non beve, non fuma e ha un sogno: battere Schumacher

«Non ho mai pensato che Schumacher sia il migliore del mondo. Io mi considero il migliore, ciascuno dei colleghi si considera il migliore. Chi non pensa di essere il più bravo in quello che fa è una persona senza orgoglio».

Fernando Alonso, 23 anni, il più giovane vincitore nella storia della Formula 1, sta bruciando le tappe. Arriva dalla Spagna, guida la Renault di Flavio Briatore, ha un sogno, che poi è il sogno di tutti: battere Schumacher e conquistare il Campionato del mondo 2005. A obiettivo raggiunto, Alonso diventerebbe il più giovane vincitore della storia della Formula 1. Vincere è il suo motto, da sempre.

Alonso nasce a Oviedo, in Spagna, il 29 luglio del 1981. La sua storia di campione inizia nell’84. Il padre, grande appassionato di go kart, ne costruisce uno per la sorella maggiore. Ma lei non se ne interessa e, dopo una modifica ai pedali, il go kart passa al figlio minore, che ha appena compiuto tre anni. Proiettato in una gara dopo pochi giorni e messo a confronto con ragazzini che hanno il doppio della sua età, Alonso perde. E si dispera. La vista del podio e dei vincitori che ricevevano gli applausi fa scattare in lui l’ambizione di arrivare primo, sempre. «Quando guido, non sopporto di avere un’auto davanti a me: la devo superare, ed è così che mi diverto. E’ un fatto psicologico, perché mi capita la stessa cosa anche quando vado in bicicletta. Devo vincere, in qualsiasi sport mi misuro: quando gioco a tennis divento quasi pericoloso, perché se perdo lancio la racchetta al di là della rete. Voglio essere il numero uno» commenta oggi.

Tenace, venuto dal niente, con una grande stoffa d’atleta: dopo solo quattro anni di go kart, Alonso diventa un fuoriclasse. A sette anni vince già otto gare juniores, conquista il campionato e, l’anno successivo, vince altre importanti competizioni. E’ a questo punto che il suo destino è già tracciato e, in parte, ostacolato. Alonso è figlio di gente normale. La madre ha lavorato fino a due mesi fa come commessa nei grandi magazzini spagnoli, Cortes Inglés. Il padre è un esperto di esplosivi. In casa girano pochi soldi. E far partecipare Fernando alle competizioni di go kart in tutta la Spagna richiede uno sforzo economico notevole. L’impegno del padre, che lo porta da una gara all’altra su una vecchia Peugeot facendogli da meccanico e da consulente, a un certo punto non basta più. Quando Alonso compie 11 anni, il padre si è già rassegnato a lasciar perdere. Tutti i tentativi fatti per trovare uno sponsor poi si concludevano in un buco nell’acqua: non una sola federazione o un’azienda erano disposte a finanziare un giovane sconosciuto, seppur vincente.

Delusioni su delusioni, ma Alonso non demorde. Anzi, raddoppia gli sforzi, nel tentativo di farsi notare da un finanziatore e dare un senso ai sacrifici della famiglia. «La miglior ricompensa, in quel periodo, era il sorriso di mio padre dopo una mia vittoria» ricorda Alonso.

La svolta arriva proprio quando tutto sembra perduto, con l’intervento di un importatore spagnolo di go kart, Genis Marcò, che lo vede in azione e decide di scommettere su di lui. Di tasca propria. Un “investimento” che dà subito buoni frutti: nel ’95, Alonso arriva terzo nel Campionato del mondo di go kart. Ma il suo percorso è ancora in salita. A 14 anni, guadagna 100 mila pesetas al mese (circa 600 euro): troppo poche per coprirsi le spese. Per arrotondare è costretto a lavorare come meccanico per scuderie di piloti di sette e otto anni. E’ in quell’anno che arriva la prima proposta per gareggiare in Formula 1. E’ della Toyota, ma la paga è infima e Alonso a malincuore rifiuta. Nel ’97, vince il Campionato italiano di go kart: «Ogni volta era un viaggio di duemila chilometri, che noi facevamo sulla nostra vecchia Peugeot diesel. Partivamo il giovedì pomeriggio – ricorda il padre – quando Fernando usciva da scuola: io al volante e lui dietro, a dormire. Dopo la gara della domenica, avevamo davanti a noi ancora 20 ore di guida, per far tornare Fernando in classe il martedì mattina». Ma nonostante tutte le difficoltà, Alonso colleziona un successo dietro l’altro.

