ROMA Capitale del Nord

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Le Regioni del Nord denunciano recessione? La Capitale è in controtendenza. Raddoppia il numero di occupati, crescono le microimprese. Intramontabile il boom del turismo. Si moltiplicano le attività legate alla ristorazione e alle nuove tecnologie…

Roma ladrona? Non proprio. Le statistiche parlano chiaro: mentre molte Regioni del Nord denunciano calo dell’occupazione e un crescente numero di saracinesche abbassate, nella Capitale si assiste al fenomeno inverso. Secondo il rapporto comunale sull’economia romana, aumenta il numero degli occupati (+3,1%, superiore al +1,5% nazionale), raddoppiano le microimprese. Turismo, cultura, ma soprattutto tanta innovazione tecnologica. Riprende il settore edilizio, cresce il terziario, calano attività tradizionali come il manifatturiero e il meccanico.

«Sul territorio capitolino – spiega il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma – c’è un moltiplicarsi di attività d’impresa legate alle tecnologie, caratterizzate da personale in numero ridotto. Le imprese con meno di dieci unità rappresentano a Roma il 96,8%, contro il 95,3% della media nazionale. Strutture produttive piccole, che si basano però sul ricorso a professionalità molto elevate». Tutte contraddistinte dalla capacità di essere flessibili. «Le imprese con meno di 50 dipendenti mostrano una notevole capacità di rispondere ai cambiamenti del mercato» sostiene Massimo Tabacchiera, presidente di Federlazio, l’associazione regionale delle piccole e medie imprese.

Le terziarizzazione della Capitale appare, in ogni caso, fortemente legata alla sua vocazione turistica: «Il futuro di Roma sarà sempre più caratterizzato dal turismo culturale e dal fascino del patrimonio artistico e storico» conferma Leonardo Becchetti, docente di economia all’Università Tor Vergata. No­nostante i venti di crisi internazionale, a Roma il turismo continua a reggere. Aumenta la presenza italiana (+7,83%, fonte Ente Bilaterale del turismo), cala del 10% quella degli stranieri, per la crescente paura di viaggiare in continenti diversi. Il commercio continua a svolgere un ruolo strategico, legato in gran parte proprio al flusso turistico. «Registriamo un forte incremento nei pubblici esercizi: bar, ristoranti, tavole calde e locali notturni – dice Valter Giammaria, segretario generale della Confesercenti Roma – sono ormai 12 mila sul territorio cittadino. Una crescita dovuta non solo alla presenza turistica, ma anche al desiderio dei romani di uscire e di divertirsi in compagnia. Nella Capitale si nota, poi, una riduzione dei negozi multimarca nel campo dell’abbigliamento e una maggiore presenza di quelli specializzati, spesso anche in franchising».

Una tendenza che viene confermata anche dal responsabile dell’area comunicazione della Federazione italiana Franchising, Stefano Baldassarri: «Sul territorio romano e laziale crescono gli affiliati nell’ambito dell’abbigliamento, seguiti dal settore dell’informatica e telecomunicazioni, oltre a quello della ristorazione. Bisogna precisare però che a Roma c’è stata nell’ultimo biennio una crescita del 12% dei negozi affiliati, ma è molto bassa la percentuale delle case madri. Esistono potenzialmente strutture commerciali pronte a fare il salto di qualità, ma non hanno ancora la necessaria organizzazione per creare reti in franchising».

Cravatte personalizzate

Nel cuore di Roma c’è un negozio di 30 mq, che personalizza le cravatte dei vip. Tra i clienti? Anche Eltsin e Clinton

Non solo camicie: ora è possibile personalizzare anche le cravatte. A pochi metri dal Pantheon, c’è un piccolo negozio di 30 mq, dove Ezio Pellicanò (nella foto a destra con la figlia) ha dato vita a una impresa familiare. «Più volte l’anno – sottolinea Pellicanò – mi reco a Como per scegliere i tessuti. Poi realizzo, con l’aiuto di due lavoranti, le cravatte in modo artigianale. Prevalgono quelle con disegni classici, rispetto alle regimental».

Un’antica passione quella di Pellicanò, coltivata già ai tempi in cui era venditore di tessuti e ricavava le cravatte dagli scampoli avanzati dalle pezze di stoffa. «Dodici anni fa – spiega Pellicanò – ho deciso di cambiare attività e di aprire questo negozio. Credevo fortemente in un locale specializzato nelle cravatte e feci debiti per cinquanta milioni di lire, pur di dar vita a un’attività commerciale». Ogni anno sono oltre settemila le cravatte vendute, tremila quelle realizzate a mano. Costano mediamente 40 euro, ma quelle fatte su misura hanno un prezzo che oscilla tra i 60 e i 70. E’ possibile anche personalizzarle, ricamando il nome del cliente sul tessuto dell’etichetta applicata al risvolto del codino. Tra i clienti, imprenditori, professionisti e politici. Quando D’Alema andò a Palazzo Chigi, furono acquistate dalla Presidenza del Consiglio diverse cravatte da regalare all’allora presidente degli Stati Uniti Clinton. In un’altra occasione, il laboratorio fece gli straordinari per preparare cravatte dal formato speciale, adatte alla stazza dell’ex-presidente russo Eltsin. Pellicanò non ha intenzione di aprire altre sedi, ma punta a realizzare nei prossimi mesi un sito Web, in cui vendere la cravatta italiana in qualsiasi parte del mondo.

