Million dollar Clint

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Agli Oscar ha battuto il pluricandidato Martin Scorsese. Ha 74 anni e alle spalle una storia che dimostra che nessun traguardo è troppo ambizioso per chi non rinuncia a suoi sogni. Clint Eastwood e un film in cui nessuno credeva

«Mi sento come un bambino, posso fare ancora molte cose». Così Clint Eastwood ha commentato il suo trionfo nella notte degli Oscar. Il suo film, Million Dollar Baby, che lui ha autoprodotto contro tutto e tutti, ha conquistato ben quattro statuette (miglior film, regia, attrice protagonista e attore non protagonista). Storia strana, la sua: da pistolero con gli occhi di ghiaccio a detective brutale, da regista impegnato a produttore di pellicole coraggiose. La vicenda umana e professionale di Clint Eastwood dimostra che nessun traguardo è mai troppo ambizioso per chi non rinuncia ai suoi sogni. Ed è pronto a rimettersi in discussione ogni volta.

Clinton Eastwood Jr nasce a San Francisco nel maggio del 1930. Cresce durante il difficile periodo della Depressione. Suo padre è costretto a cambiare spesso lavoro e la famiglia lo segue in diverse città della California. Clint non compie studi regolari e si mantiene con i mestieri più vari: taglialegna, guardiano notturno, camionista, operaio, bagnino… Nei primi anni Cinquanta si arruola nell’esercito e partecipa alla guerra di Corea. Durante quel periodo, si rende protagonista di un episodio da film. E’ nella stiva di un piccolo aereo bombardiere, quando improvvisamente si spalanca il portellone e lui rischia di essere risucchiato all’esterno. Chiede aiuto, ma nessuno glielo può dare. Così lui trancia un pezzo di cavo dell’interfono, ne fa un lazo con cui aggancia la maniglia e, faticosamente, riesce a chiudere il portellone. Nel frattempo l’aereo perde quota e precipita in mare, ma lui riesce a raggiungere la riva a nuoto. Al ricordo di questa dimostrazione di coraggio e sangue freddo, due commilitoni, anni dopo, lo convincono a sostenere un provino. Lui, indeciso se studiare recitazione o economia, prova col cinema e ottiene il suo primo contratto: 75 dollari a settimana. Ma la sua carriera non decolla: a lungo recita in film di serie B, senza che neanche il suo nome appaia nei titoli. Sono moltissimi anche i provini in cui viene scartato. La svolta della sua carriera è frutto del caso: si trova negli studi della Cbs in visita a un amico, quando un dirigente lo nota e decide che ha la faccia giusta per interpretare il cowboy Rowdy Yates della serie tv Rowhide. In sette anni girerà oltre 200 episodi.

A metà degli anni Sessanta, Sergio Leone lo vuole come protagonista dei suoi spaghetti western. I film Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo ottengono un grandissimo successo. E tradizione vuole che il famoso poncho utilizzato dall’attore, per scaramanzia, non sia mai stato lavato fino alla fine delle riprese dell’ultimo film. Clint Eastwood è giovane, bello ed estremamente popolare. Ma all’epoca viene considerato un attore senza qualità. La definizione più diffusa delle sue capacità di recitazione è: «Ha due espressioni: una con il cappello e una senza» Negli anni Settanta, inaugura un nuovo filone: quello del brutale e violento ispettore Callaghan. Nel ruolo da protagonista di “Harry la carogna”, Eastwood interpreta Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan, Cielo di piombo per l’ispettore Callaghan, Coraggio… fatti ammazzare e Scommessa con la morte. Il successo non manca, ma neppure le critiche. Lui, però, nel frattempo comincia a darsi da fare su altri fronti. Alla fine degli anni Sessanta fonda la casa di produzione Malpaso e nel ’71 esordisce dietro la macchina da presa con Brivido nella notte. Per vent’anni, Eastwood affianca la sua carriera di attore con un’intensa attività registica. Eppure, nonostante 15 film in meno di vent’anni, molti dei quali di pregio, la critica si accorge di lui soltanto alla fine degli anni Ottanta. Nel 1989 con Bird vince il Golden Globe come miglior regista. Grandi riconoscimenti per Gli spietati del ’93: due Oscar (regia e miglior film) e un nuovo Golden Globe come miglior regista. Negli anni a seguire, i riconoscimenti si sprecano: César nel ’98, Leone d’oro a Venezia nel 2000, oltre a numerosi premi alla carriera. E conquista il pubblico ora con storie romantiche (I ponti di Madison County, con Meryl Streep), ora con film d’azione (Potere assoluto, Fino a prova contraria). Nel 2003 dirige Mystic river, una storia difficile di amore, morte e pedofilia. Critica e pubblico sembrano d’accordo nel definirlo un capolavoro.

