Puah che allevamento!

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Allevare farfalle, api, lumache. Il business affascina e rende. Nascono nuove imprese, vanno forte gli allevamenti più antichi, raddoppiano le attività legate alla terra. E in alcuni casi, per iniziare basta la passione…

che cosa fa

si occupa di insetti & company, con allevamenti di farfalle, api o lumache. può essere anche una seconda attività.

requisiti

passione e competenze di biologia ed etologia.

quanto guadagna

l’attività rende anche in piccolo. le cifre variano a seconda del tipo di allevamento.

formazione

corsi di aggiornamento e formazione sono indispensabili.

Si trovano con un pugno di mosche in mano, ma sono felici. Sono gli imprenditori che in Italia hanno scelto di occuparsi di insetti & company. Per passione e per business. Alcuni allevamenti sono antichissimi, come l’apicoltura, e godono tuttora di ottima salute: un milione e 400 mila alveari, 85 mila apicoltori. Il Nord è più organizzato, ma il Sud è favorito dal clima, che permette più raccolti, e dalla vegetazione. Non solo. Gli sciami sono sguinzagliati come “agenti” sul territorio: raccolgono pollini e inquinanti, per segnalare alle amministrazioni locali lo stato di salute dell’aria.

Altri allevamenti stimolano nuovo interesse, come la bachicoltura, che fino al 1939 era la seconda attività per produzione di reddito, in Italia. Ci sono novità legate al boom del bio. L’Italia è leader europeo per numero di imprese agricole (oltre 51 mila, il 5% del totale nazionale) su un milione e 170 mila ettari, con un fatturato stimabile in 1,6 miliardi di euro (Aiab). Poi ci sono imprese che allevano insetti destinati a diventare cibo per gli animali. Nascono iniziative come quella di Samuele Pecorari, ex-ufficiale di marina, che oggi vende, su Grillus.it, mosche, grilli, tarme della farina e altri “pasti” per animali. A detta di Pecorari, gli investimenti sono contenuti (acquistando 100 mila grilli con mille euro, si può iniziare a produrre).

Lente ma vincenti sono invece le lumache, mollusco apprezzato nella gastronomia regionale: la richiesta dei consumatori è in continua crescita (+6%) e l’attività ha ottime prospettive di guadagno: 25 mila euro l’anno, per un appezzamento di cinquemila mq, con una redditività del 30% sul fatturato lordo. Infine ci sono imprenditori che aiutano l’ambiente e chi vuole guadagnare con attività didattiche e promozionali: la Casa delle farfalle di Montegrotto Terme (PD) si rivolge a futuri allevatori di farfalle, lucciole, insetti curiosi, colorati e da compagnia. In declino, invece, gli allevamenti di lombrichi, a causa dei costi elevati di impianto e della concorrenza di chi produce terricci naturali, fertili come l’humus di lombrico, ma più redditizi.

Per chi vuole avviare un’attività, quale scegliere? «Per le api ci vuole passione. E competenza. Ma è possibile cominciare con poco e ottenere formazione, consulenza e in alcuni casi i finanziamenti dalle associazioni di apicoltori» spiega Anna Gloria Sabatini, direttrice dell’Istituto Nazionale di Apicoltura. Meno facile di un tempo per le piccole imprese la bachicoltura. «La richiesta di seta dai produttori italiani può crescere» spiega Luciano Cappellozza, direttore della sezione bachicoltura dell’Istituto sperimentale per la zoologia agraria di Padova (Isza, tel 049 620205, www.sezione bachicoltura.it). «La Cina, il maggior fornitore di seta di bozzolo, alza i prezzi. La bachicoltura potrebbe rinascere al Sud, dove molti terreni coltivati a tabacco, su indicazione della Ue, devono essere riconvertiti a nuove colture. Al gelso, per esempio, di cui si nutre il baco. Abbiamo messo a punto una dieta a base di alimenti naturali, in grado di sostituire la foglia di gelso, quindi di permettere l’allevamento del baco anche d’inverno, creando strutture con investimenti contenuti e un’organizzazione del lavoro razionale. Altra innovazione è la destinazione dei bozzoli: non più solo materia per filati, ma base per l’industria cosmetica. Stiamo valutando la collaborazione con un produttore di cosmetici della zona per creare un centro di produzione pilota, che gli fornirà ingredienti naturali, non ricavati da animali, di provenienza dichiarata. Si prospetta un investimento di circa 150-200 mila euro per le attrezzature e i primi “telaini” (due-tre scatole con 20 mila uova di baco, da importare al prezzo di 15 dollari l’una). Al primo impianto ne seguiranno altri. Piccoli produttori potrebbero occuparsi delle ultime fasi di allevamento, creando un consorzio o cooperative in cui accentrare le prime fasi di sviluppo dei bachi, più difficili e delicate, e l’eventuale raccolta finale e commercializzazione del prodotto». Il progetto, selezionato da Assotec Lombardia, si concretizzerà nei prossimi due-tre anni.

