Metti la testa a posto

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Saloni sempre pieni, servizi solo su appuntamento, tariffe alle stelle. Il mestiere di parrucchiere non registra flessioni.  Per cominciare? Un po’ di arte e tanta gavetta. Poi, per alcuni, il premio finale è la fama, fino alla quotazione in Borsa…

Ieri era un disoccupato francese. Per arrotondare ha cominciato a fare il coiffeur a domicilio. Oggi, il suo patrimonio è stimato sui 30 milioni di euro. E la sua azienda è già quotata in Borsa. Altra storia, altro Paese: a 19 anni si trasferisce dalla Calabria a Milano, va al lavatesta e impara tutti i segreti del mestiere. Dopo qualche anno, vince numerosi concorsi internazionali e fonda quattro negozi. Giro d’affari 700 mila euro.

Storie diverse, stesso mestiere. Quella del parrucchiere è un’attività con cui si può fare molta strada, anche economicamente. Le cifre: 64 mila esercenti attivi in Italia; 140 mila addetti di settore; un punto vendita ogni mille donne, e tanto spazio per intraprendere. Il motivo: gli italiani non rinunciano a taglio e piega, nemmeno in momenti di recessione. Secondo l’Unipro (l’Associazione italiana industrie cosmetiche), nel 2002 i consumi per le spese di parrucchiere sono addirittura aumentati (+4,2%).

Ma come si comincia? Come avviare un mestiere in cui per emergere serve il talento creativo degli artisti, l’abilità manuale degli artigiani e l’intuito degli psicologi? Primo: ci vuole un attestato di qualifica professionale, che si ottiene frequentando un corso di formazione riconosciuto a livello regionale. La durata media è di due anni (900 ore di lezione circa), comprensivo di stage pratici (per info, rivolgersi agli assessorati alla Formazione di ogni Regione, esempio: www.regione.lombardia.it).

Attenzione: oltre agli istituti statali riconosciuti dalle Regioni, che hanno un costo di 100 euro circa all’anno, ce ne sono di privati che richiedono rette superiori. Numerosissime le accademie, che organizzano corsi pluriennali che costano tra i 1.000 e i quattromila euro l’anno e più. «Molti di questi sono davvero validi – consiglia Roberto Pissimiglia, direttore della testata di settore Estetica (www.estetica.it) – ma bisogna saper scegliere: una delle difficoltà di questo mestiere è rappresentata proprio dalla formazione iniziale, non ben inquadrata e già vicina a una modifica normativa. Per questo, il franchising registra la presenza di 30 marchi, 1.500 saloni in affiliazione e tremila in partnership commerciali. Non solo: il settore è in costante crescita del 10%». La qualifica professionale si ottiene anche dopo due anni di lavoro presso un negozio già attivo. A questo punto, iscrivendosi all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di Commercio provinciali, è possibile avviare un’attività in proprio. Ma siamo solo all’inizio: «Ci vogliono almeno cinque-otto anni di pratica, per avere una discreta preparazione» spiega Bartolo Maio della Bartolo Hair Diffusion (vedi box a fianco). Nella maggior parte dei casi, la trafila è la stessa: si comincia con un contratto di apprendistato dal lavatesta, si passa alla piega, al taglio, alle tinture. Ma la formazione non si conclude così: «Un professionista serio va all’estero, è sensibile all’avvicendarsi delle mode, è aperto al cambiamento dei tempi e sa intuire le tendenze» dice Pissimiglia. Tra le più nuove? Sempre meno barbieri, i saloni hanno da tempo aperto le porte all’unisex, l’uomo richiede sempre più servizi una volta considerati esclusivamente femminili, come la colorazione, si moltiplicano i servizi per l’estetica. «Il 30% dei leader di mercato – spiega Pissimiglia – propone manicure, depilazioni, massaggi e affini: una quota che per i punti vendita in franchising si aggira sul 20%. Anche la rivendita di prodotti tricologici, il make up, l’esecuzione di extension (allungamento per i capelli) offrono opportunità molto importanti per il business. Ciò nonostante, un salone che non include servizi di estetica può funzionare comunque bene».