Info: Pellicanò – via del Seminario, 93 – 00186 Roma, tel. 06 69942199.

Il sushi è di casa

Producono e portano a domicilio piatti giapponesi. tutto Grazie al Prestito d’onore

Su 200 progetti d’impresa presentati agli uffici del Comune di Roma per la richiesta di finanziamenti agevolati, si sono classificati al primo posto. E così, grazie al Prestito d’onore, Daniele e Alessio Tesciuba (nella foto in alto insieme allo chef), 28 e 26 anni, sono diventati titolari di una piccola società. La Daruma sushi prepara piatti tipici giapponesi, da portare direttamente a casa dei clienti capitolini. Hanno ottenuto 51 mila euro a tasso zero, da restituire entro cinque anni. «A Roma già esistevano ristoranti giapponesi- spiega Alessio Tesciuba – mentre non c’era un servizio take away o delivery, cioè a domicilio. Così, quando abbiamo letto su un giornale del Prestito d’onore, ci siamo mossi in fretta». I due fratelli Tesciuba hanno preso in affitto un locale sulla Flaminia, acquistato le cucine direttamente in Giappone, ottenuto le autorizzazioni sanitarie, assunto un assistente cuoco e uno chef giapponese (premiato poi dal Gambero Rosso). Si avvalgono di un gruppo di giovani collaboratori che, part time, sfrecciano per le strade della Capitale con i motorini e il bauletto termico per le consegne. «Non avendo dato vita a un ristorante di tipo tradizionale – sottolinea Daniele Tesciuba – abbiamo minori costi e, così, è stato possibile ridurre i prezzi per una cena giapponese. Mediamente con il nostro servizio un pranzo costa 20 euro». La Daruma sushi sta puntando, poi, sul catering. Nell’ultimo derby di calcio Roma- Lazio, lo sponsor della squadra giallorossa, la nota casa automobilistica giapponese Mazda, ci ha chiesto di effettuare un servizio di catering in tribuna, basato su sushi e sashimi. E’ stato un successo e da allora abbiamo avuto innumerevoli richieste» evidenzia Alessio Tesciuba. Gli affari vanno bene: «Nei primi otto mesi di attività abbiamo già realizzato 200 mila euro di fatturato: era l’obiettivo che avevamo previsto di raggiungere dopo un anno. Lavoriamo anche 16 ore al giorno e, due volte la settimana, andiamo alle due di notte al mercato del pesce, ma le soddisfazioni sono enormi». Per il 2004 i due giovani puntano al franchising da realizzare in altre città italiane. Info: Daruma sushi – via Rubra, 42 – 00188 Roma, Numero Verde 800 022800.

Il gelato di San Crispino

Producono gelati con materie prime di qualità. in soli dieci anni, hanno avviato la gelateria più famosa della Capitale

Come essere titolari di una gelateria a sessant’anni e farla diventare in poco tempo la più famosa e frequentata della Capitale? Pasquale e Giuseppe Alongi (con la moglie), 59 e 62 anni, dieci anni fa hanno costituito un’impresa familiare: Il gelato di San Crispino (foto a sinistra). L’idea di business: produrre gelati utilizzando esclusivamente materie prime di qualità eccellente e prodotti tipici acquistati lungo la Penisola. Spiega Pasquale Alongi: «Decidemmo di aprire a Roma una gelateria nel quartiere San Giovanni, investendo in tre circa 50 mila euro. Pensammo di preparare i gelati in modo semplice, così come già facevamo in casa. Ingredienti genuini, nessun colorante artificiale e ampio spazio al gusto personale». In tutte le creme non c’è traccia di semilavorati, così come non vengono venduti i coni ma solo le coppette, più adatte a ospitare un gelato privo di emulsionanti chimici. Sono utilizzati prodotti come il pistacchio di Bronte in Sicilia, le nocciole tonde delle Langhe piemontesi e il ricercato caffè Blue Mountain della Giamaica. Tra i gusti più richiesti, anche lo zabaione con il marsala De Bartoli (invecchiato vent’anni) e il semifreddo alla meringa. Sono tre le gelaterie aperte finora a Roma (tra cui una a pochi passi da Fontana di Trevi), i dipendenti sono 12 e il fatturato è arrivato a un milione di euro. Qual è l’ostacolo maggiore per i giovani che vogliono intraprendere questa attività? «L’accesso al credito – indica Pasquale Alongi – è un problema irrisolto, perché le banche continuano a premiare solo chi ha garanzie personali. Rispetto a dieci anni fa, si è comunque verificata una significativa semplificazione delle pratiche burocratiche e delle autorizzazioni sanitarie. Occorrono almeno 35-40 mila euro per i macchinari. Il locale deve essere di almeno 50 metri quadri. E’ strategica la scelta del luogo. Non è necessario avere un negozio in centro, basta posizionarsi in luoghi di forte passaggio. Chi punta, poi, sul gelato di qualità, deve saper attendere almeno un anno e mezzo per ottenere un iniziale ritorno economico».

Info: Il gelato di San Crispino – via Acaia, 56 – tel. 06 70450412 – via della Panetteria, 42 – tel. 06 6793924 – via Bevagna, 90 – tel. 06 33224075.

Giuseppe Caporaso, Millionaire 01/2004

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