Negozi vagabondi

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Alcuni anni fa era dato per spacciato. E invece … E’ un momento d’oro per il commercio itinerante. Il business cresce su piazze, sagre, mercati. Tanti i vantaggi. Unico ostacolo: la licenza

Vende di tutto, a buon prezzo. Parte all’alba sperando nel bel tempo. Guadagna bene. Trova ogni giorno clienti nuovi. E quasi sempre è ben accolto. E’ l’ambulante a cielo aperto, un’attività in pieno fermento. La conferma arriva dall’Osservatorio nazionale del commercio: quello “mobile” sfiora le 170 mila unità. Il trend dell’ambulantato è in aumento: sono 5 mila in più, rispetto al 2002, i venditori all’aria aperta. Di questi, 36 mila non partecipano ai mercati, ma girano tra paesi e città per raggiungere le aree prive di negozi. «La realtà dell’ambulantato in Italia è molto composita: ci sono esercenti che partecipano al mercato solo una volta alla settimana, e poi si muovono sul territorio, a volte addirittura proponendo merce diversa a seconda del luogo. Altri ancora, dopo anni di attività mobile, aprono un punto vendita fisso, ma proseguono l’ambulantato per smerciare l’invenduto del negozio» spiega Giovanni Tallone, segretario di Anva, Associazione nazionale venditori ambulanti di Confesercenti (tel. 06 47251, www.anva.it). Non solo. In Italia ogni anno vengono organizzate circa 40 mila manifestazioni e ci sono tantissimi mercati (nella sola Roma, sono circa 130 al giorno). «Una realtà che smentisce le previsioni di alcuni anni fa, in cui gli esperti davano per spacciato il commercio itinerante. Eppure, in tempi di crisi come quello attuale, il pubblico si rivolge sempre più alle bancarelle» commenta Giacomo Errico, presidente di Fiva, Federazione venditori su aree pubbliche di Confcommercio (tel. 06 3241751).

Ma come si diventa ambulante? La trafila burocratica è semplice. Bisogna prima chiedere al Comune di residenza la licenza di vendita su aree pubbliche. Costo: 10,33 euro di marca da bollo, da apporre alla domanda, e i tempi burocratici di attesa si aggirano sui dieci giorni. Poi è necessario ottenere l’autorizzazione alla sosta su luogo pubblico, e pagare la tassa per la sua occupazione. Infine, gli ambulanti che vendono alimentari dovranno seguire un corso professionale specifico, come fanno anche gli esercenti dei punti vendita fissi. I costi sono molto variabili, perché le tariffe di occupazione del suolo cambiano da un Comune all’altro e da un quartiere all’altro. Il prezzo medio per un posteggio di 10 mq è intorno ai 700 euro l’anno: cifra che va versata per ogni Comune in cui si intende lavorare. «Le autorizzazioni sono tra i principali ostacoli all’avvio dell’attività – spiega Errico – perché molti Comuni non hanno più posteggi liberi: né per i mercati, né per chi vuole fare commercio itinerante». Come fare allora per iniziare a lavorare? Primo: rivolgersi alle associazioni di categoria, che spesso raccolgono gli annunci di chi cede la propria licenza. Il prezzo minimo parte dai 1.000-2.000 euro. Una volta ottenuta la licenza di itinerante, è possibile lavorare in giornata sui posti liberi dei mercati rionali, come fanno i cosiddetti “spuntisti”. «In alternativa, sempre attraverso le associazioni, si può prendere in gestione una licenza già avviata per un periodo di tempo limitato: per esempio, un anno. Una strategia che può essere molto utile per chi non ha esperienza, perché è un po’ come subentrare in un negozio già aperto, eliminando così la difficoltà di farsi conoscere dal pubblico. Il prezzo è di circa 500-600 euro al mese» suggerisce Tallone. Un’altra buona soluzione è rappresentata anche dalle sagre cittadine, in cui è più facile trovare spazio d’azione. Il costo di partecipazione varia dai 30 euro in su.

