Rigopiano, Riccardo e i suoi fratelli orfani della tragedia. Prima riaprono le pizzerie dei genitori, poi puntano alla laurea. «Era il sogno di mio padre. Cinque anni dopo, siamo rinati»

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I fratelli Piergiorgio e Riccardo Di Carlo

«Per quanto la vita ti metta davanti a prove difficili, c’è sempre un’occasione di rinascita. Ognuno ne ha una. Cinque anni dopo, siamo rinati anche noi»

18 gennaio 2017, Abruzzo, la terra trema. Tre scosse di magnitudo 5.1. Dalla montagna si stacca una slavina. Una massa di neve e ghiaccio, potente come 4.000 tir a pieno carico, travolge il Rigopiano-Gran Sasso Resort. Sotto quelle macerie muoiono 29 persone. Tra loro ci sono Sebastiano Di Carlo e sua moglie Nadia. Il piccolo Edoardo, 9 anni, si salva. Resta orfano, come i due fratelli più grandi Riccardo e Piergiovanni, di 19 e 17 anni.

«Mio padre si era preso un giorno libero dalle sue pizzerie. Con mia madre, avevano deciso di passare un weekend in quel resort, che fino a qualche ora prima era considerato un paradiso. Io ero su un treno che da Roma, dove ero iscritto al primo anno di economia alla Sapienza, mi riportava a casa. Mio fratello di mezzo era al liceo. Il più piccolo, sotto le macerie, è stato estratto dopo 40 ore».

rigopianoRiccardo Di Carlo, il maggiore, fronteggia una tragedia che lo rende adulto in un attimo. Per prima cosa, lascia l’università. Rientra a Loreto Aprutino, il paese di 7mila anime dove viveva la famiglia, e cerca una strada per guardare avanti. «Il mio primo pensiero è stato riaprire le pizzerie di papà. Ne aveva due. Volevo mandargli un segnale, prendermi cura dei miei fratelli insieme agli zii, ed essere autonomo. Il 19 dicembre del 2017, il giorno in cui mio padre avrebbe compiuto 50 anni, ho riaperto la prima pizzeria. Avevo le basi, sapevo impastare, gestire, far tornare i conti. L’anno dopo ho riaperto la seconda, a Penne, sempre in provincia di Pescara. Insieme a me sempre loro, i miei fratelli».

Intanto, Riccardo a settembre 2017 si iscrive allo Iulm, facoltà Relazioni Pubbliche. Lavora, per tenere aperte le attività di famiglia, e studia, per tenere vivo il sogno del padre di vederli laureati. «Volevo fare Economia, ma non era il mese giusto per le iscrizioni. Ho scelto lo Iulm quasi per caso, eppure ho trovato un’università bellissima e ho scoperto un mondo che mi piace molto: quello del no profit. E della sostenibilità».

Le due pizzerie vanno avanti bene. La stampa dà spazio agli orfani di Rigopiano. E alla loro rinascita. Ma poi arriva il Covid e il conseguente lockdown che taglia le gambe a tante attività, comprese le loro.

«Lavorare diventa impossibile. Pensavo a mio padre: voleva che studiassimo. Ci voleva laureati: mi aveva cacciato da Loreto. “Vai a studiare, non stare in pizzeria” mi diceva sempre. Nell’estate del 2020 abbiamo deciso di vendere le pizzerie già avviate. E lo abbiamo fatto senza rimpianti. Lui voleva così: lo studio era la sua priorità. Il suo sogno, per noi».

Riccardo, che oggi ha 24 anni, prende un monolocale a Milano, finisce gli esami e si sta per laureare. Una tesi sugli effetti del Covid sull’economia. Da un mese sta facendo uno stage alla Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, ente promosso dalla Fondazione Cariplo. «Qui si erogano finanziamenti a startup con impatto sociale. È stato appena finanziato “Bella dentro”, un progetto che mira a dare nuova vita a frutta e ortaggi che verrebbero buttati perché “brutti”, ma che invece sono ancora buoni».

Piergiovanni, 22 anni, lo segue. Si è iscritto anche lui all’università, stessa facoltà. Edoardo, 15, vive a Loreto con gli zii.

«Provo una frustrazione enorme davanti a questa tragedia che poteva essere evitata. Non dimentico, ma oggi vado a dormire sereno. Guardo sempre avanti, a quello che potrà essere, non a quello che è stato. Ciò che è successo non lo posso cambiare. Ma tengo lo sguardo fisso sui miei fratelli, penso ai miei genitori e cerco di fare quello che so che loro avrebbero voluto per noi».

La meravigliosa storia degli orfani di Rigopiano ci insegna a guardare avanti, nonostante le avversità.

#Avantisempre è da sempre il nostro mantra.

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