Michele Giglio non si ferma, Milano è il nuovo palcoscenico per Basho

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MicheleGiglio

Michele Giglio è un vulcano di idee. Mentre parla al telefono si prepara, prospetta progetti, apre il ristorante e controlla da remoto gli altri cinque. Risponde da Catania, dove di recente ha aperto il suo sesto Basho, il “concept di ristoranti sushi come non ce ne sono in Italia”, dice orgoglioso. “Concept eh, non franchising”, sottolinea.

L’idea di Basho, nome preso da uno degli chef giapponesi più famosi al mondo, arriva dopo un viaggio di due mesi in Brasile. “Quando avevo 18 anni sono stato per due mesi a Rio de Janeiro, dove ho conosciuto uno chef con cui sono entrato in sintonia. Quando ho deciso di aprire un ristorante, ha voluto prendere parte al progetto. Viaggio molto, e sono sempre alla ricerca di spunti nuovi per innovare quanto più possibile. Un’altra trasferta che mi è stata utile è stata quella in Cina, dove ho studiato la cottura del riso.” Ecco quindi che la peculiarità di Basho, che lo ha reso un’eccellenza nel mondo della ristorazione giapponese, si trova proprio nella fusione di questi due elementi.

Partendo dalla Calabria, dove ha quattro ristoranti tra Catanzaro, Cosenza, Lamezia Terme e Soverato, il 28enne imprenditore si è ampliato prima a Bari, aprendo in piena pandemia – da qui il soprannome Crazy dato al locale, vista la “pazzia” di aprire durante il lockdown – in una delle zone più esclusive della città. Poi a Catania, in uno splendido palazzo liberty del centro cittadino chiamato Boutique. Ma la sua ambizione non si ferma al sud Italia; il prossimo infatti aprirà a Milano. “So già come chiamare il locale: Basho – The real exclusive sushi of Brasil”.

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“La parola d’ordine per ogni mio ristorante è qualità, che nei miei locali deve essere sempre altissima. Ecco perché chi mangia da Basho, anche se in città diverse, deve vivere sempre la stessa esperienza. Ed è per questo che a Catanzaro ho aperto un’academy dove i miei cuochi, prima di iniziare a lavorare, seguono due mesi di training. Assimilano le mie idee, la cultura del concept Basho. Poi possono cominciare a lavorare nei locali”.

Oltre alla qualità, tra i punti forti di Basho c’è anche il rapporto unico che il proprietario crea con la clientela: “Normalmente mi trasferisco per 2-3 mesi in ogni città in cui ho un locale. Quindi mi sposto sempre perché i clienti devono vedermi, devono sapere che ci sono e devono capire che, anche grazie alla mia presenza, avranno un servizio di qualità eccellente. Per questo mi piace parlare con chi viene da noi e chiedere come si sono trovati. Normalmente tutti sono molto soddisfatti. Se però capisco che qualcosa non va, allora devo intervenire. Preparo la valigia e mi trasferisco immediatamente dove c’è bisogno di me. Per me è fondamentale tenere tutto sotto controllo, non fare mai in modo che la qualità del servizio venga meno. La prima garanzia del successo di Basho sono io, e devo fare tutto il possibile perché le cose vadano per il meglio. È uno stile di vita stancante, a volte anche stressante, ma sono ancora giovane.”

Giglio, fin da giovanissimo aveva una mentalità imprenditoriale: “Ho aperto il mio primo locale a 21 anni. Quando mi sono rotto il femore a causa di un brutto incidente con la moto, ho incassato 50mila euro dall’assicurazione e ho subito pensato di investirli nella mia attività. I primi anni sono stati molto duri, sono stato in perdita per molto tempo, ma non ho mai mollato. Ho fatto tantissimi sacrifici, ma ne è valsa la pena. Tutto ciò che ho fatto mi ha portato qui e i sacrifici sono stati ripagati. Non ho seguito una strada pre-impostata, me la sono creata da solo, anche con un po’ di follia. Perché, se non c’è, non si può fare impresa. Il che non significa puntare troppo in alto, ma provare con tutte le forze a raggiungere l’obiettivo”. Obiettivo raggiunto, al momento con vista su Milano. Non è un caso che Giglio abbia messo gli occhi sul capoluogo lombardo, epicentro dell’innovazione italiana, per vincere l’ennesima scommessa e trovare il nuovo trampolino di lancio verso palcoscenici culinari dal respiro internazionale. Anche per le prossime sfide è necessario scegliere una programmazione adeguata: “Al momento sono ancora giovane, ho molto da imparare ma continuo a sognare l’espansione del mio brand. Il segreto è conservare un pizzico di follia”.

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