Oltre alle spese amministrative, vanno aggiunte quelle per l’acquisto di un “autonegozio”, cioè del furgone che serve per il trasporto della merce e che contiene anche il banco di vendita. Per un veicolo nuovo, i prezzi partono dai 40-50 mila euro, cifra che lievita ai 100-150 mila se l’autonegozio è attrezzato secondo le norme igienico-sanitarie per il commercio di alimentari. «Riduce al massimo l’investimento chi vende merci non voluminose (come la bigiotteria) e si può muovere in macchina o su un normale furgone. Così ha bisogno solo di banchi smontabili per l’esposizione della merce: in questo caso, saranno necessari circa 500 euro» spiega Cesare Moncada, che per anni ha girato la Sicilia con il suo banco di libri. Ma chi è l’ambulante doc? Risponde Errico: «Chi fa questo mestiere è anche autista, compratore, ragioniere ma, soprattutto, grande venditore. Le difficoltà del commercio itinerante sono tutte nella burocrazia. Vigili e amministratori comunali controllano di frequente: le sanzioni previste per gli abusivi arrivano fino a 15 mila euro, oltre alla confisca di merce e attrezzatura. Senza contare l’influenza del tempo atmosferico. Quando piove, gli affari languono, ma gli esercenti hanno già pagato per il posteggio. Anche gli orari di lavoro sono penalizzanti: un ambulante si alza molto presto la mattina e il continuo viaggiare è faticoso. Ma la vera forza sono i guadagni: il pubblico è attirato dall’acquisto in strada, perché i prezzi di vendita sono più vantaggiosi rispetto ai negozi. Come è possibile? Gli ambulanti hanno spese fisse più limitate per la gestione e, spesso, ritirano a prezzi stracciati le rimanenze dei produttori. Un aspetto, quello della riduzione dei costi, che induce molti artigiani a scegliere il commercio a cielo aperto anziché un punto vendita tradizionale. Silvia Bonomi, produttrice di oggettistica in cartapesta, racconta: «Partecipo a circa una sessantina di manifestazioni l’anno e così riesco a far quadrare i conti».

Al momento, i settori di attività che vanno forte sono gli alimentari, soprattutto quelli regionali, quelli stagionali come gelati, caldarroste e pesce (in Italia è venduto per il 70% proprio sulle bancarelle), le piante, i casalinghi nei paesi lontani dai grandi centri e i gadget turistici o sportivi. «Gli autonegozi che propongono la ristorazione veloce, a base di panini e patatine, stanno vivendo un vero boom» dichiara Carla Minonzio, architetto della omonima società di produzione automezzi. Per tutti vale una regola d’oro: quella della location. «Un ambulante abilitato a vendere davanti al Colosseo possiede una licenza che vale milioni di euro» commenta Tallone. Ma anche per chi non ha accesso nei centri città, il commercio itinerante riesce a raggiungere un pubblico numeroso. Lo testimonia Marzia Aguzzi, responsabile marketing della fabbrica di cioccolato Stroppiana (tel. 011 3043574), che ha scelto di partecipare a sagre e manifestazioni in tutta Italia per promuovere il prodotto. «Abbiamo tagliato i costi pubblicitari – spiega – ma siamo riusciti a diffondere il nostro nome a livello nazionale, senza bisogno di grandi investimenti».

Storie

«in 15 giorni? vendo 300 pullover»

Gira l’Italia a bordo di un Ape Piaggio, vendendo abbigliamento. Valeria Ferlini (nella foto a destra), ex-modella poi diventata imprenditrice, gestisce quello che lei chiama un “moving shop” (negozio in movimento). Un’idea nata per gioco, ma che in poco tempo è diventata redditizia. Qualche numero: 300 maglioni venduti in 15 giorni a Cortina (BL). Prezzo medio: 100 euro. Oppure 800 paia di pantaloni in due mesi a Forte dei Marmi (LU). «Vendo i modelli che disegno: in lino, cachemire, velluto. Ho sei Ape Piaggio, ribattezzati Ape Malandra (letteralmente: clochard, malandrina) e mi avvalgo di collaboratori. All’interno, nonostante il pochissimo spazio, c’è un camerino prova, uno specchio, i cestoni foderati in lino dove ripongo i capi. Ho speso ottomila euro per l’adattamento di ciascun veicolo (un tettuccio smerlato, la verniciatura bordeaux…), ma il risultato attira il pubblico. Al punto che ho stretto con la Piaggio un accordo di esclusiva per le modifiche che realizziamo. Chi non trova la sua taglia sui moving shop può ordinarla e riceverla per posta in una decina di giorni» conclude Ferlini.

INFO: Paris Bebè, tel. 02 58305744, cel. 335 6248117.

Dove compro l’autonegozio

In Italia non sono numerose le aziende che vendono autonegozi. Alcuni rivenditori partecipano allo Smavi, Salone dei Trasporti di Pesaro, che quest’anno è previsto per il 24-26 ottobre.

INFO: www.smavi.it

Ecco i riferimenti di alcuni operatori specializzati.

› Carrozzeria Industriale F.lli Pidinchedda, Strada Bassa di Stura 67, Torino, tel. 011 2467087.

› Carrozzeria Minonzio, via C. Battisti 104, Lozza (VA), tel. 0332 270711, www.minonziospa.it

› Carrozzerie Industriali Scanferlato, via Marconi 58, Quinto di Treviso (TV), tel. 0422 470135.

› Pisterzi Car, via Madonna delle Grazie 19, Amaseno (FR), tel. 0775 65052.

› Resti, via Poggilupi 1692, Terranuova B.ni (AR), tel. 055 919431, www.resti.it

› Unicar (specializzati in autonegozi di prodotti alimentari), via Landris 5/c, Sedico (BL), tel. 0437 852034, www.unicar.it

Maria Spezia Millionaire 07-08/2004

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