Matthew McConaughey: «È ciò che accade nella vita che ci rende migliori»

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matthew mcconaughey
L'apertura dell'articolo pubblicato su Millionaire di giugno

Intenzione, resistenza, velocità, disciplina, pazienza, tempismo. E resilienza. Strategie e segreti dell’attore che visse due volte. Si racconta in un libro, che è un bestseller. E ai nostri lettori dice: «Combattete per ciò che vi appassiona».

«La vita è un viaggio in divenire che dobbiamo rivisitare e rivalutare continuamente. E quando affrontiamo momenti che sembrano semafori rossi, dobbiamo capire come trasformarli in semafori verdi. Vale la pena combattere per tutto quello che ci appassiona». Se pensiamo a Matthew McConaughey, attore texano di 51 anni, è probabile che la prima immagine di lui che ci venga in mente è quella del film Prima o poi mi sposo, con Jennifer Lopez. È il 2001, Matthew ha poco più di 30 anni, soldi, fama, un fisico statuario e tutte le donne che vuole. Se la gode alla grande, per 10 anni, poi succede qualcosa. «Ero un intrattenitore, non più un attore. Sentivo di dover tornare a guadagnarmi i miei sabati. Cercavo nuove sfide esistenziali».

Basta commedie romantiche, Matthew vuole ruoli drammatici e interessanti. Ma la strada è tutt’altro che facile. Fortuna (o sfortuna) che lui, ai percorsi non proprio lineari, sia più che abituato. Ma facciamo un passo indietro.

Terzo di tre fratelli, nasce da una coppia piuttosto litigiosa. I suoi genitori hanno divorziato due volte e si sono sposati tre, sempre insieme. Il padre ha rotto alla madre il dito medio quattro volte, perché lei glielo agitava davanti al naso. A 10 anni il padre lo prende a cinghiate perché si è fatto un tatuaggio trovato nei popcorn. Per insegnargli a nuotare, la madre lo butta nel fiume Llano: o finisce nella cascata 30 metri più avanti o raggiunge la riva. Raggiunge la riva. Si procura quattro traumi cranici cadendo da quattro alberi diversi. Sempre a 10 anni, per due mesi, tutte le notti, scappa di casa a piedi nudi e nel bosco costruisce una casa di 13 piani su un albero (con legname e chiodi rubati).

A 18 anni è molestato da un uomo mentre è svenuto nel retro di un furgone (ma lo racconta en passant). Trascorre un anno di studio in Australia, ma capita in casa di una famiglia di pazzi. Gira l’Europa in moto e fa viaggi avventurosi in Sud America e Africa. Vive due anni in una roulotte in compagnia della sua cagnolina. Si fa arrestare per schiamazzi notturni mentre suona il bongo nudo. Non sembra il ritratto di un futuro avvocato e infatti Matthew a un certo punto decide che vuole fare l’attore.

Alla ricerca dei semafori verdi

Passati i 50 anni, in piena pandemia, Matthew mette insieme 35 anni di diari, va nel deserto («Ero bloccato 24 ore al giorno con me stesso») e scrive un libro, un po’ biografia e un po’ manuale di istruzioni per “relativizzare la vita”: Greenlights. L’arte di correre in discesa (Baldini+Castoldi). Il titolo richiama i semafori verdi, che ci incoraggiano a proseguire lungo la strada scelta.

«Sono segni di approvazione, sostegno ed elogio. Li adoriamo. Sono piacevoli. Ci dicono di sì e ci danno quel che vogliamo. Ma ci sono anche i semafori gialli e rossi. Ci rallentano. Ci dicono di no, ma a volte sono quello di cui abbiamo bisogno. Prendere i greenlights è una questione di abilità. Possiamo anche guadagnarceli: progettarli e renderli possibili. O esserne artefici. Ma anche capire che i gialli e i rossi alla fine diventeranno verdi».

All’ultimo anno di liceo, Matthew è il più bello della scuola, esce con la ragazza più carina, ha ottimi voti ed eccelle negli sport. È simpatico, coinvolgente, divertente. Un giorno scambia il suo pick-up con un’auto che gli assomigli di più: un coupé sportivo rosso. Pensa di diventare più popolare, ma non è così. Il perché ci metterà un po’ a capirlo. «Non mi davo più da fare. Mi ero impigrito, mi controllavo troppo spesso i capelli allo specchio, volevo che quell’auto sportiva facesse il lavoro per me». Così Matthew si riprende il pick-up e ritrova la sua magia.

Difficoltà e consapevolezze

A 19 anni, fa un anno di studio in Australia. Quella che si preannuncia come un’avventura entusiasmante si rivela invece un incubo. Matthew finisce a casa di una famiglia di fanatici. All’inizio attribuisce le loro stranezze alle differenze culturali, poi mangia la foglia e cambia famiglia. «La vita è dura. Le sfighe capitano. E a volte siamo noi a farle capitare. Ma il lato positivo è che ci insegnano la lezione. Non possiamo apprezzare la luce, senza ombre. Dobbiamo perdere l’equilibrio per trovare un appoggio migliore».

Dall’Australia, Matthew torna con nuove consapevolezze: ha capito che non vuole fare l’avvocato, ma studiare cinema e raccontare storie. Ai corsi, però, preferisce la vita vera. Lavora come cameriere per 2 anni. Il primo lavoretto nel mondo delle spettacolo è come manista. Gli dicono che ha mani bellissime e che se smette di mangiarsi le unghie ha un futuro assicurato. «Un bell’aspetto non porta il pane, ma ti fa trovare un posto a tavola e io ero deciso ad approfittare di tutti i posti che fossi riuscito a trovare». Poi si “sporca le mani”: dirige, monta, recita, cura la fotografia. Quando il rettore gli rimprovera di non seguire i corsi, risponde: «Inseguo fuori dalla classe quello che in classe mi insegnano a inseguire».

