L’importanza di chiamarsi Amanda

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Da 40 anni sulla cresta dell’onda, imprenditrice di se stessa, ha costruito il suo personaggio anche sul fascino dell’ambiguità. Ma, dietro il nome di Amanda Lear, c’è fiuto e sensibilità

Come si fa a vivere sempre sotto i riflettori?

«No, non si può. E non mi piacerebbe neppure. Mi stanco io, e si stanca il pubblico. Meglio fare un colpo grosso, sparire. Lasciare un po’ di spazio ad altri. Poi ritornare alla grande. Io, per tre anni, ho lavorato in Francia. Poi sono tornata in Italia. I gusti cambiano. Gli artisti si devono adattare. Fino a oggi andava la “telespazzatura”, quella che specula sui fatti e sul dolore degli altri. Ma c’è una gran voglia di ridere, di ironia. Lo dimostrano i programmi di successo di comici e cabarettisti. Ho azzeccato la tendenza, partecipando a La Grande Notte».

Vantaggi e svantaggi della notorietà?

«Salti la fila, la gente ti manda baci, omaggi. Ma ti devi truccare persino per andare in spiaggia. Sarebbe bello girare come una donna qualsiasi. Però ho sempre voluto la vita che faccio. E ho ancora sogni».

Che cosa voleva fare da grande?

«Volevo fare la pittrice e sono diventata modella. Da modella, cantante… Colpi di fortuna, incontri. Come quello con Salvador Dalì. Poi David Bowie. E Silvio Berlusconi, che mi ha chiamata per una trasmissione. Forse, settimana prossima mi vorrà Spielberg per Jurassic Park!».

I suoi modelli?

«Mae West, Katharine Hepburn, Bette Davis, Simone Signoret, Monica Vitti, Sofia Loren. Potrei vedere i loro film mille volte. E imparare sempre qualcosa».

Lei è trasgressiva sempre e comunque?

«Sì. Ma la trasgressione di una volta non è quella di oggi. Si vede di tutto in tivù: nudo, parolacce. Oggi è più trasgressivo comportarsi bene, avere un fidanzato, sposarsi. Emerge la persona beneducata, ben vestita, intelligente. A questo punto della mia carriera, posso permettermi il lusso di fare il contrario di quello che fanno gli altri e di dire “no”».

Modella, attrice, cantante, pittrice, conduttrice: che cosa scriverebbe sul suo biglietto da visita?

«“Polimorfa”? Insomma, una con tante facce. Ma dietro c’è una persona sensibile, vulnerabile. Vendo un’immagine seducente, brillante, di successo. Il pubblico dice: facci ridere, facci sognare».

Lei quindi è un’imprenditrice di se stessa?

«Sì. Il mio lavoro è il mio business. Il nome Amanda Lear è depositato in tutto il mondo. Devo gestire me stessa e la mia immagine. Dare una direzione alla mia ambizione. Ho sempre deciso da sola che cosa accettare e che cosa rifiutare. Mi fido del mio fiuto, più che delle ricerche di mercato».

Che consiglio darebbe a un giovane che vuole realizzarsi nella vita?

«Sii te stesso, non fare compromessi, abbi fiducia. E non essere un ritardatario!»

>  chi è

Amanda Lear è una donna di spettacolo eclettica, sotto i riflettori da quasi quarant’anni.

 >  vita

Nasce nel 1948 a Hong Kong. A 16 anni, colpisce con il suo fisico Salvador Dalì. Nel 1967, partecipa al suo primo film. Conosce David Bowie, che la convince a cantare. Il suo primo album esce nel 1975.

 >  successi

Dall’81 conduce trasmissioni tv in Italia, Inghilterra e Francia. Nel 2000 perde il marito Alain-Philippe Malagnac, nell’incendio della loro villa in Provenza. Segue un periodo di crisi che supera grazie al lavoro.

Dal 2000 conduce due serie della trasmissione Il brutto anatroccolo, su Italia 1. Nel 2002-03, Cocktail d’amore, su Rai Due. Nel 2003, La Grande Notte di Rai Due, con Gene Gnocchi.

Silvia Messa, Millionaire 01/2004

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