Social Marketing: Goolbook crea e gestisce community online di successo

Goolbook: creazione community online
Matteo Clava di Goolbook
Matteo Clava

Cercava un modo per fare attività di branding a livello nazionale, ma i riferimenti erano costosi, poco personalizzabili e controllabili. Tv, giornali, radio erano economicamente irraggiungibili, ma anche Facebook Ads e Google AdWords costringevano a investimenti tanto elevati da rendere insostenibile il business.

Così Matteo Clava, 29enne imprenditore, ha studiato il problema e individuato la soluzione. Un processo che lo ha portato a fondare, nel 2015, Goolbook, una startup che crea e gestisce community online con modalità studiate per ottenere le migliori performance a costi decisamente più sostenibili rispetto a quelle tradizionali. Oggi raggiunge milioni di persone al giorno e quella visibilità non la usa solo per la promozione del suo progetto, ma la mette a disposizione di multinazionali. In queste pagine ci spiega come raggiungere il successo (quello vero) grazie ai social.

Matteo, cos’è Goolbook e di cosa si occupa nello specifico?

«Goolbook si occupa di creare e gestire community sui social con un trust elevatissimo, che siano in grado di garantire ai brand milioni di visualizzazioni e un livello di engagement difficilmente riscontrabile su altri canali. Ogni azienda ha la necessità di promuoversi, ma i canali a disposizione, in definitiva, sono sempre gli stessi. Alcuni efficienti, altri meno, ma comunque molto standardizzati e poco sensibilizzati all’effettivo risultato aziendale. Ciò che noi abbiamo fatto è stato creare pagine studiate appositamente per promuovere diverse tipologie di prodotto, massimizzando le performance delle campagne. Un risultato possibile solo lavorando in profondità nel matching tra il contenuto da promuovere e la community più adatta per ospitarlo».

Qual è stato il percorso che in pochi anni ha portato Goolbook a un indiscutibile successo?

«Per coinvolgere le persone occorre parlar loro delle passioni e dei temi che più sentono vicini, utilizzando allo stesso tempo il linguaggio giusto e veicolandolo sul social più corretto. L’unico modo per avere successo in questo settore è creare valore nella vita delle persone. Spesso è sufficiente strappar loro un sorriso mentre sono in autobus, oppure creare un contenuto che possano condividere con qualcuno di speciale. Questo è quello che gli utenti si aspettano dai social. Il contenuto è fondamentale, ma non è sufficiente se non viene visto da nessuno. È quindi necessario lavorare in maniera intelligente per promuoverlo, per renderlo virale e per differenziarsi rispetto a tutte le altre realtà che trattano lo stesso argomento. Siamo partiti da community calcistiche, oggi ne abbiamo decine che trattano temi femminili, food, automotive, viaggi e oroscopo. Identificato il metodo, stiamo replicando con successo un modello consolidato».

Oggi Goolbook ha clienti di grande prestigio e di portata internazionale. Come siete riusciti a coinvolgerli?

«Noi lavoriamo esclusivamente a performance. Solo così è stato possibile raggiungere la credibilità necessaria per trovare spazio in mezzo a tanti colossi. Sui nostri canali abbiamo promosso contenuti di Michelin, Red Bull, Honor, Elle, Gazzetta, Dazn, Esquire e molte aziende sufficientemente illuminate da comprendere che non sempre la scelta più scontata è quella che garantisce i risultati migliori. Ci mettiamo in gioco e ci assumiamo la responsabilità di fare un ottimo lavoro, portando le aziende a esplorare canali innovativi».

Quali sono i fattori che, a suo avviso, fanno la differenza tra una startup che vince e una che invece non ce la fa?

«Credo che il successo dipenda dalle motivazioni. Ho 29 anni, una moglie fantastica e un figlio di 3 anni. Diventare padre ti cambia in meglio, riordina le tue priorità e ti rende responsabile. Nella nostra azienda guardiamo il valore che portiamo ai dipendenti e ai clienti, il successo economico è una diretta conseguenza. La scelta del team è fondamentale. Io, per esempio, prediligo la scelta “umana” rispetto a quella fondata sulle sole competenze. Preferisco puntare su persone di fiducia, che amano quello che fanno. Il know-how si apprende, soprattutto in un settore che cambia velocemente come quello digital. Non bisogna mai dimenticare che un’azienda è fatta di persone».

C’è qualche consiglio che vorrebbe dare ai tanti giovani che hanno un’idea in testa e vorrebbero concretizzarla in chiave imprenditoriale?

«Per anni è stato promesso che online bastava investire poco per avere grandi risultati. La verità è che questo ha creato quasi sempre false aspettative. Qualunque sia il progetto, il focus non deve essere incentrato solo sul prodotto, ma anche sulla strategia di penetrazione del mercato. Spesso il secondo aspetto è più complesso del primo e non viene neanche considerato. Serve uscire dal contesto aziendale e comprendere quello del mercato. Ogni imprenditore capisce e ama il suo progetto, ma ciò che è ancora più importante è come questo viene percepito da un potenziale cliente».

INFO: tel. 351 8488995
www.goolbook.com

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