Mauro Prina, l’italiano alla guida del sogno spaziale di Elon Musk. «Il motore dell’innovazione? È il desiderio»

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mauro prina

È l’italiano alla guida del sogno spaziale di Elon Musk: quello di portare l’uomo su Marte. Assembla razzi e fa tornare i veicoli dallo spazio, senza danni, in modo che le persone e le cose all’interno siano al sicuro. Fa un lavoro tecnicissimo, eppure tu senti un uomo in pace. Che parla di desiderio. Trasparenza. Ragione, semplicità. E mistero.

Mauro Prina, 51 anni, è Director of Thermal Dynamics di SpaceX. «Volevo fare il professore universitario, poi ho lasciato che la vita facesse il suo corso. Lasciar andare è il mio segreto…».

Itis infomatico a Verbania, Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, poi parte per un master negli Stati Uniti. Destinazione: Caltech (California Institute of Technology) a Pasadena. Qui avrebbe dovuto coronare il suo sogno: diventare professore. Invece la vita prima lo chiama alla Nasa, dove ha un ruolo pazzesco («Ma andavano troppo lenti»), poi a SpaceX.

Nel 2007, dopo un giorno passato a fare colloqui, riceve la proposta di Elon la sera stessa: “Vuoi portare l’uomo su Marte con me?”.

«Ho rischiato tutto sul puro desiderio di un individuo e l’ho fatto mio. Perché lui “pedala” per realizzarlo».

Prina prende decisioni in autonomia. Rischia. E lavora in trasparenza. «Essere trasparente significa dire: “Questo non lo so fare, oppure questo sì”. Rivolgersi verso gli altri e chiedere: “Voi, cosa fareste?”». Risponde direttamente a Elon. Era con lui a Torino a Italian Tech Week, lo scorso settembre.

mauro prina editorialeÈ partito da un piccolo paesino del Piemonte. «Sono un pellegrino senza fissa dimora. Oggi sono in Texas, fra 2 ore prendo un volo per la Florida. La mia casa è a Los Angeles. Quando viaggio, compro biglietti senza ritorno. Eppure ho radici profonde. Radicate in un piccolo paesino di 900 anime, a Baceno (Vb), in Val d’Ossola, dove la mia famiglia vive da centinaia di anni. Lo spirito di unità che si respira in un piccolo paese ti resta impresso. Mi scopro figlio di questa tradizione. Nel tempo ho capito che ho un ruolo nella storia, che è vivere l’istante in un dialogo con il mistero, dovunque il mistero mi porta».

Con l’Italia, Prina ha un rapporto profondo anche per lavoro. La tecnologia con cui protegge i razzi la prende a Sassuolo e a Imola. A Orvieto trova l’attrezzo per separare le fibre dall’acido che poi è quello che serve per separare il vino dal mosto.

«Il motore dell’innovazione è il desiderio. Non devi aver paura a perseguirlo. E se tutti ti diranno che sei pazzo, cerca persone che ti aiutino. Quando siamo partiti con i razzi a SpaceX, tutti ci dicevano “Siete pazzi”. Ora abbiamo 2.000 satelliti, il resto del mondo, tutto insieme, ne ha 2.400».

«Due sono le parole chiave della mia vita: una è ragione. L’altra è semplicità. Ho capito che dovevo imparare presto a dare un nome alle cose incluse le paure, i desideri, gli attriti. Bisogna fare un lavoro su se stessi per avere meno dubbi, perché la conoscenza è una avventura senza fine. E questo va insieme alla semplicità. Se non riesci a spiegare le cose semplicemente, vuol dire che non le hai ancora capite».

«Non ho mai avuto niente da difendere tranne il desiderio di essere vero, di chiamare le cose per nome e quando non so il nome di dire: “insegnamelo”. C’è una generazione che pensa sia meglio evitare le fatiche. La vita invece è far fatica. E seguire i desideri».

Tratto dall’editoriale di Millionaire di novembre 2021. 

 

Guarda anche l’intervista della nostra direttrice Eleonora Chioda a Mauro Prina, in collegamento dalla Florida, durante #SIOS21 Winter Edition, l’evento dedicato all’innovazione, organizzato da StartupItalia, con la Bocconi di Milano e B4i, il 13 dicembre.

Qui il video:

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