Parla come mangi

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Come farsi capire in una riunione di lavoro o in un’assemblea di condominio? Semplice. Basta eliminare i paroloni, prepararsi il discorso e strizzare l’occhio al pubblico. Perché per farsi ascoltare ci vuole anche ironia. Lo dicono politici, giornalisti, personaggi dello spettacolo

Parlare in pubblico? Pensate a qualcosa di importante da dire e che sia utile a molti. Cercate di capire a chi vi rivolgete. Raccogliete le informazioni su cui basare il vostro discorso. Trovate una logica con cui ordinarlo. Eliminate le parole che non usate parlando. Sono consigli spiccioli che Don Milani dava ai suoi ragazzi, nella scuola di Barbiana, quarant’anni fa, ma valgono per ciascuno di noi, quando affrontiamo un pubblico. Anche se non facciamo i conferenzieri di mestiere: a tutti tocca dire la nostra in un’assemblea di condominio o scolastica, in una riunione o a un colloquio di lavoro. E anche le idee più interessanti possono far addormentare gli ascoltatori, se manca un’esposizione brillante. Insomma: è il comunicatore che fa la differenza. Nel mondo anglosassone e negli Usa, la capacità di parlare in pubblico è diventata una parte indispensabile del bagaglio formativo di ognuno, tanto che fin dall’università gli studenti fanno esercitazioni. Da noi c’è ancora molto da fare e tanta improvvisazione, ma molti, dai politici agli uomini d’azienda, si rendono conto di avere bisogno di dritte e consigli. Si pubblicano manuali per tutti i gusti, spuntano corsi dove s’insegna l’abc della comunicazione, dalla posizione migliore da assumere a come dominare l’ansia, dall’alternanza di voce e pause ai modi per ridestare l’attenzione di un uditorio distratto, fino all’uso degli strumenti tecnologici per vivacizzare l’esposizione. Ma ci sono persone che si fanno ascoltare sempre e comunque: oratori nati o prodotti di un coach? Quali sono i segreti dei grandi comunicatori? Millionaire non si è rivolto ai soliti esperti ma ha provato a cercare personaggi dello spettacolo, della politica, della comunicazione. Non oratori per mestiere, ma gente che usa la parola come strumento di affermazione nel proprio mondo. Vera pratica, quindi, non solo teoria. Per aiutarvi a vincere il panico da microfono.

Improvvisare? Bisogna prepararsi

Enrico Bertolino formatore e comico. Ha scritto Saper parlare in pubblico (De Vecchi, 6,66 euro)

«Due i punti cardine per una comunicazione efficace. Primo: essere se stessi e ispirarsi, senza imitarli, a modelli di bravi comunicatori più vicini possibile alla propria personalità. Secondo: capitalizzare i propri punti di forza, compresa la timidezza. Non snaturarsi. Bisogna lavorare sulla propria autostima. Per me parlare è una professione, un lavoro: chi fa teatro ha un feedback dopo tre minuti sull’efficacia della sua comunicazione. In tv ci vuole più tempo, ma in entrambi i casi serve grande preparazione prima, per improvvisare poi. I corsi sono utili, ma costano. Per questo si devono scegliere quelli che ottimizzano i tempi e prevedono interattività. Esercizi e feedback, per dire subito a uno dove sbaglia, con severità. A certi clienti ho detto che sarebbe stato meglio per loro non parlare in pubblico: proprio non erano tagliati. Per me, l’umorismo è il punto di forza più importante. L’ironia esprime intelligenza e si rivolge ad altre intelligenze, ma dev’essere leggera. Inoltre, l’autoironia impedisce che siano gli altri a prendersi gioco di te».

Fatelo strano, convincerete

Lucio Dalla cantautore e docente di Tecniche e linguaggi pubblicitari presso l’Università di Urbino. Ha scritto Gesù, San Francesco, Totò: la nebulosa della comunicazione (FrancoAngeli, 12 euro)

«Davanti a un buon comunicatore, il pubblico ascolta e risponde alle sollecitazioni. Chi sa parlare è quasi un predestinato. Io cerco di comunicare contaminando i linguaggi: uso più sistemi di comunicazione, per sorprendere, spiazzare. Fiorello ottiene risultati quando infrange il rigido codice di comunicazione delle trasmissioni in prima serata. Giuliano Ferrara s’impone proprio per la sua presenza così “rilevante”, diversa dai canoni. Insomma: è lo scarto dalla norma che ci fa emergere. Anche nell’essere normale. Norah Jones è un’anomalia in un panorama musicale di musica riprodotta e spopola con voce e strumento. Ma l’anomalia non basta: dietro ci dev’essere ricchezza, contenuti e preparazione. Non ho mai paura davanti al pubblico: anzi, provo ondate di adrenalina, anche in tivù, pensando che entro in milioni di case. L’umorismo serve. Il miglior comunicatore oggi in Italia? Valentino Rossi. La gente ne è innamorata, vede in lui una specie di Alessandro Magno: unisce la semplicità alla vittoria».