Il successo

E arriva il primo provino. Matthew si prepara, anche psicologicamente. «L’occasione la devi volere, non averne bisogno. Sono andato lì non come se volessi la parte, ma come se la parte fosse già mia (consiglio della mamma)». Si cala nel personaggio, lo arricchisce, pensa a tutto quello che c’è stato prima e ci sarà dopo il momento che interpreta. E si mostra propositivo con i registi. Completa comunque gli studi, ha i primi ruoli. Fa anche il provino per il film Titanic, ma al suo posto viene preso DiCaprio.

Nel 1996 recita nel suo primo film importante: Il momento di uccidere. Dal 2000 inizia la sua carriera come protagonista, osannato e pagatissimo, di commedie romantiche. Dopo varie storie d’amore (con Sandra Bullock, Ashley Judd, Penélope Cruz…) nel 2005 conosce la modella Camila Alves. La coppia, che ha 3 figli, si sposa nel 2012. Matthew ha tutto quello che potrebbe desiderare, ma…

Il bersaglio attira la freccia

«Sento il bisogno di evolvermi. Di cambiare la mia carriera, riposizionarmi. Ho capito i passi da seguire per affrontare una crisi. 1. Riconoscere il problema. 2. Stabilizzare la situazione. 3. Organizzare la risposta. 4. Rispondere». Così va dalla sua agente e le dice di rifiutare tutti i ruoli in commediole. Ha soldi da parte e sta lontano dal set per due anni, rinunciando a offerte incredibili: l’ultima è di 14,5 milioni. «Fanculo ai soldi: io voglio l’esperienza!».

Nel frattempo sta con la sua famiglia. E cerca di capire come migliorarsi e alzare il livello. Finché arrivano, tutte insieme, 4 proposte per i ruoli pericolosi e drammatici di cui ha fame. «Si erano ricordati di me perché ero stato dimenticato. Non è la freccia a cercare il bersaglio, ma il bersaglio ad attirare la freccia».

L’anno della svolta è il 2013 e il film Dallas Buyers Club, in cui interpreta la storia vera di un cowboy rozzo e omofobo malato di Aids. Per il ruolo Matthew si trasforma: perde oltre 20 kg e mortifica il suo aspetto, ma vince tutti i premi che poteva vincere, compreso l’Oscar. L’anno dopo è la volta della fiction True Detective, interpretata con l’amico e collega Woody Harrelson: è coautore di memorabili monologhi. «Ho interpretato personaggi che volevo indagare e vivere. Ho raccontato storie affascinanti e meritevoli. Ho fatto esperienze che non cambierei, anche se non sono stati film premiati al botteghino».

Semafori rossi

«E poi sono arrivati la pandemia e l’uccisione di George Floyd, semafori rossi che ci costringono a guardare dentro noi stessi e trovare modi migliori per andare avanti. Se ci impegniamo individualmente per i cambiamenti necessari per un mondo più giusto e fondato sui valori, il semaforo tornerà verde». Ma, alla fine, che cos’è la vita? «Il nostro percorso è frutto dell’incontro fra autodeterminazione e destino. È una danza». E il futuro che cosa gli riserverà? Forse la politica, per cui non nasconde un certo interesse.

5 domande a Matthew McConaughey

Per cosa combattere nella vita? «Per tutto quello che ci appassiona. Anche se per ognuno è diverso, il tema universale è che dobbiamo lottare per ciò in cui crediamo».

Com’è possibile “relativizzare” la vita? «La vita è un verbo, un viaggio in divenire che dobbiamo sempre rivisitare e rivalutare. Dobbiamo solo continuare a vivere. E quando affrontiamo momenti che sembrano semafori rossi, dobbiamo capire come le nostre azioni possono trasformarli in semafori verdi. Nessuno avrà una vita e un viaggio perfetti. Ci saranno ostacoli e scossoni lungo il percorso e la sfida è usare questi tempi duri per trovare i momenti buoni. Bisogna guardare alla vita e vedere come giocarsi al meglio il prossimo capitolo, capire come reinventarsi ogni volta e fare cose diverse, eccitanti e appaganti».

Che cosa hai imparato tu vivendo e che cosa possiamo imparare noi leggendo il tuo libro? «Ho imparato che nella vita non sempre le cose vanno in modo facile o “normale” o “tipico” ma è ciò che ci accade e che non ci si aspetta che ci renda migliori. Greenlights parla di come affrontare e notare i tempi più duri, i semafori rossi, e imparare le lezioni che possono migliorare la vita e renderla più produttiva».

Millionaire è in Italia il magazine degli imprenditori. Che cosa consigli a chi vuole lanciare la sua attività? «Essere un leader, un imprenditore o qualcuno che gestisce gli altri passa attraverso la comprensione di come valorizzare e utilizzare al meglio le persone a fianco di cui si lavora. Tutti i business si basano sul talento e gli sforzi dell’intero team: un’impresa non è mai realizzata da un’unica persona. Perciò la chiave è capire come lavorare con le persone, al loro fianco, e come sfruttare al meglio le potenzialità di ognuno».

Conosci l’Italia? «Amo gli italiani, il modo in cui guardate alla vita e ve la godete. Il cibo, la storia e il temperamento. Non mi bastano le parole per esprimere il mio amore per l’Italia e sono onorato di poter condividere il mio libro con gli italiani».

Tratto da Millionaire di giugno 2021. 

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