Mario Draghi, ritratto dell’italiano che ha salvato l’Europa. La sua frase “whatever it takes” (costi quel che costi) è passata alla storia

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mario draghi
© World Economic Forum/Photo Remy Steinegger

«È un momento difficile, ringrazio il Presidente della Repubblica per la fiducia. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide. Abbiamo l’opportunità di fare molto con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e alla coesione sociale». Mario Draghi, ex presidente della BCE, dopo l’incontro con Mattarella al Quirinale, ha accettato con riserva di formare un nuovo governo.

Ma chi è Mario Draghi?

Il suo “whatever it takes”, il “costi quel che costi” per salvare l’euro, è diventato una voce della Treccani.

Padre dirigente della Banca d’Italia, madre farmacista, nato a Roma nel 1947, ha perso entrambi i genitori quando aveva 15 anni e ha dovuto occuparsi dei fratelli. «Ricordo che a 16 anni al rientro da una vacanza al mare con un amico, lui poteva fare quello che voleva, io invece trovai a casa ad aspettarmi un cumulo di corrispondenza da sbrigare e di bollette da pagare» si legge nella biografia Mario Draghi, l’artefice: la vera storia dell’uomo che ha salvato l’euro (Rizzoli). Da lì nasce la sua «religione del lavoro».

Scuola dai gesuiti, nel 1970 si laurea all’università La Sapienza con Federico Caffè, uno degli economisti più in vista in Italia. Sarà lui ad avviarlo verso il Mit di Boston, affinché studi con il premio Nobel Franco Modigliani.

Per alcuni anni insegna economia, poi inizia una brillante carriera nel settore pubblico. È stato Direttore generale del Tesoro – con il ministro Carlo Azeglio Ciampi (è stato il primo tra i “Ciampi Boys”) –  e ha gestito la stagione delle privatizzazioni. Poi Governatore della Banca d’Italia, in un periodo convulso di acquisizioni e fusioni. Da Presidente della BCE ha creato nuovi strumenti che oggi la Banca Centrale Europea usa per svolgere il suo mandato. E con cui Draghi ha sostenuto il mercato dei titoli di stato pubblici europei, contribuendo ad abbassare gli spread e consentendo ai Paesi periferici di finanziarsi a prezzi accessibili. Il più famoso di questi è il Quantitative Easing (QE).

Il discorso-manifesto al Meeting di Rimini 2020

Lo scorso agosto in un intervento al Meeting di Rimini, Draghi ha dettato il suo manifesto su istruzione, giovani e crescita.

«Vi è un settore, essenziale per la crescita, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore.

La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento.

Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l’incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all’educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l’incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio.

Ma c’è anche una ragione morale che deve spingerci a questa scelta e a farlo bene. Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre.

Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico. Ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza».

Con riferimento alla gestione della crisi in corso, ha aggiunto: «Ai giovani bisogna dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri. La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione».

Ai giovani: “Servono conoscenza, coraggio e umiltà”

Parlano agli studenti dell’Università Cattolica, nell’ottobre del 2019, si è augurato che molti decidano un giorno di mettere le loro capacità al servizio pubblico. «Non dubito che incontrerete ostacoli notevoli, come succede a tutti i policy maker. Ci saranno errori e ritirate, perché il mondo è complesso. Spero però che vi possa essere di conforto il fatto che nella storia le decisioni fondate sulla conoscenza, sul coraggio e sull’umiltà hanno sempre dimostrato la loro qualità».

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