Quei risparmiatori con la sindrome di Stoccolma

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Chi investe in Borsa spesso si lega in modo irrazionale al gestore del suo patrimonio. Il nostro esperto spiega perché e come cambiare

Gentile Gaziano,

sono fra i risparmiatori “incastrati” nelle cattive gestioni: con la mia famiglia da anni ci affidiamo a un’importante banca, che sembra aver scoperto il sistema “miracoloso” per essere sempre dalla parte sbagliata dei mercati. Quando ci dicono di aumentare la quota in azioni, i mercati precipitano. Se dicono di preferire nelle obbligazioni le scadenze corte, inevitabilmente i rendimenti alti si ottengono con quelle lunghe (ovvero Btp e simili). Sono veramente deluso…

Alberto S. – Milano

Caro Alberto, i gestori della banca certo saranno anche sadici nei confronti dei risparmi della sua famiglia. Ma certamente voi siete anche una famiglia di masochisti, e probabilmente godete a vedervi “tosare” il patrimonio. E’ un atteggiamento tipico di molti risparmiatori. Più si perde e più si è trattati male da chi gestisce il nostro patrimonio (e possiamo essere anche noi stessi), maggiore è la fedeltà nel mantenere lo “status quo”. Un atteggiamento apparentemente irrazionale (se in un ristorante venissimo trattati malissimo e “rapinati”, non ritorneremmo ogni giorno lì a mangiare), ma quando si parla di soldi è tipico ragionare con la pancia e non con la testa. E non voler ammettere gli errori, confidando che prima o poi i titoli, i fondi o la gestione patrimoniale acquistata ritornino miracolosamente ai “prezzi di carico”. Un’idea quasi sempre senza alcun fondamento finanziario (chi ha gestito come un brocco i vostri soldi, difficilmente inizierà a correre come un purosangue). Come quella, purtroppo diffusa, secondo la quale i prezzi dei titoli si “rivedono sempre”.

Per questo motivo, parlo spesso di “sindrome di Stoccolma” che colpisce molti investitori. La stessa osservata in molti rapiti e vittime che si innamorano e restano inspiegabilmente legati ai loro carnefici.

Quello che conta negli investimenti è operare con un metodo, ricordandosi che i prezzi delle azioni non sono una variabile indipendente, ma riflettono l’andamento di un’azienda, le prospettive e gli utili. Non i prezzi segnati nel passato.

Riguardo agli “oracoli” finanziari vale per me il detto di Sam Goldwin: «Mai fare previsioni, in special modo riguardo al futuro». Occorre adeguarsi alle tendenze e ai cambiamenti: non ritenere che siano i mercati ad adeguarsi a quello che pensiamo noi.

Se si vuole ridere (o disperarsi), basta poi rileggersi che cosa i soliti guru e gestori della maggior parte delle banche prevedevano per il 2005 e verificare l’andamento del primo semestre. La schizofrenia è totale. A rileggere le cronache finanziarie di 180 giorni e il risultato del consesso degli esperti, doveva essere l’anno del mini dollaro, con il rapporto di cambio a 1,4 euro (che invece è arretrato a perforare quota 1,20) e l’anno della rivincita degli hedge fund (che invece continuano a essere al palo anche nel 2005). Doveva essere l’anno dei Cct e delle scadenze corte e invece hanno trionfato i Btp: il tasso fisso ha strabattuto quello variabile. Dicevano di puntare sulle blue chip da preferire alle small cap ma le statistiche ci dicono che queste ultime hanno mostrato un rendimento doppio… Persino gli oracoli finanziari non ci hanno “beccato”, se si rilegge quello che Arch Crawford, l’astrologo più seguito di Wall Street, aveva predetto sul seguitissimo settimanale finanziario Barron’s, prognosticando a causa della combinazione di Marte con Urano “sei mesi di penitenza” e una “nuova fuga dal dollaro”. Insomma, tutto l’opposto di quello che poi si è realizzato.

Salvatore Gaziano, Millionaire 9/2005

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