Che cosa si fa per emergere? La specializzazione, fondamentale, può essere diversa da un negozio all’altro. Per Dimitri Biffi, responsabile franchising per Aldo Coppola, la colorazione all’henné e le acconciature che anticipano le mode sono punti di forza. Per Sergio Carlucci, responsabile franchising per Toni & Guy (la cui affiliazione partirà nei prossimi mesi), l’attenzione è focalizzata sulla ricerca di nuovi styling a livello internazionale. Per Marco, direttore artistico presso uno dei saloni milanesi Orea Malià (tel. 02 4694976, www.oreamalia.it), la specializzazione è nell’estrosità delle acconciature. Ma, mentre all’estero va forte l’attività a domicilio, in Italia stenta a decollare. Se non per vip e personaggi importanti, o per chi è disposto a pagare cifre a partire da 100 euro. Spiega Marco di Orea Malià: «Includiamo il servizio a domicilio, su appuntamento, ma pochissimi lo chiedono: perché costa tre volte il prezzo di listino».

Per quanto riguarda gli investimenti iniziali, oltre all’arredamento per l’angolo di attesa, si deve disporre di attrezzatura professionale: «Difficile spendere meno di 30-50 mila euro, per avviare un negozio ex-novo» suggerisce Maio, mentre i franchising propongono vari livelli di investimenti (vedi tabella). E i fatturati? «Per sopravvivere, anche il negozio più piccolo deve arrivare a 20 mila euro l’anno, considerando che il servizio più economico, cioè la piega, ha un prezzo base di 15 circa» dice Maio. Orea Malià, per un salone di 300 metri quadri in cui lavorano una quindicina di persone, registra un giro d’affari di circa 400 mila euro l’anno, mentre la catena Jean Louis David si assesta sui 240 mila. Nel fatturato è compresa la vendita di shampoo e trattamenti, che in media incidono per il 10% sull’incasso totale. Il business dei prodotti è così interessante, da aver indotto la nascita della catena di affiliazione Capelli Belli, che propone la vendita di prodotti professionali, comprese tinture e code di capelli. Per individuare la cura più adatta per ciascuno, la catena usa un apparecchio piccolo come un phon da viaggio, che contiene una microcamera, con cui si analizza la cute e la struttura del capello. «I nostri affiliati – spiega la responsabile Marialisa Guzzo – suggeriscono al pubblico quei trucchetti che di solito sono conosciuti solo dai professionisti».

Che cosa fa. E’ un professionista in grado di tagliare e colorare i capelli, seguendo mode e personalità del cliente.

Requisiti. Creatività, fantasia, capacità di lavorare in team e sensibilità.

Quanto guadagna. Da un minimo di 40 mila euro all’anno fino a 400 mila euro e più.

Formazione. Corsi professionali riconosciuti dalla Regione, gavetta di almeno 5 anni e tanto aggiornamento.

Il caso. tu prendi un aperitivo, io ti cambio il look

Non solo capelli. I saloni del futuro si occuperanno di total look. Un’intuizione colta già da qualche tempo da Bartolo Maio, parrucchiere vincitore di concorsi internazionali. Nel centro milanese Healthy Group, che si sviluppa su oltre 600 mq, Maio ha aperto più attività sinergiche. Innanzitutto il salone da parrucchiere, particolare per la postazione Internet dedicata al mondo dei capelli e l’organizzazione di happy hour il giovedì, fino alle 22, con sottofondo di musica dedicato ai clienti. Di fianco, è attivo l’Ayurveda Healthy Center, che propone servizi di estetica tradizionali e trattamenti specialistici quali massaggi ayurwedici, riflessologia plantare, bagni di vapore, trattamenti laser. L’ultima iniziativa del gruppo ha visto l’inaugurazione dell’Healthy Center, quasi uno stabilimento termale completo di vasche a idromassaggio, calidarium e frigidarium con una zona relax in cui si esegue la musicoterapia. Le 11 linee di prodotti ayurwedici utilizzati sono a marchio Healthy Center, che organizza anche corsi (di ayurveda, riflessologia plantare e di motivazione professionale per gli operatori di settore) e produce macchinari per l’estetica. Il prossimo progetto del gruppo prevede la creazione di una rete in franchising.

Info: Healthy Group – piazza Pio XI, 1 – 20123 Milano, tel. 02 45477036, www.healthygroupsrl.it

Redazione, 01/2004

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