I miei discorsi? Farina del mio sacco

Adriana Volpe conduttrice televisiva e giornalista

«La miglior tecnica è lasciare poco al caso e tanto alla professionalità. Così è più difficile commettere errori determinati dall’ansia, che è data dal non sapere. Un errore è farsi scrivere i testi da qualcuno, che usa parole o strutture che non ci appartengono. O la persona che scrive per te ti conosce bene o è meglio scrivere da solo i tuoi discorsi. In questo mi è servito preparare articoli come giornalista. Un aiuto pratico può essere guardare sempre qualcuno, quando si parla. Per imparare, grandi scuole non ce ne sono. Io mi sono formata da sola, con i consigli e l’esperienza di altri. Bisogna sbagliare il meno possibile, se no ti fanno fuori».

Cerca di farti riconoscere

Daniele Capezzone politico, segretario dei Radicali

«I segreti per parlare in pubblico? Primo: avere delle cose da dire. Secondo: essere convinto di quello che proponi. Terzo: cercare di avere un proprio stile personale riconoscibile. Io non mi risparmio. Anche se l’occasione non è delle più importanti, conviene sempre tentare di dare il meglio. Sottovalutare un uditorio o una platea può essere un errore madornale. Suscitare il sorriso aiuta a non far cadere la soglia di attenzione. Il codice dell’ironia non è sempre il più facile, e va maneggiato con cura, ma può essere prezioso. Illustrando un problema, meglio non essere astratti, ma ricorrere a storie, a racconti che parlino al “vissuto” di chi ti sta ascoltando. Attenzione agli errori grossolani. Se parli a una grande platea, non devi sentirti autorizzato a un comizio, non usare una sequenza di slogan: devi spiegare bene le cose, motivare, argomentare. Il fatto di essere in pochi ti porta naturalmente ad approfondire di più, ma non devi perdere in chiarezza. Nel dialogo one to one, si tratta di capire che “one” sei tu e che “one” è chi sta parlando con te. Anch’io ho punti deboli: devo stare attento a usare sempre parole comprensibili. Sarebbe bene che il 100% delle cose che uno dice fosse materialmente comprensibile dal 100% di coloro che ascoltano».

chi sale in cattedra, cade…

Parlare in pubblico: oltre alle parole, il nostro corpo si esprime con i gesti e la postura. Ecco i consigli di Marco Pacori, autore de I segreti della comunicazione. Nella vita privata e professionale (De Vecchi editore, 9,90 euro)

1. Guardate negli occhi chi avete di fronte. Spostate lo sguardo da una persona all’altra tra il pubblico.

2. Muovetevi tra il pubblico. Non state in cattedra.

3. Cogliete la volontà di intervenire. Chi vuole parlare si protende con il busto in avanti, guarda fisso l’oratore, tiene il braccio un po’ in sospeso, schiude le labbra, trattiene il respiro.

4. Rispecchiate il vostro pubblico. Riproducetene atteggiamenti e mimica, per esprimere comprensione ed empatia.

5. Impostate la voce, con esercizi, davanti allo specchio. Cercate un tono più pastoso e un volume più alto. Chi lo fa sembra più rilassato, quindi è rassicurante.

6. Allenate il diaframma con yoga, rilassamento, training autogeno. Per la pronuncia e l’impostazione della voce: corsi di teatro, dizione, vocalità e canto.

7. Organizzate il contenuto. Chi ha memoria, può prepararsi il discorso e seguirlo punto per punto. Chi ne ha meno, punti sull’emotività. Un pubblico coinvolto da un discorso scorrevole non si accorge se non si sviluppano tutti i temi.

8. Usate supporti tecnologici, per agganciare l’attenzione: schermi, proiettori, musica… Ma non esagerate: si rischia di tramortire il pubblico.

9. Non assumete un atteggiamento chiuso (mani conserte, spalle chine) o fate gesti di nervosismo (pizzicarsi il volto, torcersi le mani, cambiare continuamente posizione).

10. Non eccedete con gli espedienti retorici (domande, giochi di parole, metafore…).

Silvia Messa, Millionaire 9/2005

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