Le sue vittorie sono così straordinarie da ottenere l’attenzione di Adrián Campos, ex pilota di Formula 1 affascinato da questo diciassettenne che non ha ancora la patente di guida, ma già sfreccia sui circuiti di go kart a 250 km all’ora. Campos lo vuole nel suo team per correre in Formula 3. Per Alonso significa iniziare a guidare una macchina che, a differenza del go kart, era provvista di cambio delle marce. Eppure, fin dal primo giorno mostra un’insolita dimestichezza e dal secondo inizia a superare i compagni di squadra. Unico problema: nel corso degli allenamenti, Campos si accorge che in gara, raggiunta la prima posizione, Alonso commette sempre un errore e compromette la vittoria. Ma i suoi passi falsi non gli fanno perdere coraggio, e alla seconda competizione ufficiale sbaraglia gli avversari sul circuito spagnolo di Albacete, con 42 secondi di vantaggio. «Riusciva ad arrivare primo anche con le gomme sbagliate, perché aveva un unico obiettivo: vincere a ogni costo» ricorda Campos.

Nel 2000, in Formula 3, vince il Gran Premio del Belgio e arriva secondo in quello di Ungheria. Due risultati che rappresentano il suo trampolino di lancio per la Formula 1. I tecnici presenti alla sua prova di accesso restano senza parole: in una giornata piovosa, Alonso ottiene il tempo migliore di tutti gli altri giovani, dimostrando freddezza, intelligenza e una straordinaria capacità di sfruttare al massimo le qualità dell’auto. Racconta Cesare Fiorio, l’allora direttore della casa automobilistica Minardi, con cui Alonso inizierà a correre: «In 40 anni di agonismo non avevo mai visto un talento così grande. A fine serata avevo un solo pensiero: fargli firmare un contratto il prima possibile, prima che qualcun altro si accorgesse di lui». Un contratto che consente al giovane spagnolo di esordire in Formula 1 non avendo ancora compiuto 20 anni, di partecipare a tutte le competizioni ufficiali e di compiere il salto successivo: lavorare nella Renault.

Nel 2002, Flavio Briatore lo chiama con la mansione di collaudatore. «Un’esperienza frustrante, perché dopo un anno di agonismo, ho dovuto fermarmi per fare test alle auto e rinunciare a tutte le “lezioni” che si imparano in gara» commenta Alonso. Nel 2003 è pilota ufficiale della Renault per la Formula 1 e conquista il primo posto nel Gran Premio di Ungheria. Nel 2004, Alonso continua a piazzarsi bene, ma è il 2005 che segna la sua ascesa. Al momento in cui scriviamo (11 maggio), su cinque gare disputate Alonso ha collezionato il terzo posto sul circuito australiano, il primo in Bahrein, Malesia e San Marino e il secondo a Barcellona. «Quest’anno vado molto bene perché ho una macchina perfetta per me. Mi si adatta come un guanto su misura. Fa esattemente quello che le chiedo». Tutti gli occhi oggi sono puntati su di lui. C’è già chi scommette che vincerà il Campionato e diventerà il più giovane campione del mondo, battendo il record che dal 1972 appartiene a Emerson Fittipaldi. Intanto il suo contratto con la Renault scade nel 2006. Proprio come quello di Schumacher alla Ferrari. Sarà Alonso il nuovo eroe di Maranello?

l’altra faccia del Nano

› E’ il primo spagnolo a essere mai salito sul podio della Formula 1.

› Quando festeggia una vittoria, lo fa secondo la tradizione di Oviedo: alza la bottiglia sopra la testa e versa il liquido nel bicchiere da un metro di altezza.

› Tre sono i suoi soprannomi: in famiglia lo chiamano Il nano, la stampa spagnola lo chiama Il toro, i suoi rivali Il magico.

› Di sé non apprezza la statura (1,71 m): «Mi sarebbe piaciuto essere un po’ più alto». Si depila le gambe, per resistere al calore durante le gare.

› Ama il calcio. La sua squadra del cuore è il Real Madrid. Le altre sue passioni sportive sono ciclismo, tennis e arrampicata.

› E’ uno sportivo tout court. Non ha vizi, non beve, non fuma.

› Il suo desiderio non ancora realizzato: comprarsi una moto di grossa cilindrata.

› Ama il cinema horror, fare le imitazioni e i giochi di prestigio. Fidanzate? Al momento, top secret.

Maria Spezia, Millionaire 6/2005

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