Reting, la società di sviluppo progetti per aprire in franchising

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Reting sviluppo progetti franchising

Reting è una società creata da tre professionisti di grande esperienza specializzata nello sviluppo in franchising di startup che intendono seguire questo modello. E ci regalano alcuni preziosi suggerimenti

Ernesto Di Majo, 55 anni, consulente aziendale da 30 anni, negli ultimi 8 si è specializzato nel mondo del franchising, del quale è diventato ormai un punto di riferimento. Ha infatti seguito di più di 100 brand  di successo, tra cui 101Caffè (con il quale ha anche collaborato nella stesura del libro 101 storie di successo), Skinmedic Beauty Clinic e Lowengrube. Insieme ad altri due professionisti ha creato Reting, una società specializzata nello sviluppo di progetti, in particolare per quanto riguarda le startup, con la missione di cambiare la cultura del franchising in Italia. La società è anche proprietaria del metodo Franchising Model (marchio registrato), l’unica metodologia di sviluppo reti franchising registrata all’ufficio marchi e brevetti della Camera di commercio.

Reting sviluppo progetti franchising
In centro Ernesto Di Majo, a sinistra Enrico Tosco, a destra Matteo Frasson

Ernesto, sulla base di quale percorso personale e professionale si fonda la nascita di Reting?

«Reting nasce nel 2018 dall’unione di tre professionalità differenti: il sottoscritto, Enrico Tosco, esperto di marketing locale con oltre 10 anni e alle spalle più di 500 clienti e Matteo Frasson, direttore commerciale ed esperto di vendita. La nostra visione è quella di cambiare profondamente la cultura del franchising in Italia. Nonostante questo modello sia presente nel nostro Paese da oltre 50 anni, il problema principale del franchising italiano è che troppo spesso in passato questo format è stato utilizzato da opportunisti senza scrupoli per vendere ad aspiranti imprenditori modelli di business non testati e infruttiferi. L’obiettivo di Reting è quello di creare da zero, partendo da attività locali di successo, i franchising del futuro che abbiano il focus totale nella vittoria dell’affiliato, quello che noi consideriamo “buon franchising”».

Perché, a suo parere, oggi la formula del franchising riscuote tanto successo? Che vantaggi offre, in particolare alle startup?

«Viviamo in un’economia che negli ultimi 10 anni è profondamente cambiata, dove prima bastava attenzione alla qualità e al cliente oggi dominano velocità e capitali economici. Oggi un’attività che è riuscita ad avere successo nella sua zona ha difficoltà a competere contro grossi gruppi o multinazionali, sia a livello economico sia a livello di risorse umane. È quindi il franchising l’unica strada percorribile dall’imprenditore italiano in questa lotta. Il gigante non può essere battuto con la forza bruta dell’economia, ma con la potenza dei rapporti umani, dei valori imprenditoriali e della cooperazione di cui il buon franchising è il massimo rappresentante. Se pensiamo che in Italia solo circa il 5% delle attività retail sono in franchising e in Europa siamo al 15%, lo spazio di crescita è impressionante».

Voi sostenete che per avviare con successo un progetto in franchising occorrono tre passi fondamentali. Qual è il primo?

«Il primo passo fondamentale è una formula di affiliazione vincente pensata intorno a un target di affiliato ideale. È un concetto contro-intuitivo quello di pensare prima a chi si desidera affiliare e poi cucire sull’identikit del potenziale affiliato la formula di affiliazione. In Reting abbiamo creato una tabella con 5 diverse figure di potenziali affiliati che ci guidano nella creazione del format. 1. L’autoimpiego junior, ovvero il classico ragazzo giovane che chiede un prestito in banca o in famiglia per avviare la sua prima attività. 2. L’autoimpiego senior, ovvero una persona che a 45-50 anni decide di reinventarsi per noia o perché perde un lavoro. 3. L’impresa famigliare, come una coppia di amici, di fidanzati o marito e moglie che decidono di mettersi in proprio. 4. Il manager imprenditore che cerca un’attività dove non serve la sua presenza fisica. 5. L’investitore seriale che desidera solamente diversificare investimenti di capitali importanti. Ognuna di queste 5 figure ha caratteristiche, necessità e disponibilità economiche diverse alle quali il franchisor dovrà attenersi per vincere sul mercato».

Passiamo al secondo passo. Di cosa si tratta?

«Il secondo pilastro è rappresentato dai numeri del punto vendita dell’affiliato, il suo conto economico. Una volta compreso a chi vendere e a quanto, è necessario capire, in termini prettamente economici, cosa potrà realizzare questa persona, dando sia un prospetto con un respiro a tre anni sia un prospetto dinamico in base alla metratura variabile del locale, la città e il passaggio. Il conto economico del franchisee è un passaggio veramente molto delicato, perché dobbiamo considerare che questi dovrà non solo avere un prospetto dei numeri, ma anche una spiegazione razionale dietro ogni proiezione o idea, supportata da numeri e casi reali di applicazione».

Reting sviluppo progetti franchising

Ed eccoci al terzo. Ce lo spiega?

«L’ultimo punto è il conto economico del franchisor. Compito del futuro franchisor è dare affiancamento, formazione e supporto ai suoi affiliati, ma deve chiedersi: ci sono i numeri che permettono di dare questi servizi? Ci sono i margini per pagare uno staff, una segreteria? E quanto guadagnerò da questa operazione? E le risposte vanno date prima di partire con il progetto. Questi tre pilastri sono per noi una sorta di treppiede: se uno cede cedono anche gli altri. Non esiste un buon franchising se a guadagnare è solo il franchisee o il franchisor, oppure se è bloccato a 8-10 affiliati perché è difficile da vendere».

Una volta partiti, l’esperienza insegna che però poi un network franchising va seguito con attenzione. Quali suggerimenti può dare in questo senso?

«Questa domanda apre un capitolo davvero interessante. Fare franchising per molti significa vendere affiliazioni ma, in realtà, il buon franchising parte solo dopo che l’affiliato ha avviato la sua attività. I suggerimenti che mi sento di dare sono essenzialmente tre. Creare e predisporre sin da subito un’Academy interna di formazione a cadenza mensile che aiuti gli affiliati. Informatizzare l’attività, inserire statistiche per ogni mansione e misurarle tramite un computer centralizzato. Infine, creare un vero e proprio “Sos-Team” di consulenti pronti a intervenire quando le performance di alcune mansioni calano».

Domanda secca: il franchising è una formula adatta a qualsiasi tipo di attività?

«Risposta secca: no! Per essere trasformata in franchising, un’attività deve essere di comprovato successo, avere i numeri giusti e inserirsi in una nicchia di mercato in crescita. Chi apre un’attività e dopo qualche mese già vuole vendere affiliazioni, fa male a questo settore perché andrà a proporre un format non sicuro e non testato, ad altissimo rischio».

INFO: www.reting.it
Fb: www.facebook.com/grupporeting

UN AIUTO ONLINE

Il team di Reting offre una prima consulenza totalmente gratuita attraverso la compilazione di un questionario per valutare il livello di franchisizzazione della propria attività. Se si desidera compilare il questionario è sufficiente visitare la pagina web http://reting.franchisingmodel.it

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