E’ con queste credenziali che si presenta, l’anno dopo, alla Warner Bros col progetto di un nuovo film. Tratto dal libro Lo sfidante (di F. X. Toole, edito in Italia da Garzanti), Million Dollar Baby parla di boxe. «Il pugilato non è un argomento di attualità» gli rispondono i dirigenti della Major a cui tante volte Clint ha regalato grandi successi. «Anche se ambientata nel mondo della boxe, la mia è piuttosto una storia di amore, speranze, aspettative» replica Clint. Ma le sue argomentazioni non valgono a trovargli un produttore. Altri si sarebbero scoraggiati. Altri, ma non l’eroe solitario. Clint Eastwood ha scommesso sulla sceneggiatura e deciso di produrre da solo la pellicola. Andando contro tutto e tutti. «Ho limitato il budget – spiega – e i giorni di riprese: 30 milioni e 39 giorni» (contro i 100 milioni e i tre mesi di The aviator di Scorsese, ndr). Risultato: un grande film, che la Warner si è affrettata ad acquistare. Clint, lungi dal provare rancore, ammette: «Era un progetto rischioso e il rischio è bandito dagli Studios. Io, invece, non posso farne a meno». E la bella avventura della cameriera che volle farsi pugile ha stracciato il colossal di Scorsese ed è stata premiata dal favore di pubblico e critica.

Alla cerimonia di consegna degli Oscar, a quasi 75 anni, Clint ha dimostrato l’entusiasmo di un ragazzino. Merito della sua seconda moglie (Diana Ruiz, giornalista che ha la metà dei suoi anni), di sua madre (96 anni), ma anche del suo approccio alla vita: «Non c’è motivo per cui una persona debba peggiorare, invecchiando. Con gli anni aumentano le esperienze, da cui si può attingere per fare nuovi film. Bisogna non perdere il contatto con la realtà».

Di cose Eastwood ne fa tante: la politica (dal 1986 al 1988 è stato sindaco della cittadina di Carmel), il golf (è un giocatore appassionato), il business (possiede un ristorante). A tenerlo vivo e vitale c’è però anche un sogno: quello di dedicarsi alla musica jazz che tanto ama. Desiderio tutt’altro che velleitario se si pensa che Clint (non pago di fare attore, sceneggiatore, regista e produttore) ha anche composto le musiche di una decina di film, dal 1984 a oggi. Grande Clint. Con il cappello e senza. INFO: www.clinteastwood.net

«quando sono arrivata a Los Angeles dormivo in macchina»

Ha 31 anni e in tasca già due Oscar. Ma la vita di Hilary Swank, la protagonista di Million Dollar Baby, non è stata facile.

Anche Hilary, come Clint, ha una giovinezza difficile, con il padre che abbandona la famiglia e obbliga lei, la madre e un fratello a trasferirsi in una roulotte. Hilary legge i libri presi in prestito alla biblioteca ambulante che visita il camping, nuota (parteciperà alle Olimpiadi juniores) e sogna di recitare. «A 15 anni sono andata a Los Angeles, con mia madre. Non avevamo soldi e abbiamo dormito in una station wagon, poi in una casa abbandonata. E’ stato duro, ma anche straordinario» racconta lei. Esordisce nel mondo dello spettacolo nel ’92 con Buffy l’ammazzavampiri. Nel ’99 legge il copione di un regista indipendente. Paga di tasca sua il biglietto aereo per fare il provino a New York. Il film Boys don’t cry le frutta una scrittura di tremila dollari e l’Oscar. «Quell’anno ho guadagnato solo quei tremila dollari. Avevo un Oscar, ma non l’assicurazione medica» racconta.

Per il film di Eastwood si è allenata per quattro ore al giorno. E la fatica è stata premiata. «Ero solo una ragazza che viveva un sogno in una roulotte» ha commentato, alzando al cielo il suo secondo Oscar.

Lucia Ingrosso, Millionaire 4/2005

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