Possono decollare, invece, nuovi produttori di insetti per la lotta biologica ai parassiti? «Il mercato è già saturo» afferma Luca Conte, agronomo, consulente e autore di Insetti utili per le colture protette (Ed. L’informatore agrario, Verona). «Accanto a grandi aziende, capaci di organizzare razionalmente la produzione, il confezionamento e le consegne, offrendo solo le specie richieste dal mercato, ci sono imprese che rispondono a un problema locale». La biofabbrica di Ramacca (CT) produrrà insetti per la lotta biologica e milioni di “Ceratitis capitata”, flagello di agrumeti e frutteti. L’impianto, finanziato da Regione, Governo e Ue, è costato quattro milioni di euro e potrebbe coprire l’85% della richiesta potenziale di tutti i Paesi del Mediterraneo.

andar per farfalle

Si chiamano butterfly farm, attirano pubblico, generano utili

Vi piacerebbe fare affari con le farfalle? Butterfly Arc La casa delle farfalle di Montegrotto Terme (Pd), centro di produzione e di didattica, aiuta nella realizzazione di una “butterfly farm”. Applicazioni? Ripopolare, magari per conto di qualche Ente o Amministrazione pubblica, zone dove gli insetti sono stati decimati o estinti dall’inquinamento e dai pesticidi, organizzando visite guidate, laboratori e vendita di kit per far crescere a casa propria farfalle e altri insetti (un kit costa da 28 a 52 euro e contiene uova o larve, oltre alle istruzioni). A questo si aggiunge un’idea di business, il butterfly wedding, che negli Usa sta avendo una diffusione enorme. «Si tratta di allevare farfalle da rilasciare a pagamento in occasioni importanti: matrimoni, battesimi» afferma Enzo Moretto, naturalista ed entomologo, che ha fondato nel 1988 la prima Casa delle farfalle. Architetti del calibro di Renzo Piano inseriscono farfalle vive nelle loro realizzazioni. «La realizzazione di una Butterfly Arc costa circa un milione di euro e i costi annui sono di 300 mila. Ma l’attività si sostiene: l’affluenza del pubblico e le varie attività coprono i costi e generano utili!». L’ingresso costa dai tre ai sette euro.

INFO: tel. 049 8910189, www.butterflyarc.it, www.casadellefarfalle.it

insetto scaccia insetto

Quella di Bioplanet, biofabbrica di Cesena (FO), è una storia di successo. Alla base ci sono milioni di insetti utili all’agricoltura, prodotti in quasi trent’anni. Obiettivo: allevare insetti predatori di altri insetti dannosi a campi e orti. Dal ‘91 gli allevamenti cominciano a produrre per gli agricoltori: la società si chiamava Biolab. Nel ‘99, i tecnici che vi lavorano decidono una svolta imprenditoriale: formano la cooperativa Bioplanet e razionalizzano strutture, metodi, logistica. Racconta Andrea Sala, socio della coop che si occupa di assistenza tecnica e promozione: «Le specie in produzione sono una dozzina, richieste da chi pratica l’agricoltura biologica, la lotta biologica e da chi vuole ridurre l’uso delle sostanze chimiche e dare un prodotto “pulito”. L’agricoltore riceve l’insetto pronto da liberare, in modo che si riproduca liberamente nel suo terreno. I più venduti sono i predatori di parassiti delle fragole e di vari ortaggi. Il costo per il cliente è di circa 1.500 euro per ettaro». La cooperativa è finanziariamente sana: tre milioni di euro di fatturato annuo.

