Pesca che ti passa

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Catturare i pesci e liberarli. e’ La nuova tendenza che accomuna migliaia di appassionati. Tra le discipline più affascinanti? La pesca a mosca. Quando l’hobby diventa una filosofia di vita

Li vedi lì, sulla riva di un fiume e di un lago, o appollaiati su uno scoglio, al mare. Lo sguardo fisso alla lenza, la canna in mano: sono il milione e mezzo di appassionati di pesca. Diminuiscono i millantatori di catture da record e i bramosi di mettere le prede in padella. Restano migliaia di persone accomunate dalla ricerca di un momento di relax e di contatto con l’acqua.

Come s’imparano i segreti di lenze e mulinelli? «La Federazione fa un lavoro di sensibilizzazione per la salvaguardia dell’ambiente, nelle scuole, distribuisce materiale informativo e organizza corsi di pesca e sui materiali» spiega Claudio Ugo Matteoli, presidente della Fipsas.

Chiunque può cominciare a pescare, quindi, e non servono permessi né scuole, al mare. Altra cosa sono le acque interne. «La pesca non richiede un livello culturale avanzato, ma bisogna conoscere i pesci e i regolamenti di zona» spiega Antonio Messa, una laurea in Scienze della produzione animale (pescicoltura), pescatore fin dall’età di cinque anni. Oggi pesca a mosca, una delle pratiche più affascinanti, dove lo sport sconfina nella meditazione, immortalata da film cult come In mezzo scorre il fiume. «Chi dorme non piglia pesci. Servono concentrazione, strategie, preparazione, conoscenza delle abitudini dei pesci e delle leggi. E attrezzature adatte. Poi c’è il senso dell’acqua, un intuito che aiuta a immaginare dove sono i pesci. Qualcosa che migliora con l’esperienza e le indicazioni di altri pescatori» spiega Messa.

Se l’istinto fa cilecca, ci sono le pasture: impasti di cibo specifico, che gettati nell’acqua richiamano pesci di una certa specie. Questo sistema, in genere, non è consentito nelle acque pregiate, dove nuotano trote e temoli. Tantomeno se ne parla per la pesca a mosca, dove le uniche esche ammesse sono artificiali. Messa sostiene il catch & release: cattura i pesci e li libera, con ogni accorgimento perché possano sopravvivere. E’ la nuova tendenza tra gli sportivi. Anzi: negli ultimi anni si sta diffondendo anche il carpfishing, una pesca riservata alle grandi carpe nei laghi. I bestioni sono catturati dopo lunghi appostamenti, adagiati su materassi, fotografati, curati e disinfettati prima di rimetterli in acqua. Il tutto diventa occasione di vacanze di due, tre giorni, in mezzo alla natura, con tende e sacchi a pelo. Insomma: il gusto sta nello studiare il pesce e il suo habitat, nell’insidiarlo con esche adatte, nell’indurlo ad abboccare e nel catturarlo. Mangiarlo è un optional. La nuova mentalità ecologista ha fatto della Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee un’associazione ambientalista, riconosciuta dal ministero dell’Ambiente, anche per il lavoro di sensibilizzazione al rispetto del territorio. «La pesca non è come la caccia, dove non si dà scampo all’animale – spiega Messa – e l’obiettivo finale è il sacrificio della preda. Con il catch & release il pesce sopravvive per oltre il 90% dei casi». Ma il piacere non sta solo nella conclusione. I preliminari hanno fondamentale importanza. Il pescatore dovrebbe prepararsi da sé la “montatura” della canna: scegliere il filo con un diametro adeguato al peso del pesce, sistemare il galleggiante che segnala l’abboccata, posizionare i piombini per tarare l’affondamento dell’esca, legare gli ami. Il mulinello è un congegno che si monta sulla canna e permette alla montatura di raggiungere maggiori distanze, sganciandola con un movimento del braccio. Nella pesca a mosca, la lenza sfiora la superficie dell’acqua, con piccole frustate che danno al pesce l’impressione che un insetto si posi davvero. Molti pescatori a mosca hanno abilità da bricoleur: il plus è costruirsi da soli le proprie esche, miniature a base di peli, piume, nylon. Un “moschificio” ricorda la postazione di un orafo (pinzette, ingranditore, luce, fili metallici) e può costare anche migliaia di euro. Il mercato per la costruzione di mosche è fiorente in Gran Bretagna e negli Usa, ma anche da noi si trova il necessario presso i negozi caccia-pesca e nei Decathlon.

Ma quanto costa l’attrezzatura per un pescatore? «Ci sono canne per cominciare, a partire da tre euro. Canne in fibre superleggere, invece, vanno da 200 a 400 euro. Ma ognuno deve trovare quella che risponde alle sue esigenze di pesca» spiega Max Sangalli, titolare di un negozio specializzato a Monza (MI).

I caccia-pesca sono consulenti di fiducia per i pescatori, un punto di informazione sui regolamenti locali, un luogo di incontro e di passaparola, uno sportello dove trovare e, spesso, riconsegnare moduli e bollettini per permessi e licenze. «Abbiamo clienti di tutti i tipi» osserva Sangalli. «Per il 60% pensionati, con una bassa capacità di spesa (dieci euro in media). Poi c’è un 5% di giovani fino ai 13 anni. Gli altri hanno dai 23 anni in su e pescano, in media, un week end ogni tre, spendendo in media, solo per il materiale, dai 3 ai 50 euro. Ma c’è anche chi arriva e prende una canna da competizione: una Roubasten costa dai 300 ai cinquemila euro».

Budget diversi per esigenze diverse. Due, fondamentalmente, i tipi di pescatore. Quello di torrente cammina molto e cerca pesci non abituati ai contatti con l’uomo. Quello di laghetto si siede e lancia la lenza: è una pesca sedentaria, ideale anche per gli anziani. In Italia, poi, ci sono 100 mila pescatori agonisti, che partecipano a gare di ogni tipo.

burocrazia

qui posso pescare

«La burocrazia per chi vuole pescare è complessa; ci sono decine di leggi provinciali, regionali e comunali» spiega Claudio Ugo Matteoli, professore universitario e presidente della Fipsas. «Al mare si pesca liberamente. Nei laghetti privati, basta pagare l’ingresso giornaliero o una quota che permette di portar via anche il pescato. Per fiumi e laghi bisogna munirsi della licenza di pesca. Molte Regioni hanno demandato a Province o Comuni. Il costo medio è di 40 euro l’anno (tassa governativa). Poi c’è la tessera d’iscrizione alla Fipsas (20-24 euro), che serve per pescare nei laghetti e nei tratti di fiume di cui la federazione è proprietaria o affittuaria. Altri soldi (30-40 euro) possono essere richiesti a chi decide di pescare in acque speciali. In questo caso i gestori sono per esempio le comunità montane, che rilasciano permessi giornalieri o settimanali e impongono specifici regolamenti». Meglio informarsi presso le sezioni provinciali della Fipsas, le 3.500 società di pesca sportiva che operano in tutta Italia e i caccia-pesca di zona.

INFO: www.fipsas.com

 Serena Monterosso, Millionaire 9/2005

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