INFO: Bioplanet,

tel. 0547 632212, www.bioplanet.it

apicoltura

dolce come il miele

Prezzi e dritte per avviare un piccolo allevamento di api e avere successo

Come avviare un’apicoltura? Primo: rivolgersi a un’associazione di apicoltori. Quelle nazionali possono dare indirizzi e indicazioni. Secondo: seguire un corso. «Appoggiatevi per consigli e acquisti anche a un apicoltore esperto, presso cui potete fare smielatura e confezionamento, nelle fasi di avvio» consiglia Gloria Sabatini, direttrice dell’Istituto Nazionale di Apicoltura. Meglio cominciare con un numero limitato di colonie, da due in su. Ideali 10-20 cassette o arnie. Ciascuna costa 70-100 euro. Da acquistare anche i melari (favi in cui si raccoglie il miele), maschere, guanti e attrezzi base. «Investimento totale per api, casette e attrezzature: quattro-cinquemila euro. Ad attività avviata, meglio acquistare uno smielatore (centrifuga), un banco per colare la cera e recipienti: 1.500-2.000 euro. L’Asl dà indicazioni igieniche per l’allevamento» aggiunge Sabatini. Se il miele è invasettato e venduto, i locali devono rispettare le norme Haccp. Il prezzo di vendita all’ingrosso va da uno a tre euro al kg, ma supera i dieci al vaso per mieli rari e di moda, come il corbezzolo. Il più diffuso e richiesto è l’acacia. Le certificazioni Igp e Dop si applicano anche ai mieli. Sola Dop approvata, finora, quella del Miele della Lunigiana. «Il miele italiano ha concorrenti in Sudamerica e Cina, che esportano prodotti a prezzi più bassi, con un controllo igienico non adeguato (presenza di antibiotici proibiti in Europa), e di qualità inferiore», conclude Sabatini.

INFO:

› Istituto nazionale di Apicoltura, www.inapicoltura.org

› Associazioni nazionale Unaapi, tel. 0143 323778

› Federazione Apicoltori Italiani (Fai), tel. 06 6852276, 6877175, e-mail federapi@tin.it

› Altre associazioni: www.mieliditalia.it/associazioni.htm

Elicicoltura

lenti come lumache

Bassi i costi di gestione per l’allevamento di chiocciole, che può funzionare anche come seconda attività

Allevare lumache è un’attività agricola: servono terreni da coltivare a erba. I pro? «I costi di gestione sono bassi: non bisogna comprare nessun mangime – spiega Giovanni Avagnina, direttore dell’Istituto di Elicicoltura – e il prezzo delle lumache sul mercato è alto. Attenzione, però: la lumaca è un animale che cresce lentamente, non può essere trasformata in un business industriale». Il canale più semplice di vendita sono i consorzi, ma molti produttori forniscono confezioni direttamente alla piccola e grande distribuzione, con una loro etichetta. «Indispensabile un appezzamento di terra da cinquemila mq in su – aggiunge Avagnina – che può essere una seconda attività: per l’allevamento su un ettaro servono un migliaio di ore lavorative l’anno. Ogni zona d’Italia richiede l’allevamento di una specie locale di lumaca. Investimento minimo: 10-20 mila euro. Per ottenere il primo raccolto, passano 12 mesi al Sud, 18 al Nord. Oggi ci sono 12 mila allevamenti in Italia, su 9.650 ettari di terreno. L’Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco (CN) fornisce assistenza e informazioni per tutte le fasi dell’attività, compresa la ricerca di finanziamenti regionali.

INFO: Istituto Internazionale di Elicicoltura, tel. 0172 489382, www.lumache-elici.com

Silvia Messa, Millionaire 5/2004

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